Di Maratone, Bruce Springsteen e del sangue che (s)corre nelle vene

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di Federico Vergari

“We were born to run”. Siamo nati per correre. Oppure, in una rilettura di uno dei massimi scrittori-esperti di Springsteen Gianluca Morozzi: “Siamo nati per rincorrere”.

Questa frase di Bruce Springsteen che, a prescindere dalle due traduzioni non cambia il suo valore e resta intatta e si erge, almeno per me, nel simbolico Louvre delle citazioni che possono in un modo o nell’altro cambiarti la vita. E dirò di più: questa frase è tatuata e ben leggibile sul mio interno bicipite destro. Andò più o meno così: “Se riesco a finire la mia prima mezza maratona mi tatuo la frase del Boss”. E così fu. Era marzo 2014 e da quel giorno di mezze maratone ne ho corse tante, alternandole con tante Dieci, diverse Trenta e anche con una prima – recente – maratona, a Firenze lo scorso il 25 novembre.

Dritto al cuore di Luca Di Bartolomei: guardarci indietro per andare avanti

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Photo by Velizar Ivanov on Unsplash

di Federico Vergari

Si intitola Dritto al cuore. Il sottotitolo è Armi e sicurezza: perché una pistola non ci libererà mai dalle nostre paure, ed è uscito per Baldini + Castoldi. La libreria Feltrinelli della stazione di Firenze Santa Maria Novella lo tiene (e rimpolpa le copie quotidianamente) nella sezione “Politica” ma – ci fosse – dovrebbe trovarsi di diritto in prima fila nello scaffale “Da leggere, senza storie”. Si tratta del libro di Luca Di Bartolomei edito da Baldini + Castoldi che proprio in questi giorni è andato in ristampa.

Topolino a chi?

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di Federico Vergari

La risposta si è fatta un po’ attendere ma è arrivata in queste ore tramite le pagine del quotidiano la Repubblica: “Dispiace un po’ che persone competenti e preparate parlino con tanta leggerezza di uno strumento come Topolino, un giornale che è stato capace, nei suoi ormai 70 anni di vita editoriale, di iniziare alla lettura generazioni di lettori, stimolandone la crescita personale e contribuendo spesso alla formazione di un loro forte senso critico. Topolino ha questa grande capacità di raccontarti la realtà che hai attorno e di farlo in modo divertente e solo in apparenza ‘leggero’ adatto anche ad un pubblico più giovane che spesso lo avvicina soprattutto per la magia delle sue avventure. Riesce a fare divulgazione usando un linguaggio semplice e fruibile, per questo efficace, e chi è esperto di comunicazione sa quanto sia complesso farlo. Topolino è spesso una ‘stazione di partenza’ di percorsi personali ricchi di stimoli e passioni”.

Dominare lo spazio e il tempo

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Federico Vergari Le sfide dei campioni, uscito per Tunué.

di Federico Vergari

Se c’è una cosa che, più di tutte, mi ha sempre affascinato della pallavolo, questa è la capacità che dà – soprattutto a quelli bravi – di ingannare il tempo e lo spazio. Stare in aria pochi attimi che sembrano un’infinità. E decidere in fretta, ma con una calma inscalfibile per chi guarda dal basso, cosa fare. Il momento preciso in cui il salto arriva alla sua massima estensione e il cervello sta comunicando a muscoli, nervi e ossa come dovranno comportarsi. Schiacciare, angolare o appoggiarla con un beffardo pallonetto. Seguire la linea o incrociare.

Ecco. Quel momento lì – quell’istante in cui il tempo si ferma e tu puoi decidere cosa fare della palla e del tuo corpo – contiene, secondo me, tutta la magia di questo sport.

Arf, il Festival del fumetto a Roma

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di Federico Vergari

Questo pezzo l’ho scritto l’altro giorno. Il 23 maggio, il giorno in cui Andrea Pazienza avrebbe compiuto 62 anni ed è un pezzo che al suo interno parla (anche) di un mostra su di lui. Anzi, della mostra sui Trent’anni senza Pazienza che si inaugurerà al Mattatoio di Testaccio con l’inizio della quarta edizione dell’Arf di Roma il 25 maggio.

Senza. Una preposizione privativa che ci delinea subito il terreno dell’evento. La mancanza. Senza ancora averla vista, la certezza è che esclameremo uscendo dall’Arf: Chissà se ci fosse ancora oggi, Pazienza. Sono già trent’anni che non c’è più. Io all’epoca avevo sette anni e ho soltanto un vago ricordo della sua morte. Credo di ricordarmela solo perché colpì mia sorella, già allora grande appassionata e alla quale devo il mio amore per il fumetto.

Una nuova collana di graphic novel. Intervista a Tito Faraci

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di Federico Vergari

Riesco a parlare al telefono con Tito Faraci un mercoledì sera, dopo cena e con la programmazione televisiva del prime time già abbondantemente avviata. Ci siamo inseguiti parecchio per fare questa chiacchierata, come due buoni amici che vogliono vedersi, ma che non riescono a incastrare le proprie vite se non in orari post meridiani. Ci sarebbe stata bene una birra o un amaro, in effetti, ragionandoci col senno di poi.