Vincent nel sotterraneo

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Oggi risonanza presso una clinica privata. Ormai sono abituato a vedere posti del genere. Assomigliano agli ospedali, anche se questo, molto attrezzato, si trova in un grande appartamento (primo piano e seminterrato) di un palazzo a ridosso del centro.

Le foto lungo i corridoi, per esempio, ci sono sempre. Fatte da impiegati o medici durante le vacanze. Per lo più sono foto di safari, jeep nel deserto contro un cielo azzurro. Oppure speroni di roccia che emergono da un mare turchese. Caraibi e l’azzurro che domina.

Credo che l’intento sia distogliere la mente dei pazienti dalle preoccupazioni e aprire una finestra da cui possano evadere. Ho alzato la testa al soffitto, gelide luci al neon dalla obsoleta forma quadrata. O forse quelle foto vorrebbero suscitare invidia in chi le guarda, far dire: che bello poter essere là, distesi sulla sabbia bianca, lontano da tutto.

Mangia, preda, ama

mangia preda ama foto

Questa estate ho letto sul Guardian una storia di aquile e falchi che mi ha molto toccato. Non so cosa abbia intrugliato dentro me, ma mi sono tornate in mente alcune cose sulla scrittura, come modo di sentire e vedere la realtà, e sulle relazioni, (il terrore di) avvicinarsi all’altro e chiedere aiuto.

E comunque, la storia è questa: British Columbia, un falchetto rimasto solo nel suo nido, senza più genitori − probabilmente predati da rapaci più grandi −, disperatissimo, implora aiuto. Comincia a stridere e piangere, fa un gran baccano, fregandosene se quel pianto a squarciagola possa attirare l’attenzione dei predatori. E infatti, manco a dirlo, arriva un’aquila calva che lo prende e se lo porta nel suo nido, assieme ai suoi tre aquilotti; bestiole che per dimensioni sono quattro volte lui.

La montagna russa: seconda parte

vlad nabojov

Pubblichiamo la seconda parte di un saggio scritto Filippo Belacchi su Il Dono di Vladimir Nabokov, apparso per la prima volta qualche tempo fa su Nuovi Argomenti. Qui la prima parte.

Il dono si chiude con Fëdor che espone a Zina l’idea del romanzo che scriverà. Il primo luccichio di questo progetto verrà notato dal protagonista in seguito a una giornata e una nottata densissime di pensieri e visioni. Siamo in estate e Vita di Černyševskij ha suscitato un vespaio di polemiche tra la comunità degli emigré. Fëdor, la mattina del 28 giugno del 1929, si sveglia di buon’ora e se ne va al Grunewald (un parco di Berlino, lo stesso in cui il figlio di Aleksandr Černyševskij si è tolto la vita) per fare il bagno e riposarsi dopo le fatiche del libro. Ci viene raccontata una giornata ricca di sole e una nottata carica di sogni. E in una sola giornata (una sola giornata, proprio come quella passata da Leopold Bloom), Fëdor sentirà e capirà tante cose.

La montagna russa

nabokov

A L’informazione di Martin Amis risposi con assordante e felice clamore. La mia folla interiore stipata da qualche parte, in un piccolo auditorium, in una palestra adibita a sala lettura, aveva applaudito, fischiato e gridato entusiasta, mentre Martin Amis attraverso la mia voce leggeva. Io euforico e frastornato di fronte alla prosa, lieve gigantessa, de L’informazione che arrembava la realtà costringendola a parlare. Fu la mia colonna sonora romanzesca per un paio di anni. Dopo essermi dissetato alla fonte di Amis ho pensato di risalire su, fino alla sorgente, e vedere dove esattamente questo spumeggiare sgorgasse.

S-town. I suoi luoghi oscuri

s-town

Qui una lettura del pezzo che segue, a cura dell’autore.

Questa storia comincia nel dicembre del 2012, quando alla redazione di This American Life arriva una mail inviata da un certo John B. McLemore, Woodstock, contea di Bibb, Alabama. Si presenta dicendo di essere un vecchio ascoltatore del programma che ha deciso di contattarli per chiedere se hanno modo di mandare dalle sue parti un giornalista, un reporter, qualcuno insomma che possa investigare su certe gravi vicende che sono successe nella sua città, a Shitown, come l’ha ribattezzata.

Dalle prime mail si capisce che McLemore vive in una specie di terra dei fuochi morale. Nella sua città, antiche costruzioni vengono rase al suolo nel giro di una notte per fare spazio a Wal-Mart pronti a servire una umanità che passa il tempo a coprirsi di tatuaggi e ingrassare. Qui, scrive nelle mail, la gente è convinta che il mondo sia stato creato 5000 anni fa e che il cambiamento climatico sia una fandonia.

L’uomo senza Qualità

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Era un po’ di tempo che volevo scrivere un articolo su Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, ma poi, a causa di mille impegni divora vita, non sono riuscito a mettermi comodo e provare a buttare fuori due pagine di Qualità accettabile. E oggi, stamattina, leggo che Robert Pirsig non c’è più.

Lo Zen e l’arte… l’ho letto, riletto, straletto e quando mi si è presentata l’occasione di poterci lavorare assieme a degli studenti americani, l’ho colta al volo.

Appena saputo della sua morte mi sono chiesto quanti potranno essere i libri che una volta letti si piazzano in fondo a te stesso per non uscire più? Tre, quattro? Tanti quante, credo, le persone che si possono amare durante una vita.

Desolation Row

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Ripubblichiamo, ringraziando l’autore, un racconto apparso su Nazione Indiana, omaggio sin dal titolo (è una delle sue canzoni più belle) a Bob Dylan. Il racconto è disponibile qui nella lettura di Gemma Carbone.

La trovano così, seduta e stregata, mentre ascolta un pezzo di Debussy. Il cadavere del marito ancora caldo è steso a due metri da lei, sulla moquette appena lavata. È il mese di aprile e fuori soffia un vento caldo.

Anna e suo fratello

annak

Dopo esserci occupati della nuova traduzione di Anna Karenina, torniamo sul capolavoro di Lev Tolstoj con un pezzo di Filippo Belacchi. È possibile ascoltare la lettura dell’articolo cliccando su questo link.
“Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo”. Questo, il primo lapidario paragrafo di Anna Karenina. Si entra passando sotto questa frase come fosse scolpita sopra la porta del romanzo.

Poi, con una prosa che sembra cinema si comincia: “Casa Oblonskij era sottosopra”. La moglie ha scoperto la tresca tra suo marito e l’istitutrice francese e non esce dai suoi appartamenti, il marito è rincasato dopo tre giorni, la servitù è allo sbando e i figli, frastornati, scorrazzano per le stanze. La penna scivola ancora per avvicinarsi all’artefice di questo pasticcio, Stiva Oblonskij, il fedifrago. Sdraiato sul divano dello studio si sta risvegliando da un sogno; non dorme soltanto, importante questo dettaglio, ma sogna.

Seminario portatile di traduzione: “Anna Karenina”

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In vista degli incontri con Claudia Zonghetti, traduttrice di Anna Karenina per la nuova edizione Einaudi, mi sono preparato leggendo qua e là commenti e interventi fatti a riguardo su blog e giornali, ho annotato un po’ di domande – alcune piuttosto sciocche, come per esempio: “Qual è la parola russa per dire “sottosopra?” – e, naturalmente, ho riletto Anna Karenina, rendendomi conto con un misto di malinconia e felicità, con struggimento quindi, che un romanzo così bello, temo, non mi capiterà più di leggerlo.

Non è il libro che ho amato di più, no, questo no, ma è il romanzo più romanzo che abbia mai letto. Anna Karenina è, per così dire, il principe azzurro dei romanzi; quello che sotto sotto ogni lettore spererebbe di incontrare ogni volta che comincia un libro.

Flesh for Fantasy. Il romanzo ai tempi di Reddit

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(fonte immagine)

di Filippo Belacchi

Reddit, sì, bisogna prima provare a spiegare di cosa si tratta, come funziona e poi raccontare di questa storia macabra e strampalata che sta diventando il romanzo più interessante del 2016.

Reddit: The Front Page of Internet – questo il nome completo –  è ormai in rete da undici anni; tra i fondatori c’è stato anche Aaron Swartz. Per provare a darne un’idea si potrebbe dire: immaginate Facebook senza rumore bianco e svuotato di egomania. Pochi esibizionismi a sproposito, niente amici che postano la foto del cocktail che stanno bevendo o il selfie con il calciatore o attore incontrato per strada o nella hall di un albergo a Miami. Su Reddit gli utenti, detti redditors, girano con addosso solo un nickname. Niente foto minuscola a fianco, niente maschio, femmina o età, pochissime informazioni personali, nulle direi. Tra i redditors la tendenza è di parlare nel merito delle cose e basta, stima e rispetto se li guadagnano sul campo in base alla qualità dei loro post, degli interventi fatti e dei contenuti condivisi.