I misteri secondo Vince Corso: “Uccido chi voglio” di Fabio Stassi

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di Marco Renzi

Il giallo, da noi come altrove, è da decenni uno dei generi più popolari: non per questo, se da un lato ne escono a centinaia fatti quasi con lo stampino, dall’altro c’è chi continua a plasmare a suo piacimento il sistema solo all’apparenza chiuso del racconto poliziesco, andando oltre la molteplicità di trame a cui si presterebbe.

Inoltre, già Chesterton, per nominare uno degli esponenti più illustri, ci suggeriva che il protagonista non deve per forza essere un investigatore privato o un membro delle forze dell’ordine; anzi, quando il gioco si fa più intrigante, diventa più facile incontrare un Philip Marlowe privo di licenza come Vince Corso, più somigliante a quello che ne busca da John Wayne in Triste, solitario y final di Soriano che non a quello di Chandler.

La vittoria di Liborio: una conversazione tra Fabio Stassi e Remo Rapino

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Alla luce della vittoria al premio Campiello del romanzo Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, riproponiamo il dialogo tra Fabio Stassi e Remo Rapino intorno al libro, in una versione aggiornata con nuovi interventi. di Fabio Stassi Remo Rapino, la storia di Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, anche alla luce di quest’anno […]

Ho già vinto il mio premio Strega

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Intervista di Fabio Stassi a Remo Rapino, autore di Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, in dozzina finale al Premio Strega.

Remo Rapino, a questo libro, “Vita morte e miracoli…” ora candidato insieme ad altri undici romanzi al Premio Strega, lei ha continuato a lavorarci in condizioni particolari. In un reparto di terapia intensiva.

Può raccontarci questa esperienza, che alla luce di quanto sta accadendo oggi, è un bel messaggio di speranza per tutti?

Il 2017, per me, è stato l’anno amaro del kliché. Tra le popolazioni che vivono intorno al lago d’Aral, sul confine tra Uzbekistan e Kazakhstan, la parola kliché indica il filo sottile, quasi invisibile, della memoria, una fibra immaginaria che disegna l’articolato e sfuggente perimetro di tutti i nostri ricordi, quali che siano.

Ricordando Gianni

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Per te, Gianni, la vita era un gioco di memoria. Sembrava un esercizio, un allenamento. Le chiamavi “mnemoniche”, sceglievi una lettera e sfidavi gli amici anche per telefono. Con me vincevi facile, ma tu non giocavi per vincere, anche se eri un campione. Giocavi solo per il piacere. Così come per piacere scrivevi, per una specie di scandalosa irriverenza, […]

Piccolo discorso sul mal contagioso

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Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

Domenica 8 marzo la trasmissione La lingua batte di Rai Radio 3 mi ha chiesto un’intervista partendo da una vecchia ricerca che avevo pubblicato su una rivista di storia contemporanea, Per una cosmografia della peste. Appunti sulla storia di una metafora nel romanzo del secondo Novecento. Ho cercato di sintetizzare in questo modo quella lontana riflessione tornata purtroppo attuale per l’emergenza in corso.

Se si potesse redigere una storia della metafora, un lungo capitolo andrebbe sicuramente dedicato a tutte le epidemie che hanno attraversato la letteratura universale. La peste è senz’altro la più importante, e in ogni tempo ha avuto il suo cronista: Tucidide, Boccaccio, Manzoni. Ma il mal contagioso si riaffacciò prepotentemente negli atlanti letterari anche alla fine della seconda guerra mondiale, per non sparirne più.

È a questo campo semantico e all’antico parallelo tra pestilenza e funzione stessa del narrare (nel Decamerone fa da cornice), che si può ascrivere anche la paura generata dal coronavirus: indagarne analogie, esempi e cause potrebbe aiutarci a capire molte ragioni del suo dilagare.

“Angelica e le comete” di Fabio Stassi: un estratto

dei segreti

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dall’ultimo libro di Fabio Stassi, Angelica e le comete, pubblicato da Sellerio. Il libro contiene dieci illustrazione di Alfonso Prota.

di Fabio Stassi

Parte prima: La bottega di Clemente

Ogni sera, appena esco dalla biblioteca dove lavoro, mi fermo in una libreria d’antiquariato, a pochi passi dalla stazione. Prima che i miei malesseri me lo impedissero, in queste botteghe trascorrevo molte ore. Quando abitavo ancora a Roma, avevo costruito negli anni una geografia di amicizie e di nascondigli. Avevo punti di riferimento in ogni quartiere, e spesso, in posti diversi, incontravo le stesse persone. Il bene più prezioso era la facoltà di scialare il tempo, inoperoso. A volte, entravo in una chiesa, mi sedevo, mi mettevo a leggere. La mia libreria preferita la raggiungevo a piedi. Si trovava in un caseggiato a via della Lungara, sotto al carcere di Regina Coeli. Sull’argine del Tevere svolazzavano le rondini, con le loro ali nere. I platani erano pieni di foglie e si allungavano oltre i muri di contenimento, nel vuoto. Ma allora ero un ragazzo.

Stregati: “È giusto obbedire alla notte” di Matteo Nucci

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Per la serie sui dodici libri finalisti al premio Strega, oggi presentiamo il libro di Matteo Nucci.

Verso la fine di È giusto obbedire alla notte, il protagonista del romanzo si inoltra in una città spettrale: “Viale Trastevere sembrava una lunga distesa di cemento e rotaie coperta dagli immensi platani attraverso cui il sole filtrava a tocchi densi come polpa.” La piazza di Santa Maria è vuota, i ristoranti “sbarrati nel chiuso dell’aria condizionata”. L’uomo affretta il passo, nella canicola pomeridiana.

La biblioteca segreta di Timbuctù

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Questo pezzo è uscito su TuttoLibri – La Stampa (fonte immagine).

In un racconto di Gesualdo Bufalino, Le visioni di Basilio, alla fine di un cataclisma atomico il Senato del Mondo decide di proteggere da un’invasione di tarli giganteschi le carte più nobili dell’umanità. A guardia del tesoretto, in cima al Monte Athos, viene scelto il novizio Basilio. Ma una notte un tic toc minaccioso annuncia che la fortezza è stata violata. Allora Basilio si cosparge il corpo di miele perché aveva letto che i tarli ne erano golosi, si stende nudo sul pavimento, aspetta di avere addosso tutte le truppe nemiche, poi spalanca la finestra e precipita nell’Egeo.

Quando ho letto sui giornali di Abdel Kader Haidara e di come ha messo in salvo migliaia di manoscritti, quel racconto di Bufalino mi è tornato in mente. La pelle di Haidara è più nera di quella di Basilio, ma pure lui ha braccia larghe e forti. La sua storia ora ce la racconta un giornalista americano, Joshua Hammer, in un libro che esce in questi giorni per Rizzoli, La biblioteca segreta di Timbuctù, fornendoci anche una dettagliata inquadratura storica di tutta la vicenda.

La mappa di “Un bene al mondo”

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Sulla copertina di Un bene al mondo è disegnata una piccola ed essenziale mappa. La mappa di un paese. Una macchia nel mezzo è la piazza. La chiesa si trova in alto, a destra. I boschi in cima. Poi un asilo, un bar, le case di due bambini. Il taglio della ferrovia. Il cimitero è in basso; più sopra, la freccia che porta “verso il confine”.

Nella finzione pittorica, la mano che l’ha tracciata è una mano infantile, anche se appartiene a Mara Cerri, una delle più talentuose illustratrici italiane. È stata pensata per sovrapporsi come una calcomania a quella del personaggio di cui è raccontata la storia, un bambino che non si separa mai dal suo dolore, ma quasi inconsapevolmente è finita per coincidere con la stessa mano dell’autore.

Piccolo diario di Lampedusa

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Un libro è un labirinto e un deserto, e la vera poesia vive tra l’abisso e la sventura, dove passa la strada dei gesti gratuiti, dell’eleganza degli occhi e della sorte. Perché davvero leggere non è più comodo che scrivere. E leggendo si impara a dubitare e a ricordare. E la memoria è l’amore. Roberto Bolaño
21 aprile
biblioteca Questo viaggio comincia con un abbraccio. Faccio scalo all’aeroporto di Palermo, sulla rotta di Lampedusa. All’uscita c’è una gran folla, le autorità, il sindaco. Aspettano il Presidente, dice qualcuno ma pochi passi dietro di me, a comparire, è invece una coppia africana. Si muove lenta, quasi timida. Lui ha i capelli bianchi e il viso secco, lei è più piccola. Indossano vestiti tradizionali, stuole azzurre, copricapi. Sono i genitori di un ragazzo del Gambia che all’inizio del mese è stato ferito in una sparatoria vicino alla stazione di Palermo, nel rione Ballarò, mi dice un signore.