Essere William Burroughs

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Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo.

Quello di Barry Miles non è il primo tentativo di raccontare una delle biografie più estreme della storia letteraria moderna. Il fuorilegge della letteratura (SugarCo, 1992) di Ted Morgan e un paio di altri libri non tradotti in italiano si sono concentrati su diversi periodi della picaresca esistenza dell’autore de Il pasto nudo.

Io sono Burroughs (Il Saggiatore, traduzione di Fabio Pedone) è la summa finale, quella che raccoglie e completa i lavori precedenti grazie, anche, alla prossimità dell’autore con il suo soggetto e con molti personaggi a lui vicini: Miles è stato attivo nel mondo della cultura underground inglese e americana fin dagli anni sessanta, ne ha scritto molto e ha avuto modo di scartabellare nell’archivio sterminato di Burroughs con l’intenzione di catalogarlo: da quel lavoro di scavo è riemerso il manoscritto di Queer.

Alla riscoperta della leggenda-Burroughs

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Questo articolo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Quando alla fine degli anni settanta i due aspiranti registi Howard Brookner e Jim Jarmusch decisero di girare un film su di lui, William Burroughs era diventato da tempo più leggendario dei suoi libri.

Dopo una vita di eccessi di ogni sorta passata in buona compagnia di Allen Ginsberg, Jack Kerouac e varia umanità beat, in vecchiaia Burroughs s’era conquistato l’affetto e l’ammirazione di almeno un paio di generazioni più giovani di lui e il lusinghiero epiteto di “padrino del punk”.