Alle radici dell’imbecillità

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Questo articolo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

È larga, diffusa, pienamente democratica. È origine e meta, passato, presente e futuro. Ed è irredimibile, inesauribile, strutturale. Come la scimmietta che dentro la testa di Homer Simpson non smette mai di suonare i piatti, l’imbecillità – quella cosa che perfettamente individuiamo nell’altro, dimenticandoci di essere, ognuno di noi, l’altro degli altri – è sempre al lavoro: diligente come un monaco certosino (eppure per nulla eremitica), instancabilmente operosa come un’ape nel suo alveare.

Se è vero che può essere ragione di tormento, è altrettanto vero che possiamo accostarci alla stupidità con un senso di curiosità, di passione se non di incanto, riconoscendo, come Flaubert nel descrivere le gesta di Bouvard e Pécuchet, che la bêtise è il «proprio altrove», ciò che pur appartenendoci come regola abbiamo bisogno di avvertire come eccezione.

Hollywood sul Tevere

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Giuseppe Sansonna è in libreria con Hollywood sul Tevere. Storie scellerate (minimum fax): pubblichiamo una galleria dei personaggi raccontati nel libro e vi segnaliamo che domani, domenica 23 ottobre, alle 17 l’autore presenta il libro alla Libreria Notebook all’Auditorium, all’interno della Festa del Cinema di Roma con Flavio Bucci, Gianluca Nicoletti e Francesco Zippel. (fonte immagine)

Il realismo estremo del nuovo cinema italiano

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Questo articolo è uscito su Repubblica.

di Emiliano Morreale

Ormai da qualche anno, nel cinema italiano (ma anche in certa narrativa, e nelle serie tv) si affaccia un’Italia non solo marginale, ma soprattutto degradata, criminale, senza speranza. E spesso molto cattiva. Le bande di Gomorra – la serie, quelle di Suburra (film e prossima serie). L’anno sorso, l’avvocato finito nel gorgo di Perez di Edoardo De Angelis, e i palazzinari strozzini alle prese con escort fatali (Senza nessuna pietà di Michele Alhaique). Più indietro, tra gli altri, poliziotti violenti contro ultrà (Acab), bande di disperati che tentano il colpo attraverso le fogne (Take Five), adolescenze nella mafia russa (Educazione siberiana), e ancora poliziotti spacciatori (Henry di Alessandro Piva), immigrati spacciatori (La-bas di Guido Lombardi), pugili che si salvano dall’ambiente camorristico (Tatanka di Giuseppe Gagliardi)… Ultimo arrivato, Lo chiamavano Jeeg Robot, con Santamaria rapinatore-supereroe contro lo Zingaro interpretato da Luca Marinelli.

Non sapere, per finta e davvero. Appunti su “Belluscone” per una storia culturale di Palermo

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Questo articolo è uscito su Lo Straniero. 

Belluscone è (anche) un film sul linguaggio. Più esattamente sull’esperienza linguistica palermitana. O meglio ancora sulla frequente coincidenza palermitana tra linguaggio e indicibilità. In Belluscone Franco Maresco filma corpi, volti, bocche, il teatrino della parola allestito in ogni bocca, l’avventura rocambolesca di una lingua fondata sul costante andirivieni dal palermitano all’italiano al palermitano, lo sfarinarsi del lessico, la sintassi che si imbizzarrisce e disarciona il senso consueto generandone un altro ancora, liminare e illuminante.

Le ragioni per le quali in Belluscone il linguaggio coincide con l’indicibilità sono soprattutto tre. Perché ci sono termini i cui fonemi risultano, malgrado i reiterati tentativi, impronunciabili (folclore, per esempio, che si incarta in florcore, oppure incaprettato che diventa incrapettato); perché se ne ignora il senso (ibrido è un vocabolo che in certi casi può suscitare disorientamento, così come labiale); perché ci sono parole che non devono essere dette: è tollerabile alludere al loro significato facendo però sì che il significante che le veicola permanga silente, larvale, il fantasma di una parola (Lauricella, il cognome del boss, viene mormorato ma è senza suono: è una parola che si ascolta con gli occhi).

Conversazione con Franco Maresco

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Domani si inaugura la 71a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Tra i film più attesi c’è Belluscone – una storia siciliana di Franco Maresco. Con piacere pubblichiamo questa conversazione tra Maresco e Andrea Inzerillo apparsa originariamente sulla rivista on line di cultura cinematografica Rapporto Confidenziale che ringraziamo e vi invitiamo a visitare.

Andrea Inzerillo: Ci sono molte aspettative per il tuo nuovo film Belluscone – una storia siciliana, forse anche viziate da un equivoco, dal momento che si ripete spesso (ancora a distanza di anni) “Maresco, che si è separato da Ciprì”. Questo mi fa pensare che non molti abbiano visto Io sono Tony Scott, data anche la sua sfortunata storia produttiva e distributiva. Si pensa che Belluscone sia il tuo primo film in solitaria ed è un peccato, anche perché arriva a Venezia già con una distribuzione in sala, e dunque almeno sulla carta è un film più fortunato di Tony Scott. Mi piacerebbe sapere se hai percepito questa attesa e che tipo di reazioni ti aspetti.

Franco Maresco: Proprio stamattina Alessandra e Gabriele, che curano l’ufficio stampa del film e che lavorano per la Lucky Red e per Parthénos mi dicevano: “Franco, c’è molta attesa rispetto al film”. Poi mi hanno chiesto: “ma non è che tu per caso pensi di non venire a Venezia?” (perché dieci anni fa è stato così per Come inguaiammo il cinema italiano).

Cosa potrete vedere alla 71a edizione della Mostra del Cinema di Venezia

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di Carlotta Briganti

Mentre sta finendo la conferenza stampa e tutti i film son stati annunciati, vi raccontiamo cosa potrete vedere alla settantunesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Non parlerò di tutti i film che verranno proiettati al Lido dal 27 agosto al 6 settembre. Per l’elenco ufficiale basta farsi un giro sul sito della Biennale o leggere i quotidiani domani. Provo a fare invece al volo un elenco delle cose più interessanti e/o bizzarre che mi sembrano venute fuori dagli annunci qui all’Hotel St. Regis (luogo della conferenza stampa).

Oltre 3000 tra lunghi e corti arrivati alla commissione. Ed ecco alcuni tra i film scelti dal direttore Alberto Barbera, insieme ai selezionatori Bruno Fornara, Oscar Iarussi, Nicola Lagioia, Mauro Gervasini, Marina Sanna, Giulia d’Agnolo Vallan.

Mostri estinti

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Pubblichiamo un pezzo di Giuseppe Sansonna uscito su Orwell. (Immagine: È stato il figlio, Daniele Ciprì.)

I mostri di celluloide sono in via di estinzione. Dino Risi e affini ne avevano catalogati a decine, negli anni sessanta. Da troppo tempo, invece, non trovano più spazio sugli sbiaditi schermi del cinema italiano. Monotono nel riproporre macchiette anemiche, di maniera. In perenne affanno rispetto ad una realtà affollata da devianze antropologiche, nate a imitazione della televisione più corriva. L’attuale commedia italiana, salvo rare eccezioni, ai baccanali grossolani della Roma polveriniana contrappone le prostitute edificanti di Nessuno mi può giudicare. Del Satyricon in perenne espansione in cui viviamo non rimane traccia nelle commedie giovanili in serie, nelle stucchevoli notti prima degli esami, nelle pochade vacue di Salemme e affini. Una presenza perturbante come Ratzinger, un tempo, avrebbe acceso le contorsioni visive di Petri e Ferreri. Oggi, affiancato da Checco Zalone, diventa un caratterista minimo, un vecchietto bonario goloso di cozze pelose e con l’accento da Sturmtruppen.

In memoria di Ciprì e Maresco

Questo pezzo è apparso nel numero di febbraio della rivista Lo Straniero. Memorabile apparizione Agli inizi degli anni Novanta, quando la televisione pubblica italiana non era irreversibilmente comatosa come oggi, sugli schermi di una Rai Tre allora diretta da Angelo Guglielmi iniziarono a comparire degli strani frammenti filmati. Si trattava di brevi scenette in bianco […]