Alla periferia di Benigni

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Questo pezzo è uscito su DUDE MAG, che ringraziamo.

di Federico Pevere

Non è se stessa, non è ciò che ci aspettiamo da lei. All’improvviso non la conosciamo. O meglio, non la riconosciamo. È una Roma stravolta. È senz’altro Roma ma potrebbe essere qualsiasi altra – potrebbe essere Cesena, per esempio, e allora che senso ha essere Roma?

Ce l’ha perché Roma può essere tutto. È senza inizio, nessuna fine, nessun fine: immensa senza essere eterna. Ha la data di scadenza, emerge solo ora, immortalata poco dopo essere stata sedotta e abbandonata. Fotografata durante il lento rientro dopo un allarme nucleare o più ingenuamente è una Roma al tramonto, ad agosto: la città di Bruno Cortona, la città che non sarà più di Roberto Mariani, ma svuotata di tutto – l’italiano mediato, le bellezze tutte, tutto quello che ci rimane.

Il gioco delle visioni: gli ultimi Arcade Fire, il primo Damon Albarn

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di Federico Pevere

Youtube Music Awards 2013. Gli Arcade Fire presentano il loro nuovo singolo, Afterlife, tratto da Reflektor. Tutto, fin dall’inizio, non fa per nulla pensare ad una semplice esibizione dal vivo. Interno notte, Greta Gerwig (sceneggiatrice, attrice, musa) bacia il suo amore, tutto attorno si fa vuoto e allucinazione. Si muove a scatti, delle volte a tempo, altre decisamente meno. Poi, è un attimo, si ritrova in un bosco dove sfogarsi danzando. L’inizio di una storia, si direbbe. È la premiere di un nuovo video, semplice found footage, un trailer o che altro? Nulla di tutto ciò, perchè la Gerwing viene immobilizzata dal cantato di William Butler (leader della band canadese), poco dietro, già immalinconito: siamo su un palco da sempre, lo ignoravamo da sempre. Pochi versi, drammatici, intensi, e Greta scappa via, via di corsa verso la scena. Tutti ballano. C’è finalmente un pubblico. Non è una semplice esibizione, va oltre, dietro c’è lo zampino di Spike Jonze (già Oscar per la miglior sceneggiatura del delicatissimo Her). La direzione di questa’esibizione la scopriremo qualche mese più tardi. È solo l’assaggio di un incrocio.