La legge di cittadinanza applicata ai miei studenti

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Alla fine di quest’anno per me disgraziato, in cui mi è sembrato di avere cambiato mestiere, ho fatto un conto.

Il mestiere che ho svolto quest’anno, pur essendo insegnante di ruolo nella scuola media inferiore, è più simile al pony-express o al rappresentante di detersivi: sempre in macchina, sempre di corsa, a fare la spola da un capo all’altro della città per raggiungere le tre scuole in cui l’USP di Palermo mi ha mandato a insegnare. E tutte scuole poste in contesti piuttosto difficili, tra il mercato di Ballarò e il quartiere Zisa-Noce.

Me la sono cavata alla meno peggio, riuscendo a sopravvivere a giornate in cui alle otto di mattina ero a fare lezione nella prima scuola, alle undici nella seconda, alle due mezza del pomeriggio ero a un consiglio di classe nella terza e alle quattro e mezza ero di nuovo nella prima scuola per un collegio dei docenti. Diciamo che, ecco, sono riuscito più o meno a garantire la presenza in aula o negli organi collegiali. Se poi abbia potuto prestare un buon servizio agli studenti e alla stessa istituzione che ha avuto la felice idea di sbattermi a destra e a sinistra per tutto l’anno, su questo qualche dubbio ce l’ho!

Segreti di Stato e romanzo delle stragi

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Il governo Renzi ha deciso di aprire gli archivi sulle stragi. E’ cioè stata firmata la direttiva che consente la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904. E’ dubbio se tutto questo potrà davvero ricompattare (e rendere leggibile) il lungo agghiacciante incredibile romanzo delle stragi che fa dell’Italia un paese unico in Europa. C’è la speranza che si decida a questo punto di pubblicare anche i documenti secretati sulle stragi di mafia. Come auspicio e monito ripubblichiamo un’intervista di Antonello Castellano, uscita su Narcomafie, a Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta e autore insieme a Saverio Lodato del libro «Il ritorno del principe» (Chiarelettere).

«Pensare un’azione antimafia realmente efficace in un contesto di sgretolamento dei diritti è una contraddizione in termini». Ne è convinto Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta, che abbiamo intervistato a Torino in occasione della presentazione del suo ultimo libro, «Il ritorno del principe». Per Scarpinato la lotta alle mafie sarà poco incisiva finché il potere continuerà a tutelare il suo lato “osceno”. «Si potrebbero arrestare tutti i giorni centinaia di affiliati con la certezza che il giorno dopo verrebbero prontamente sostituiti».

Ricordando Giuseppe Fava

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Il 5 gennaio del 1984 moriva Giuseppe Fava. Lo ricordiamo con un pezzo di Mario Valentini. (Fonte immagine: Coordinamento Fava.)

di Mario Valentini

Nel mese di maggio del 2012, durante i giorni del ventennale della strage di Capaci, ero impegnato a progettare un evento pubblico su Giuseppe Fava all’interno di una rassegna su Werner Schroeter, uno dei principali autori del Nuovo Cinema Tedesco. Tra i film di Schroeter programmati c’era Palermo oder Wolfsburg, mai circolato in Italia, un film sull’emigrazione siciliana in Germania che nel 1980 vinse l’Orso d’oro a Berlino. Il film era stato sceneggiato dallo stesso Schroeter con Giuseppe Fava, che poi aveva rimesso mano alla sceneggiatura e ne aveva tratto il suo ultimo romanzo, Passione di Michele. È forse il suo romanzo più bello e non parla, direi quasi per nulla, di mafia. Speravo che l’evento palermitano potesse essere una buona occasione perché qualcuno cominciasse a riconsiderare in sede critica una parte della sua opera forse troppo frettolosamente accantonata.