Ernesto Schick e la rivincita della natura

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Dei semi vegetali abbiamo imparato a scuola che si propagano nello spazio trasportati dal vento, dagli uccelli e dai roditori; a volte succede anche che si impiglino nel tessuto di un vestito o che si incastonino nella suola di una scarpa: poi si staccano, cadono a terra, inaspettatamente germogliano.

Ernesto Schick, nato in Svizzera nel 1925 e scomparso nel ’91, uomo schivo e laterale, padre di nove figli, fitospedizioniere (vale a dire trasportatore di piante vive) e poi ancora agronomo e biologo, in tasca una lente d’ingrandimento e un coltello a venti lame, a un certo punto della sua vita ha scoperto due cose: che per diffondersi nello spazio le piante – queste indomite inconsapevoli autostoppiste – usano persino i vagoni dei treni, e che la stazione di Chiasso, dopo i lavori di espansione cominciati nel ’57 e terminati dieci anni dopo, si era trasformata in una specie di giardino non autorizzato, «listato di binari e frammezzato di traversine», un giacimento di orzo selvatico, margherite, iris, campanule e decine di altreerbe clandestine.

I giganti passi dell’uomo e l’importanza di essere piccoli

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di Daria Balducelli e Azzurra D’Agostino

“Quando uno spettacolo riesce a risuonarci come una festa, accade qualcosa, si rimane sbigottiti dall’entusiasmo collettivo. È un processo di ipnotica meraviglia, ed è così che da spettatore singolo e isolato si diventa pubblico – diventare pubblico significa avere una postura e farla risuonare con gli altri.”

Spettatori e pubblico, una differenza complicata, qui difficile da spiegare, ma su cui ci piace riflettere riprendendo la bella intuizione di Piergiorgio Giacché appuntata dopo un incontro pubblico al Festival Kilowatt di San Sepolcro, all’interno del progetto “Centro della Visione”. Incipit che ci serve per parlare delle persone che “fanno” un festival, una lettura, un concerto, qualsiasi evento culturale collettivo.