“Figli”, l’eredità di Mattia Torre

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Corriere della Sera, che ringraziamo.

Mattia Torre ci ha lasciato il 17 luglio scorso, aveva 47 anni: la sua dolorosa morte segna la scomparsa di un “ragazzo” eccezionale e un autore prezioso per il nostro paese. Prolifico e poliedrico, geniale e tagliente, è stato capace di combattere il male oscuro e farne una seria televisiva come La Linea verticale.

Aveva gli occhi intelligenti, luminosi, tempestati di piccole rughe che testimoniavano tutte le sue risate, perché il suo grande dono era l’ironia, la capacità di guardare alla vita con uno sguardo arguto e tradurlo in parola. Dagli spettacoli teatrali, alle serie, ai film, i libri, Mattia ha sempre raccontato lo stato delle cose usando un linguaggio personale e libero, fotografando il nostro bel paese nelle sue piccolezze, riuscendo a suscitare una risata che oltre a portare l’allegria traghettava con sé un pensiero critico.

Del sé e del divenire. Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino

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Photo by Martino Pietropoli on Unsplash

Una donna seduta in una cucina, vede un sacco nero volare fuori dalla finestra. Poi sente un tonfo, un rumore sordo. Allora si affaccia e vede un corpo, schiantato al suolo.

Quel sacco nero ero io.

Inizia così, il secondo romanzo di Fuani Marino, Svegliami a mezzanotte, Einaudi. Assiste al suo suicidio come fosse uno spettatore e poi la ritroviamo, dopo una sola pagina, al centro dell’evento. Come corpo salvo: un io narrante assoluto. Ricorda tutto di quel giorno d’estate, la spinta che l’ha portata fin lì e la caduta, la vertigine.

Essere genitori e figli: “Lontano dagli occhi” di Paolo di Paolo

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Sei personaggi. Tre donne incinta agli sgoccioli di una gravidanza. Luciana, che lavora nella redazione di un giornale è innamorata dell’irlandese, sparito, forse a Dublino – subito dopo aver saputo che diventerà padre. Valentina, adolescente, inchiodata ad un banco di scuola rifiuta Ermes che l’ha messa incinta; Ermes giovanissimo che non sa dove mettere le mani, e le famiglie dietro, come un muro di ostinata negazione.

E infine Cecilia, che vive tra la strada e una casa occupata, che gironzala con il suo cane Giobbe: testimone silenzioso, ombra, compagno di vita, alla quale la ragazza si affida come fosse lui, un padre. Lei aspetta il figlio di Gaetano, il più “disponibile” dei padri di questa storia, con il quale però manca l’affinità. L’amore non è una faccenda scontata.

Il tempo interiore

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di Federica De Paolis

“Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà.”
Ennio Flaiano

Il divano bianco di pelle sintetica inchiodato dai bottoni. Passo la mano sull’acrilico, la consistenza amorfa. Non bere, non fumare, non fare l’amore hanno cambiato la settimana: il corpo ha reagito mentre la mente è rimasta fedele all’impegno. Un’energia strana impastata dallo stupore i primi giorni; ho camminato ore. Dormito poco. Fino a ieri mattina che mi è crollato il mondo addosso: la testa di piombo, le gambe di calce. E un’apatia pestilenziale che mi ha levato anche la fame. Percepisco il globo biscottato, ovattato in un aroma che non conosco. L’emisfero dei puffi. Azzurro e vaniglia.

Sono stanco. Dev’essere l’emozione di ricominciare.

Dio nella macchina da scrivere. Storia di Anne Sexton

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di Federica De Paolis

Questo romanzo di Irene di Caccamo, Dio nella macchina da scrivere (La Nave di Teseo), è la storia di Anne Sexton. La poetessa – forse la più nota della storia americana del secondo novecento – insieme a Sylvia Plath. Scritto in prima persona, ripercorre infedelmente una forbice di anni, intercorsi tra un suicidio mancato e quello definitivo.

Anne è sposata, ha due figlie, è una donna di una bellezza abbagliante, borghese, elegantissima, immensamente depressa. Sposa e madre, eternamente figlia. Inizia una terapia con uno psichiatra, il dottor O.: sedute e pasticche; stabilizzatori dell’umore, antidepressivi, sonniferi.

Vinpeel degli orizzonti: alla ricerca di un altrove

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di Federica De Paolis

Peppe Millanta è lo pseudonimo di un’artista. Quale che sia il suo vero nome, questo giovane scrittore è anche un Musicista di Strada, teatrante, diplomato in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico. Ha esordito nel mondo letterario, qualche mese fa, con il romanzo Vinpeel degli orizzonti, edito dai tipi della Neo; la casa editrice abruzzese, per la prima volta, ha “tradito” la sua coerente linea editoriale per aprirsi al nuovo. La definizione di genere è favola per adulti, la più suadente è: fiabesca, incantevole, meravigliosa. La sfida ha avuto un discreto successo, il libro si è aggiudicato una signora lista di riconoscimenti: Vincitore Premio “John Fante – Opera Prima”; Vincitore Premio “Alda Merini”; Vincitore Premio “Augusta”; Premio “Quercia in favola; Premio “La Pania”; Premio “Bovio”; Premio “Borgo Albori”.

Il superstite, la fiaba nera di Massimiliano Governi

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di Federica De Paolis

Il superstite, non ha nome. Una mattina come un’altra, con la figlia sulle spalle va a casa dei genitori. Tutto è avvolto nel silenzio, le luci del giardino sono stranamente accese. Lascia la bambina fuori dal cancello e si avventura dentro casa; l’acqua scorre sul pavimento: la sua famiglia è stata sterminata, fratello, sorella, padre e madre. Non c’è nessun indugio sul ritrovamento dei corpi: non si tratta di un racconto macabro, né sconvolgente, è un’azione “anomala” eppure inevitabile che il Supersite si vede costretto a compiere. Di fronte al corpo inanime del padre, l’uomo gli sfila un mocassino e lo annusa.

Tutto male finché dura: intervista a Paolo Zardi

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Paolo Zardi, classe 1970, padovano, ingegnere, ha esordito nel 2010 con la raccolta di racconti “Antropometria” per Neo Edizioni: con questa coraggiosa casa editrice ha pubblicato la seconda raccolta di racconti, “Il giorno che diventammo umani” (2013) e con il romanzo “XXI Secolo” (2015), è entrato nella dozzina dello Strega. Del (2017) è “La Passione […]

Stregati: La madre di Eva

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di Federica De Paolis

Silvia Ferreri è una giornalista, La madre di Eva è il suo primo romanzo, pubblicato dagli implacabili tipi della Neo Edizioni. In finale per lo Strega. Un libro urgente e prezioso che tratta il tema della disforia di genere. Il primo romanzo italiano che abbraccia questa questione dal punto di vista di una madre, una madre senza nome. Prendere la decisione di avere un figlio è importante. E’ decidere di avere per sempre il tuo cuore in giro al di fuori del corpo, diceva Elizabeth Stone. Lo dice anche Silvia Ferreri, che è riuscita in un’impresa ardua, rendere la storia di una minoranza, universale.

Bestie

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di Federica De Paolis

Nessuna infanzia è priva di terrori.
Philip Roth

Nell’estate del 1978, quando al nostro rientro ci saremmo dovuti trasferire in Via del Pellegrino, mio padre disse a mia madre che non se la sentiva, voleva prendersi una pausa. Non ebbe il coraggio di ammettere, che dopo otto anni di matrimonio, si era innamorato di un’altra donna. Disse solo che era infelice, che aveva bisogno di pensare, starsene per conto suo, ridisegnare i confini di un’esistenza che gli stava sfuggendo di mano. Nel corso dell’ultimo anno aveva lottato contro violenti attacchi d’ansia, era diventato vulnerabile e fragile. Passava notti insonni a fumare Gauloises senza filtro guardando la punta della sigaretta brillare nel buio. Era accecato dalla paura di morire.