A Torino torna Giorni Selvaggi

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di Nicola Lagioia Il 10 settembre comincia a Torino la seconda stagione di “Giorni selvaggi”, la rassegna letteraria che mette insieme il Circolo dei Lettori, i COLTI (Consorzio Librerie Indipendenti di Torino), la Scuola Holden, le Biblioteche Civiche Torinesi, e Torino Rete Libri. Si comincia con Jhumpa Lahiri. E poi a breve sarà la volta […]

Un vaffanculo vi seppellirà

Alberto Airola (urla verso il senatore PD Chiti) in Senato durante le votazioni emendamenti alla Riforma Costituzionale, Roma 1 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Quando l’onorevole Airola, nell’aula del Senato, ha concluso il suo intervento con «andate affanculo», forse per l’omonimia tra quell’aula e quelle della scuola, mi è venuto all’improvviso in mente un esperimento mentale. Immaginiamo uno studente di un liceo, magari il liceo frequentato dai figli dell’onorevole, che al termine di un’assemblea di classe concluda: «e andate affanculo!». La professoressa (e qui per un attimo il mio esperimento mentale si basa su testimonianze dirette) esita. Ma siccome è scaltra e ha superato una concezione rigida e ipocrita dei ruoli, risponde indignata: «Ma vaffanculo tu!»

Memorie dal Concertone

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È il Dodicesimo Primo Maggio, primavera 2002. Verso le 21.00 il palco ruota su se stesso rivelando alla folla gli Oasis, Ospiti Internazionali del Concertone insieme a Robert Plant. Liam Gallagher esordisce con un inequivocabile pugno chiuso alzato al cielo, prima di iniziare a cantare «The Hindu Times» con la sua solita posa – inclinato, mani incrociate dietro la schiena, abbassandosi sul microfono. Suo fratello Noel, il chiacchierone della band, accennerà un “Ciao” prima di attaccare «Don’t Look Back in Anger», in una versione slow che consente di apprezzare meglio l’omaggio a «Imagine». Il tema del concerto di quell’anno è CONTRO LE MODIFICHE DELL’ARTICOLO 18 E LOTTA CONTRO IL TERRORISMO.

Critica della critica letteraria

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Questo pezzo è uscito su Europa.

Qualche mese fa sono andato a Urbino alla prima edizione del Festival del Giornalismo Culturale, inventato da Giorgio Zanchini. Due giorni di dibattiti interessanti in cui si è (ovviamente) detto che il giornalismo sta mutando e in modo paradigmatico, che non c’entra solo la rete ma il sistema con cui produciamo e consumiamo informazione, e (meno ovviamente) che di fronte alla sesquipedale possibilità di accesso alle news, tutto il giornalismo si sta trasformando in giornalismo culturale: ossia non solo resoconto ma interpretazione di ciò che accade nel mondo. Non è giornalismo culturale per esempio quello che troviamo su uno dei pochi attori dell’informazione che non è vittima della crisi come Internazionale? Non è giornalismo culturale quello che fanno le nuove testate on line tipo Il Post Linkiesta?