Da dove veniamo: la versione di Maino

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In questi mesi la rivista “Lo Straniero” sta lanciando un’inchiesta chiedendo a diversi scrittori italiani di raccontare attraverso quale percorso la storia del paese può aver fatto da ispirazione per i propri libri, tenendo conto anche dell’intreccio tra le motivazioni pubbliche e quelle personali. Dopo la prima parte, che coinvolgeva questi scrittori, è da poco uscita la seconda. Il prossimo mese, la terza. Tra gli scrittori sollecitati per la seconda parte dell’inchiesta c’è Francesco Maino, autore di “Cartongesso“, un romanzo importante, apprezzato e consigliato da molti collaboratori di minima&moralia. Ecco il suo contributo. Buona lettura.

“Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale.”

(P.P.P., Roma, 1° novembre 1975, ore 16.00)

di Francesco Maino

Omissis…

Premesso che,

l’odio mio per i giudici è lucido sì, ma tutt’altro che controllato, le stanze dei giudici sono sempre chiuse, e le facce… dovreste vedere il pallore delle facce dei giudici, o il bavaglio allentato sotto la pappagorgia, di quelli prossimi alla pensione, la loro scrittura è spietata, no, inumana è la parola giusta, come tutta la lingua della Pubblica Amministrazione, e quella stupida tracotanza con certi colleghi appena arruolati non si può neppure dire, io odio la parola: magistrato, la locuzione: onorevole magistrato, oppure Illustrissimo Tribunale o ancora Eccellentissima Corte d’Appello, odio, nel 2014, le parole: sentenza, ordinanza e decreto, mi sembrano parole criminali, odio la formula biascicata ad alta voce, senza un minimo mai di sacralità, di tono solenne, in nome del popolo italiano, sbrigativamente, come fosse una scocciatura, solo e sempre una scocciatura,