Home (sweet) home: Marilynne Robinson

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Ripubblichiamo un’intervista di Fabio Donalisio, uscita su «Blow Up» nel 2012, a Marilynne Robinson.

Alcuni, forse molti, dei più grandi scrittori hanno scritto (relativamente) poco. E spesso hanno girato attorno, come mosche, a un pugno di ossessioni fondanti. Hanno tormentato tre, quattro spine nel fianco, ben conficcate, sempre riottose o incarnite. Marilynne Robinson ha scritto, addirittura, pochissimo. È nata nel 1943, in Idaho. E ha all’attivo, a tutt’oggi, tre prove narrative e tre di non fiction, oltre a una serie di articoli e pubblicazioni relative all’insegnamento, attività praticata con costanza. Che libri, però. Il primo, Housekeeping esce nel 1980 (in Italia Padrona di casa, per Serra e Riva, 1988; se ne auspica ripubblicazione), quando l’autrice già veleggia verso i quaranta (e già la casa, il suo universo concentrico e il suo potere dicotomico sono nell’aria). Per vederne il successore, tocca aspettare fino al 2004, quel magnifico Gilead che le vale, più che meritatamente il Pulitzer l’anno successivo, e che Einaudi pubblica in italiano nel 2008. Nel 2006 esce in America il pièce de résistence Home. Due libri gemelli, questi. Due libri enormi nella loro sobrietà, quantitativa e di toni.

Due poesie cucite a mano

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Nato nell’estate scorsa, Nervi è un progetto editoriale dedicato alla poesia curato da Fabio Donalisio, Francesco Targhetta e Marco Scarpa. Ogni raccolta è stampata in cento copie, cucite a mano e disponibili sul sito della casa editrice che ha pubblicato versi di Mariagiorgia Ulbar, Sebastiano Gatto e Andrea Longega. Pubblichiamo di seguito due poesie di Gatto e Ulbar, ringraziando gli autori.

CCCP Veneto

di Sebastiano Gatto

In canottiera distendono fango
sul porfido appena posato
perché la risacca livelli
la sabbia. Lungo le rive di questo
versante del mare di Galilea
non temono che venga
un Cristo con la spada
a farne pescatori:
sanno ancora poche parole,
ma già camminano sull’acqua
di Mestre gettando con braccia
sicure e màrlboro in bocca le reti
di malta e sampietrini.

(tratta da Strada lavoro)

Amare la vita sulle rive del Bajkal, senza alibi o sedativi

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La recensione di Nelle foreste siberiane di Sylvain Tesson (Sellerio) è uscita sul blog del gruppo di lettura Monteverdelegge.

Diffido dei viaggi degli altri. Per molti motivi. A maggior ragione diffido di chi i viaggi li racconta, ne fa scrittura, e spesso vetrina. Non sopporto l’irresistibile esposizione di sé, l’assunto di fare della propria esperienza privata materia d’interesse generale. E meno sopporto chi quell’interesse lo corona, lo abbraccia. Massimi sistemi, certo. Un discorso che tocca il nervo esibizionista insito in ogni letteratura e pseudo-tale, nonché l’ossessione autonarrativa che pervade tanto e tante delle nostre vite appaltate alla socialità scritta del virtuale, ridotte in monoporzioni dal packaging più o meno attraente e pronte per essere mattoni di un esoscheletro che mira alla seduzione e, all’interno, divora e secerne. Chiusa parentesi.

Le parole tra gli uomini – Intervista a Luca Baldoni

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Il testo introduttivo, qui leggermente rimaneggiato, è uscito come recensione sul numero 177 di Blowup (febbraio 2013). L’intervista con Luca Baldoni, in forma molto ridotta, è uscita sul numero 113 di Rolling Stone Italia (marzo 2013). (Immagine: Sandro Penna e Pier Paolo Pasolini.)

È uscita a gennaio, per un piccolo editore romano, la prima antologia di poesia gay italiana dal Novecento al contemporaneo. Un lavoro (anche nel senso di fatica, fisica e mentale, per non dire sociale) che riempie un vuoto grande. Proprio in uno dei paesi in cui il cammino dei diritti (in generale e in particolare) procede a rilento, se non a gambero, tra interminabili distinguo, tra pagliuzze spaccate in quattro e travi ignorate, tra cecità volute e pudori abnormi (e anche con una pervicacia ghettizzante – in entrambi i versi – tutta peculiare). Proprio in un paese, poi, che ha abdicato quasi in toto, negli ultimi lunghi anni, alla propria capacità di esporsi alla poesia, alla propria attenzione per un’enorme modalità dello sguardo. Complice un’editoria povera di visuale ma ricca di abilità nel trincerarsi sempre più spesso dietro il mero dato numerico, ultimo e definitivo alibi di ogni piccola e grande mancanza di coraggio, o anche solo di attualità. Ecco perché questo, seppur non privo di limiti, è un lavoro “grande”.

Time is on our side

di Fabio Donalisio

Time is on our side. Ci voleva tempo. Ma il libro definente e forse definitivo di Houllebecq (di quel che Houllebecq sa e può e deve dire) è arrivato. Temo. Che scriva da dio, non è certo una novità. La ferocia cristallina della sua prosa è dato quasi comune, dato colpevolmente per scontato. Ma da uomo tenacemente ossessivo qual è, proprio dalle ossessioni, dalla flebile battaglia con esse era stato finora, banalmente, fottuto (e la pletora di avverbi in –mente ben si attaglia, anzi sgorga, proprio da quanto sa rendere complicato spiegare le sue cose semplici).