Francis Scott Fitzgerald e la ricerca della verità

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Immagino che sia felice, oggi, Francis Scott Fitzgerald, di sapere che a quasi settantasette anni dalla sua morte, l’insegnamento più importante lasciato agli scrittori che continuano a crescere leggendo la sua opera gira tutto attorno al cardine della serietà. Quando un attacco cardiaco lo uccise, a fine 1940, la prigione dorata del successo e della fama mondana ancora lo perseguitava. Nessuno pensava alla seria dedizione al lavoro di scrittore quando sentiva parlare di lui.

Uno spreco fatale e al tempo stesso sontuoso

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Sylvia (il libro di Leonard Michaels edito da Adelphi con traduzione di Vincenzo Vergiani) racconta un amore fatale, impuro, violento, viscerale; un amore che si consuma tra liti furibonde e un sesso disperato. È uno di quei romanzi in cui la bella scrittura sembra quasi una conseguenza. L’autore rinuncia a descrivere sentimenti e si limita a esprimere sensazioni – che garantiscono una maggiore fedeltà, una sincerità più profonda; è un libro dotato di una prosa indolente, che non vuole sorprendere con una struttura sintattica articolata, ma che mira soltanto a rappresentare la realtà nella maniera più diretta, nuda, senza fronzoli, con uno stile paratattico che procede per frasi brevi, coordinate da nessi elementari.

La sua forza è nella semplicità. Stupisce proprio in quanto non desidera stupire: «Stando lì a Cambridge con lei, non sentivo alcun bisogno impellente di essere altrove. Sarebbe stata una splendida estate, rigogliosa, profumata. Avevo una ragazza. Nessun dovere. Dovevo solo esistere».

True love waits – l’amore, i Radiohead, ventuno anni dopo

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Una delle più belle – e vere – canzoni d’amore che io conosca s’intitola True love waits e appartiene alla discografia dei Radiohead. È una canzone semplice – parte come una dichiarazione, e finisce come una supplica. Ma nel suo piccolo giro armonico di accordi lunghi e insistiti tocca in modo inaspettato molto di ciò […]

Lavorare sul fuoco. Scott Spencer e Un Amore Senza Fine

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di Natalia La Terza

Ho letto Un amore senza fine pubblicato nel 1979, candidato al National Book Award e inserito nei migliori libri di quell’anno dal New York Times – piuttosto tardi. Erano passati mesi dalla seconda pubblicazione in Italia, giugno 2015, da Sellerio (la prima, nel 1980, per Mondadori), nella traduzione di Francesco Franconeri.

Era un periodo in cui mi accorgevo che, se uno scrittore o una scrittrice non mi facevano venire la voglia di rileggere la loro prima pagina subito dopo averla finita, avevo paura di non arrivare nemmeno all’ultima. Della storia scritta da Scott Spencer avevo letto il giudizio di Jonathan Lethem, che lo paragonava a uno dei miei libri e uno dei miei film preferiti: Il grande Gatsby e La rabbia giovane, e ne avevo sentito parlare, entusiasta, da Tiziana Lo Porto.

Gli dei di New York. Alcol, solitudine, pietà. Ritratti dell’ultima capitale

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Questo articolo è uscito su La Lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo (fonte immagine).

Su una nave che lambisce New York, per un attimo, Scott Fitzgerald sente che può essere salvato. Sono le prime luci della sera, l’autore di Belli e Dannati è a prua e dalla terra ferma ascolta echeggiare il fragore che precede la festa. Fitzgerald torna a Manhattan dopo tre anni di assenza e un pugno di libri di successo, non ha nessuna intenzione di darsi pace per la donna che ama. Sa già di essersi venduto l’anima alla bottiglia. Cammina sul ponte, tutto solo, e ammira lo scintillio newyorchese mentre la banda della nave suona un marcetta volgare rispetto al rumore bianco di Manhattan.

Come stanno i giornalisti oggi in Italia? Una conversazione con Adele Cambria

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Il 5 novembre scorso è scomparsa Adele Cambria, giornalista e scrittrice protagonista della vita culturale italiana: storiche le sue collaborazioni con L’Europeo, Il Giorno, Paese Sera, Lotta Continua, in seguito La Stampa e L’Unità. Recitò per Pier Paolo Pasolini nei film Accattone, Comizi d’amore e Teorema. Come scrittrice ha pubblicato, tra gli altri, il libro Nove dimissioni e mezzo (Donzelli). Per ricordarla pubblichiamo un’intervista inedita di Luciana Cimino, che ringraziamo. Il colloquio risale a tre anni fa (fonte immagine).

di Luciana Cimino

Avevo preparato una grande quantità di domande, perché tante erano quelle che volevo farle da quando ho letto per la prima volta il suo libro, Nove dimissioni e mezzo, che penso sia un testo fondamentale. Ma volevo iniziare però dalla Calabria…

In questo periodo sto collaborando con il quotidiano di Aldo Varano, Zoom Sud, su cui ho scritto un pezzo che ha suscitato un dibattito molto ampio. Ho raccontato l’amore e la scoperta della sessualità a Reggio Calabria negli anni ’50… pensi che all’epoca ero fidanzata con un giocatore di pallanuoto, un bel ragazzo, che studiava ingegneria, con il quale andavo sulla spiaggia quando fuggivo dall’ora di storia dell’arte e un giorno gli prestai Tenera è la notte di Scott Frizgerald, mi ha guardato come se lo avessi insultato e dopo mi scrisse un biglietto in cui mi rispose: “Ti amo tanto, ma non puoi pensare che io legga altri libri all’infuori dei testi dell’università”.

L’America nelle canzoni di Bruce Springsteen

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«Guidavo da solo sull’autostrada fra Ferentino e Frosinone, non esattamente la Route 66; avevo i finestrini aperti, Thunder Road sul riproduttore di cd, mi pareva come se Springsteen e la E Street Band stessero suonando espressamente per me, e mi sono dovuto fermare alla prima piazzola per buttare giù questi appunti», ricorda Alessandro Portelli. Badlands (Donzelli, 218 pagine, 25 euro) è uno studio pregevole, denso, che rivela la passione del professore di letteratura angloamericana, e molto più, per gli universi di riferimento e di senso springsteeniani. Portelli conosce la storia, ma soprattutto sa raccontare le storie. È un viaggiatore instancabile nell’America che più ama, quella fondata sul lavoro.

Amare, perdere e poi scrivere, da Salinger a Ernaux

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Questo pezzo è uscito sul Corriere della Sera (Nell’immagine Charlie Chaplin con Oona O’Neill).

Il cuore di Jerome D. Salinger collassa una mattina del 1943, quando il futuro autore del Giovane Holden sorprende uno dei suoi compagni d’esercito mentre legge l’ultimo numero di Life. Salinger è riuscito ad arruolarsi nel Dodicesimo reggimento fanteria e sta per essere spedito in Europa con mansioni di controspionaggio. Ha ventiquattro anni, brucia di passione per Oona O’Neill, aspirante attrice. Lei è deliziosa, magnetica, figlia dell’autore teatrale più celebrato d’America. Hanno passato mesi di idillio e Salinger la vuole sposare a tutti i costi.

La vita, l’amore e la famiglia secondo Richard Yates

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Il 3 febbraio 1926 nasceva Richard Yates. Pubblichiamo la prefazione di Francesco Longo a Sotto una buona stella (minimum fax). (Fonte immagine)

Granate che esplodono e porte che sbattono. Le pagine di Sotto una buona stella sono lacerate da due guerre. Quella combattuta dal giovane soldato americano Robert Prentice, che salpa dagli Stati Uniti per l’Europa, dove la seconda guerra mondiale è ormai quasi al tramonto, e quella che vede in trincea la madre di Robert, Alice Prentice, in perenne guerra con l’esistenza. Richard Yates le combatté entrambe: si arruolò nell’esercito e sbarcò in Europa, e patì i traumi privati dovuti prima al divorzio dei genitori – aveva solo tre anni – e poi alla crisi e al divorzio con la prima moglie. Questi dolori furono le porte da cui entrò la corrente gelida della tristezza che lo investì per il resto dei suoi giorni, e la sua vita divenne tanto amara che per mandarla giù servirono sempre moltissimi drink. L’unico vero analgesico fu la scrittura.

Credo che i miei lettori portino scarpe da ginnastica. Le lettere John Cheever

John Cheever

di Valentina Della Seta

Scrive Benjamin Cheever: «Mio padre era di un candore estremo, quasi compulsivo, con noi figli. Capivo quando aveva bevuto troppo gin. Capivo quando era in imbarazzo, capivo quando commetteva adulterio. Capivo perfino che tonalità di rossetto lei portasse. Ho spesso udito più di quanto volessi. Ma sono ancora sconvolto da alcune cose che ho scoperto». È un passo della prefazione alla raccolta delle Lettere del padre, John Cheever, pubblicate negli Stati Uniti nel 1988. Il libro esce ora per la prima volta in Italia (Feltrinelli Comete, traduzione di Tommaso Pincio, pp. 488, euro 35,00).
Lo scrittore definito il Čechov dei sobborghi e lOvidio di Ossining, autore di più di cento racconti e di cinque romanzi brevi, era morto nel 1982 a settant’anni.