“I fatti nudi e crudi non esistono”. Intervista a Eugenio Scalfari

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Questo articolo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Da oltre vent’anni Eugenio Scalfari si confronta pubblicamente con l’Io. In saggi, romanzi, articoli, ha più volte indagato la via per conoscere l’Io e sottrarsi al suo dominio. Ma poiché quella via è possibile solo nei casi in cui l’individuo riesca a liberarsi della memoria con cui presume di controllare se stesso e il mondo, è evidente che Scalfari non riuscirà mai in quello sforzo titanico di cui ha esplorato la teoria.

A novantadue anni, infatti, mentre, come dice lui, lotta contro l’anagrafe, la sua memoria è prodigiosa. Benché ripeta che “come a tutti i vecchi a me capita di ricordare benissimo fatti lontani ma non quelli più vicini”, in tre ore e mezza di chiacchiere, divagando sulla ripubblicazione del suo primo romanzo (Il labirinto, Einaudi, pp. 241, euro 19) e tutto quello che si porta appresso, Scalfari mi sconcerta con racconti dettagliatissimi, dalle memorie più lontane a quelle più vicine.

La letteratura deve entrare nel paesaggio di chi non legge. Intervista a Dany Laferrière

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Questa sera, nell’ambito del Festival Letterature, saranno sul palco di piazza del Campidoglio Dany Laferrière, Concita De Gregorio e Binyavanga Wainaina, con la lettura di testi inediti.  Pubblichiamo un’intervista di Gabriele Santoro a Dany Laferrière : il testo che leggerà s’intitola Sono una macchina da presa.

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«Una venditrice, seduta con la schiena contro un muro, davanti una decina di manghi. È il suo lavoro. Per lei niente è cambiato. Questa gente è talmente abituata a procurarsi di che vivere in condizioni difficili che porterà la speranza perfino all’inferno». Dany Laferrière assembla, con la musicalità che gli è propria, in tanti scatti la lacerazione consumata nel tempo di una manciata di secondi. Un evento che non ha frammentato la fierezza del popolo haitiano resistente. Il terremoto, quanto il ritorno da un esilio forzato, rappresentano lo spazio ideale per l’autore, che nella narrazione riesce a costruire un io collettivo.