Dai nostri agenti a Sanremo. Un’introduzione

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La scrittrice Francesca Serafini e il fotografo Luca Facchini sono in questi giorni a Sanremo a seguire il Festival per conto di minima&moralia. Aspettando il loro racconto alla fine del Festival, ecco un piccolo assaggio che vale come introduzione, in memoria anche di Gianni Borgna, scomparso ieri.

di Francesca Serafini

Il primo anno di università – prima di scoprire le lezioni di Luca Serianni; il suo italiano scintillante – tutti i giorni vivambulavo (per citare Alessandro Garigliano) tra le aule della facoltàdi Lettere in attesa,se non di una folgorazione, almeno di qualcuno che dalla cattedra valesse la pena di essere ascoltato. E le cose migliori sono arrivate proprio lì dove erano meno attese: come la lezione sul cinema di Pasolini di Gianni Borgna. Non che mi aspettassi poco da lui (tanto per uscire dal fraintendimento a cui si presta il giro di frase) – allora, del resto, non sapevo neanche chi fosse – ma perché quella mattina mi ero affacciata casualmente nell’aula di Storia del Cinema dove in realtà avrebbe dovuto esserci Giovanni Spagnoletti: che invece proprio quel giorno aveva deciso di cedere il suo posto a un ospite, suo amico. Borgna, appunto. E se oggi ricordo quella circostanza è perché è successa un po’ la stessa cosa: ancora uno scarto inatteso, un dirottamento dell’attenzione.

Il Pinocchio al contrario di Teresa Ciabatti

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(Immagine: un dettaglio della copertina di Tuttissanti di Teresa Ciabatti.)

di Francesca Serafini

Circostanza insolita riguardo a libri non appartenenti al genere giallo, quelli di Teresa Ciabatti espongono il recensore al rischio spoiler (la iattura in cui incorre il lettore in quei testi che commentando film o serie televisive ne svelano dettagli decisivi della trama, rovinando il godimento nella fruizione diretta), perché tra le virtù di questa autrice c’è senz’altro l’abilità di manipolare la materia narrativa in modo che ci sia sempre qualcosa da scoprire. Ciabatti ha una presenza nel testo da giallista: dosa le informazioni, le frammenta disseminandole in una serie di rimandi e tasselli aggiuntivi che a volte nel corso della narrazione – cambiando di segno le acquisizioni precedenti – le mettono in discussione, in continui spiazzamenti. Il risultato è che un recensore intenzionato da un lato a valorizzare questo aspetto della sua scrittura col sostegno di esempi imprescindibili e dall’altro rispettoso di chi non ha ancora letto il libro si trova a mancare, in un senso o nell’altro, nell’esercizio della sua funzione (in quanti, tra gli interessati, apprezzerebbero se svelassi a che tipo di gerarchia allude il sibillino «Non sarà il primo, sarà il quinto» riferito a Christian e lasciato in sospeso nell’incipit del libro? E del resto, senza svelare i dettagli in proposito, non resta forse aleatorio l’apprezzamento – perché è di questo che si tratta: visto che la letteratura ha tra i suoi obiettivi quello di intrattenere – che invece sempre dovrebbe essere sostenuto dalle prove e a maggior ragione quando, come avviene spesso e anche in questo caso, recensore e autore si conoscono personalmente? Ma tant’è).

La meravigliosa vita della punteggiatura

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Pubblichiamo una recensione di Giorgio Vasta, uscita su «Repubblica», sul libro di Francesca Serafini «Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura»(Laterza).

Un mio compagno di classe, alle scuole medie, scrivendo i temi ricorreva sempre alla medesima strategia: intrattenendo con l’interpunzione un legame fondato su sospetto e prudenza, disseminava il testo di microscopiche scorie bluastre (non a casaccio ma ricorrendo a un criterio talmente privato da risultare impenetrabile). Questo modo di procedere gli serviva a proteggersi dalle eventuali contestazioni che l’insegnante avrebbe potuto muovergli, chiarendo di volta in volta che non di punteggiatura si trattava bensì di macchioline tanto casuali quanto irrilevanti, accidentali sporcature d’inchiostro da imputare soltanto a una Bic difettosa.

Per trasformare il sospetto in fiducia, la prudenza in coscienza, a quel vecchio compagno di classe (una regola non scritta dell’aneddotica prevede che protagonista di situazioni vagamente cialtrone sia sempre un compagno di classe) sarebbe servito leggere Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura (Laterza), un libro nel quale Francesca Serafini – italianista, saggista, sceneggiatrice per la televisione e per il cinema – riesce a raggiungere simultaneamente due obiettivi.

Lo stesso coinvolti

di Francesca Serafini

Un viaggio tra remote città fantasma, dove aleggia ancora la speranza, e le nostre città, al cui posto sembra aver attecchito “l’indecenza della non rabbia, della non bestemmia, della rassegnata assuefazione”. Parole di De Andrè, attraverso le quali mettere in crisi il nostro presente.

Alla ricerca di una lingua per la fiction (II parte)

La seconda parte dell’articolo di Francesca Serafini sul linguaggio della fiction televisiva apparso sul sito della Treccani. di Francesca Serafini 2. Tutte le lingue del dialogo Anche in un contesto dichiaratamente finto già dal nome (quello della fiction, appunto), bisogna fare tutto il possibile perché i dialoghi non risultino falsi. E per questo è necessario, […]

Alla ricerca di una lingua per la fiction (I parte)

Un articolo di Francesca Serafini, script editor televisiva e storica della lingua italiana; già apparso sul sito della Treccani, il pezzo analizza in maniera approfondita il linguaggio della fiction televisiva. Essendo parecchio lungo, lo abbiamo diviso in due parti. di Francesca Serafini 1. Il patto leonino Quando parliamo di lingua della fiction televisiva, con riferimento […]