La biblioteca segreta di Timbuctù

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Questo pezzo è uscito su TuttoLibri – La Stampa (fonte immagine).

In un racconto di Gesualdo Bufalino, Le visioni di Basilio, alla fine di un cataclisma atomico il Senato del Mondo decide di proteggere da un’invasione di tarli giganteschi le carte più nobili dell’umanità. A guardia del tesoretto, in cima al Monte Athos, viene scelto il novizio Basilio. Ma una notte un tic toc minaccioso annuncia che la fortezza è stata violata. Allora Basilio si cosparge il corpo di miele perché aveva letto che i tarli ne erano golosi, si stende nudo sul pavimento, aspetta di avere addosso tutte le truppe nemiche, poi spalanca la finestra e precipita nell’Egeo.

Quando ho letto sui giornali di Abdel Kader Haidara e di come ha messo in salvo migliaia di manoscritti, quel racconto di Bufalino mi è tornato in mente. La pelle di Haidara è più nera di quella di Basilio, ma pure lui ha braccia larghe e forti. La sua storia ora ce la racconta un giornalista americano, Joshua Hammer, in un libro che esce in questi giorni per Rizzoli, La biblioteca segreta di Timbuctù, fornendoci anche una dettagliata inquadratura storica di tutta la vicenda.

La mappa di “Un bene al mondo”

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Sulla copertina di Un bene al mondo è disegnata una piccola ed essenziale mappa. La mappa di un paese. Una macchia nel mezzo è la piazza. La chiesa si trova in alto, a destra. I boschi in cima. Poi un asilo, un bar, le case di due bambini. Il taglio della ferrovia. Il cimitero è in basso; più sopra, la freccia che porta “verso il confine”.

Nella finzione pittorica, la mano che l’ha tracciata è una mano infantile, anche se appartiene a Mara Cerri, una delle più talentuose illustratrici italiane. È stata pensata per sovrapporsi come una calcomania a quella del personaggio di cui è raccontata la storia, un bambino che non si separa mai dal suo dolore, ma quasi inconsapevolmente è finita per coincidere con la stessa mano dell’autore.

Piccolo diario di Lampedusa

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Un libro è un labirinto e un deserto, e la vera poesia vive tra l’abisso e la sventura, dove passa la strada dei gesti gratuiti, dell’eleganza degli occhi e della sorte. Perché davvero leggere non è più comodo che scrivere. E leggendo si impara a dubitare e a ricordare. E la memoria è l’amore. Roberto Bolaño
21 aprile
biblioteca Questo viaggio comincia con un abbraccio. Faccio scalo all’aeroporto di Palermo, sulla rotta di Lampedusa. All’uscita c’è una gran folla, le autorità, il sindaco. Aspettano il Presidente, dice qualcuno ma pochi passi dietro di me, a comparire, è invece una coppia africana. Si muove lenta, quasi timida. Lui ha i capelli bianchi e il viso secco, lei è più piccola. Indossano vestiti tradizionali, stuole azzurre, copricapi. Sono i genitori di un ragazzo del Gambia che all’inizio del mese è stato ferito in una sparatoria vicino alla stazione di Palermo, nel rione Ballarò, mi dice un signore.

Il vaccino della lettura

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Pubblichiamo un intervento inedito di Fabio Stassi e vi segnaliamo che oggi, 9 giugno, inizia a Palermo il festival Una Marina di Libri: Fabio Stassi presenterà La lettrice scomparsa (Sellerio) domenica 12 giugno alle 20 insieme a Francesco Recami, autore di Morte di un ex tappezziere (Sellerio). (Fonte immagine)

Mi sono ammalato di letteratura molto presto, da bambino. Questa malattia Juan Carlos Onetti la chiamò la litteratosi e Enrique Vila-Matas il mal di Montano. Nella sua forma più leggera, la si potrebbe descrivere come un’ossessione morbosa per i libri; in quella più grave, nella totale incapacità di distinguere un confine tra la letteratura e la vita.

Si comincia un pomeriggio con un piccolo romanzo per ragazzi e ci si ritrova da adulti con una catinella di rame o elmo di Mambrino in testa. Chi ne è affetto, sa di cosa sto parlando.

La finestra di Borges

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Essendo mio padre un ingegnere della tipologia antica, di quelli che si pensavano anzitutto come intellettuali e vedevano l’ingegneria come un complemento delle discipline umanistiche, e dunque, di fatto, una disciplina umanistica a sua volta, in casa, da sempre, vi erano più testi letterari che scientifici1.

Essendo tuttavia, e comunque, un ingegnere, egli poneva al vertice della piramide quella letteratura la quale, piuttosto che indagare il cuore e l’anima dell’uomo, cercava di circoscrivere a formula, o almeno a proiezione, quelli del mondo. La risoluzione di misteri, l’avventura a chiave, la combinatoria, il gioco letterario, il postmodernismo di marca europea, erano le sue passioni; da ingegnere, tali passioni catalogava in implicite scale di necessità e interazione, dove la chiarezza non aveva importanza minore della volontà di scendere nei recessi dell’ignoto.

Leggere lentamente. Storia di José Pinho, libraio sovversivo

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Pubblichiamo una conversazione con José Pinho, titolare della libreria portoghese Ler Devagar, in Italia per Letti di notte (fonte immagine).

José Pinho è un libraio portoghese di mezz’età, che lavora duro e ha dalla sua parte una dote preziosa: la fantasia che incontra la concretezza. Se corrisponde al vero che i luoghi hanno un’anima, non è una coincidenza che Ler Devagar, libreria educatamente sovversiva, sia sorta negli spazi di una tipografia che nei giorni della rivoluzione stampava fogli ostili alla dittatura. Pinho è nato in una casa con pochi libri. Nel paese natio non c’era una biblioteca. Nell’entroterra portoghese, nel suo piccolo villaggio non arrivavano neanche le biblioteche itineranti. Giunto in città per il liceo ha imparato a distinguere fra le letture consigliate, obbligatorie, e a scegliere il proprio percorso. A sedici, diciassette anni ha cominciato a leggere soprattutto altro dal programma scolastico.

I muli della vergogna

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Torna in libreria per Sellerio Fumisteria, il romanzo d’esordio di Fabio Stassi. Pubblichiamo la conferenza letta a Viterbo il 21 febbraio 2015 in occasione del convegno Portella della Ginestra, un processo in mostra che trovate in appendice a questa nuova edizione. Ringraziamo l’autore e l’editore.

Portella è un varco, una spianata, un passaggio tra due monti, dove a maggio fioriscono le ginestre del suo nome e si colorano di giallo scarpate e dirupi.

La Sicilia è sempre stata, nella mia infanzia, racconto. I miei parenti erano gente umile, ma con alle spalle l’avventura disastrata ed entusiasmante della vita. Partenze e spartenze, imprese e tribolazioni, una certa inclinazione alla sconfitta e qualche raro colpo di fortuna.

Gli occhi dei tonni. In margine a una polemica ambientalista

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In uno scatto degli anni Sessanta, sono in piedi al centro di una barca di tonni. Mostro un equilibrio precario. Ho una gamba su un asse di legno e il corpo piegato. Cerco di toccare con la punta delle dita la pinna di un animale. Mio zio mi sorregge e mi invita ad avere coraggio.
Ancora adesso che la guardo questa foto mi dà il mal di mare. Tutto vi è scivoloso: il dorso lucido dei tonni, il tempo che è trascorso, la barca che dondola sull’acqua. Fa uno strano effetto ritrovarmi là in mezzo. Un bambino tra occhi che non si chiudono. I pesci sono come le marionette, non hanno palpebre: ti fissano anche dalla morte.

John Cheever e Roma

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È uscito il nuovo numero di Nuovi Argomenti dove, tra le altre cose, si può trovare Granturismo, una bella sezione curata da Francesco Longo con contributi di Annalena Benini, Filippo Bologna, Stefano Adami, Paola Soriga, Massimo Palma, Giulio Silvano e Fabio Stassi. Pubblichiamo il pezzo di Francesco Longo su Cheever e l’Italia e vi invitiamo a comprare e a leggere la rivista. (Fonte immagine)

«Dopo essermi interrogato per tanti mesi sulla profondità e la genuinità del mio amore per l’Italia, dopo aver immaginato tante volte questa scena, me ne sto sul ponte di poppa, fissando le scogliere lungo la costa: tutto scivola via e scompare con la stessa insignificanza e rapidità di un castello di carte.» La sensazione di un mondo che scivola verso l’oblio invade John Cheever quando, dopo quasi un anno trascorso a Roma, i motori della nave lasciano il porto di Napoli per riconsegnarlo all’America.

L’idea che il suo periodo in Italia sia giunto a un grande tramonto risulterà però un inganno dei sensi. I suoi mesi non spariranno affatto senza lasciare traccia, anzi, un immaginario nuovo affiorerà presto nella sua produzione artistica. A Cheever non soltanto capiterà di tornare col pensiero al suo soggiorno a Roma – sono sufficienti delle nuvole colorate di arancio «entrando a New York in macchina nel crepuscolo piovoso», perché il pensiero torni alla capitale italiana –; ma è soprattutto nella stesura dei racconti che riemergerà la terra assolata, lo stile di vita semplice, le donne seducenti, il paesaggio dolce e sciatto e l’ambigua mentalità mediterranea, tutto ciò che gli parve venisse inghiottito dall’orizzonte nell’atto di salpare.

Il colonnello Aureliano Buendía

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Ieri è morto Gabriel García Márquez. Lo ricordiamo con un ritratto del colonnello Aureliano Buendía tratto da Holden, Lolita, Živago e gli altri. Piccola enciclopedia dei personaggi letterari (1946-1999) di Fabio Stassi.

Nacqui con gli occhi aperti e per il resto della vita conservai uno sguardo di brace accesa e il portamento altero e solivago di chi veste sempre di nero e calza stivaletti di vernice.

Sin da piccolo fui interdetto all’amore e visitato da presagi. Prima di cominciare la mia guerriglia, scrissi versi per una bambina e per uomini perduti nella pioggia e quando Macondo fu colpita dalla peste della smemoratezza inventai il metodo di segnare il nome delle cose su di un foglio per non perderle per sempre.