Che cosa vogliamo da un assessore alla cultura a Roma

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Sarà solo questione di percezione da cronache locali ma in questi giorni mi pare che Ignazio Marino si sia risvegliato dopo un prolungato letargo di vari mesi in cui è riuscito nell’impresa non facile di inimicarsi qualunque suo sostenitore della prima, della seconda, e dell’ultim’ora. Non so quanti articoli ho letto contro di lui sui quotidiani nazionali e romani, non so se lui stesso si sia reso conto del risentimento diffuso per la sua inerzia (“Manco sotto Carraro ho visto ‘na roba del genere”), non so se ha idea di quanti morti si becca ogni sera verso le sei dai pendolari sulla Ostiense-Viterbo o sulla Fara Sabina-Fiumicino “lui e quella sua cazzo di bicicletta”, non so quante persone anche a lui vicine mi hanno detto: ‘Non lo sopporta nessuno, fa tutto da solo, si crede stocazzo’, non so se lui sappia che tutti nel suo partito lo chiamano con sprezzo l’Allegro Chirurgo, non so quanto siano martellanti per le sue orecchie le voci che vorrebbero elezioni anticipate e una candidatura di Marianna Madia al suo posto addirittura il prossimo inverno… Di fatto, leggendo distrattamente i giornali, l’ho rivisto comparire in giro questi giorni, più tonico del solito, più assertivo – forse qualche ufficio stampa ha cercato di rivedere un po’ la strategia comunicativa che l’ha portato a essere in un anno di Campidoglio più odiato di Alemanno, e vi giuro non era facile.

L’Estate del nostro scontento. Riflessioni attorno alla polemica sull’Estate Romana

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L’Estate romana è cominciata nel segno della polemica. Quella che si è scatenata attorno ai risultati del bando pubblico indetto dal Comune di Roma per l’omonima e tradizionale manifestazione capitolina. Che disegnano, nel bene e nel male, una geografia rivoluzionata della storica kermesse. Sono scomparse alcune manifestazioni storiche come All’Ombra del Colosseo e la rassegna di teatro Garofano Verde, sui temi dell’omosessualità. Sono invece risultate  tra i primi posti in graduatoria alcune iniziative legare alla sperimentazione artistica come Short Theatre, Attraversamenti Multipli, Teatri di Vetro. Ne è nato un putiferio, con accuse a dir poco esplicite: sono passati gli “amici degli amici”, sono state fatte fuori le esperienze storiche per far passare illustri sconosciuti, manifestazioni alle prime edizioni e senza presenza sul territorio… Questo il tenore di articoli a dir poco imprecisi (come quello apparso l’11 giugno su Repubblica, sul quale è intervenuta con sguardo attento Teatro e Critica) o di più garbate prese di posizione pubbliche degli esclusi (come ad esempio la comunicazione di Fed.It.Art).