Dalla beat generation a Michele Mari: le letture di Manuel Agnelli

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Manuel Agnelli, fondatore e leader degli Afterhours, è uno dei venticinque musicisti intervistati da Pierluigi Lucadei nel suo nuovo libro Letture d’autore, appena pubblicato da Galaad, che indaga i profondi legami tra narrativa e canzone d’autore (fonte immagine).

Quali sono stati i primi romanzi a colpire la tua immaginazione?

Durante l’infanzia, L’isola del tesoro. E poi Oliver Twist e tutto quel genere di letteratura lì. Ho sempre amato le epopee e questo amore mi accompagna ancora oggi. Non è un caso che uno dei romanzi recenti che ho apprezzato di più sia stato Roderick Duddle di Michele Mari, che ha avuto il coraggio di riprendere un genere letterario, quello delle epopee appunto, ormai abbandonato forse perché poco cool. Ti dico senza mezzi termini che secondo me Michele Mari è il più grande scrittore italiano vivente. Dal punto di vista tecnico, stilistico, della libertà mentale, lo ritengo una punta di diamante.

Il lavoro creativo, la paternità e lo snobismo da salotto: intervista a Francesco Bianconi

FrancescoBianconi

Con i Baustelle ha creato un riconoscibile immaginario fatto di romanticismo, sesso, decadenza, suggestioni cinematografiche e riferimenti tanto ai più anarchici anni Sessanta (Gainsbourg, Brel) quanto al pop inglese di fine secolo (Pulp). Dallo stesso immaginario vengono fuori anche le sue prove narrative: dopo il primo romanzo, “Il regno animale”, pubblicato nel 2011, Francesco Bianconi è appena tornato in libreria con la sua seconda opera, “La resurrezione della carne” (Mondadori, Strade Blu), nella quale racconta la storia dell’autore di una famosa fiction sugli zombi che, tra aperitivi, interviste e comparsate in TV, si trova ad affrontare quell’imprevedibile collisione tra amore e dolore che è la vita.

Chi è Ivan Sacchi, il protagonista del romanzo?

Nell’idea di partenza, Ivan Sacchi è un perfetto rappresentante dell’intellettuale occidentale della nostra epoca. Un radical-chic, uno snob forse, che, pur essendo molto colto, rimane sempre in superficie. È soprattutto una persona che si lamenta. Ciascuno di noi forse è diventato un po’ Ivan Sacchi. Tutti ci lamentiamo, indipendentemente dai ruoli che abbiamo, con post, status, tweet, abbiamo fatto dello snobismo da salotto una pratica quotidiana. Su Twitter siamo tutti dei piccoli Flaiano. Mi interessava raccontare uno di questi personaggi che, ad un certo punto, è costretto a lamentarsi per un motivo vero, profondo e tragico. Mi interessava rappresentare la possibile trasformazione di una persona così e, alla fine, l’ho trasformata fino ad una vera e propria “resurrezione”.