Le possibilità dell’indagine postmoderna: la prefazione di Jeff VanderMeer a “Lanark” di Alasdair Gray

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La casa editrice indipendente Safarà ha recentemente finito di pubblicare, per la prima volta in Italia, nella traduzione di Enrico Terrinoni, i quattro volumi di Lanark di Alasdair Gray, testo cruciale della speculative fiction anglosassone e della letteratura scozzese in generale, apparso per la prima volta nel 1981. Pubblichiamo qui la prefazione di Jeff Vandermeer1 […]

Tre gocce

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Questo racconto è uscito su Urania 451, il numero 68 di Nuovi Argomenti dedicato alla fantascienza e curato da Carlo Mazza Galanti.

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Il modo in cui muoiono è curioso. Dico, come muoiono quando li prendi bene, pieni. Si accartocciano e fanno una specie di rosa (chi è che diceva che una rosa è una rosa?) che poi scompare su se stessa e quasi sempre lascia cadere una goccia iridescente. Quando ero piccolo, a casa, quanto sembra lontano, mia nonna mi mostrava sempre un trucco, prendevamo gli opilioni, che tutti pensano siano ragni ma ragni non sono, e tenendoli per le zampe gli dicevamo di regalarci una goccia di acqua santa, e se era santo quel qualcosa che un aracnide lussato, terrorizzato, cagava fuori, figuriamoci quel che emettono morendo questi elfi della macchina, ehi lo so che non dovrei dirlo, che è vietato dal regolamento chiamarli così, ma tra chi viene assegnato ai settori esterni i film su McKenna girano, è inevitabile… A volte, quando facevi il trucco dell’acqua santa ti rimaneva pure in mano una zampa, ma a ripensarci è probabile che fosse autotomia, il fatto che anche staccata si muovesse era di certo un decoy per i predatori, le abbiamo pure noi, le versioni di noi stessi proiettabili, quelle gonfiabili, parlanti, con le lucette… Anche qui, quando rimane qualcosa in più di una goccia, un petalo di rosa, quello che è, vibra tutto, genera caleidoscopie, salvo che non c’è più nessuno da proteggere, cosa vuoi sviare se ti ho già fatto fuori? ma in ogni caso meglio non guardare, meglio obliterare pure il petalo, la goccia, la minuscola pozza; le regole d’ingaggio del resto parlano chiaro…

Nuovo cinema paraculo: Grèviti

Gravity

Attenzione: ci sono degli spoiler e sono forse l’unica parte interessante del pezzo.
In questi giorni la gente va al cinema, si mette gli occhialetti 3D, si vede un’ora e mezza di telecamera fluttuante nel vuoto, ed esce contenta. Questo processo viene definitosuccesso del film Gravity. Se anche voi avete contribuito al processo, sapete di cosa parlo. Ma soprattutto se voi avete assistito attoniti a questo processo, spero possiate far sentire meno solo uno come me che si è andato a spulciare tutte le strapositive recensioni italiane e straniere per trovarne una che minimamente gli resistuisse un briciolo di condivisione, salvato in extremis da questa solitudine da spettatore intergalattica da quella di Richard Brody sul New Yorker che sancisce in una riga e mezza la logline del film: “But the movie involves a far more menacing emptiness than the physical void of outer space: the absence of ideas.”

Prima immaginare, poi votare. Come andare alle elezioni al sindaco di Roma, pensando alla fantascienza.

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di Christian Raimo Grazie a Valerio Mattioli per le immagini di mappe dell’articolo. Facciamo un esperimento? Facciamo un esperimento. Citatemi un racconto di Roma ambientato nel futuro. Non è facile, eh? Non è per nulla immediato avere un’idea di questa capitale come città avveniristica, una Roma 2025, una Roma 2050. A questa mancanza nell’immaginario di […]

Marziani a Rionero in Vulture

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Fate un esperimento: entrate in una libreria, in una grande libreria, e domandate se hanno un reparto fantascienza. Se c’è (e non è detto) scorrete gli scaffali per vedere quali autori ci sono, e troverete tutta roba classica: Asimov, Dick, Bradbury, Clarke, Lem… Provate infine a scovare gli autori italiani, e rimarrete un po’ sconcertati. L’ultima volta che l’ho fatto – ero in un megastore Feltrinelli – ho contato i seguenti libri: Valerio Evangelisti con tutta la sua saga eymerichiana, uno dei quattro volumi della classica Le meraviglie del possibile Einaudi curata da Carlo Fruttero insieme a Sergio Solmi, Guerra agli umani di Wu Ming, e La neve se ne frega di Luciano Ligabue. Punto, stop.

La promessa sprecata della fantascienza

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Nel 1973 L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon ottenne il premio Nebula, il più alto riconoscimento esistente nel campo un tempo conosciuto come “fantascienza” – un termine che adesso è ormai quasi del tutto dimenticato. Scusate, stavo solo fantasticando. Nel nostro mondo Lenny Bruce è morto, mentre Bob Hope tira avanti.

Ballard un anno dopo

Iniziamo la settimana con la voce di Nicola Lagioia, che ieri ha pubblicato sul Riformista un articolo dedicato allo scrittore inglese James Graham Ballard, morto il 19 aprile dello scorso anno. Un anno fa moriva James Ballard, nato a Shangai da genitori britannici, maestro del genere letterario che forse ci rappresenta meglio – la fantascienza […]

La Jetée

Questa recensione del film La Jetée di Chris Marker, una delle tante che J.G. Ballard ha redatto durante la sua pseudo carriera di critico dei media freelance, mostra in modo esemplare il suo istinto infallibile per le cose originali. Apparsa per la prima volta in New Worlds, luglio, 1966. Questo film strano e poetico, un […]

Postmoderni narratori apocalittici

Questo articolo è apparso sul Manifesto. di Luca Briasco Finzioni DOPO LA FINE Una messa a fuoco delle espressioni più recenti che la letteratura ha dato alle nostre paure, tra fantascienza e nostalgie del presente. Fredric Jameson ha parlato di «un millenarismo invertito» e James Berger ha osservato come alla fine del XX secolo alcuni […]