L’Outsider di Colin Wilson

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Questo pezzo è uscito su Repubblica.

Nell’inverno del 1954, uno scrittore inglese di ventitré anni, solo e squattrinato, concepì il libro che lo avrebbe reso celebre. Il suo nome era Colin Wilson, si era trasferito a Londra da Leicester, e dopo aver passato le notti estive in sacco a pelo a Hampstead Heat per risparmiare, coi primi freddi aveva trovato rifugio nella sala lettura del British Museum.

Qui scriveva romanzi incapaci di sollevarlo dalla condizione di indigenza in cui si era ficcato. Era una vita dura. Ma era anche una vita avventurosa. Gli si farebbe torto dicendo che Wilson venerava i grandi irregolari vissuti tra Otto e Novecento come Emma Bovary i personaggi dei romanzi d’appendice. Ma solo un angry young man convinto di trarre ispirazione dagli eroi estremi di Knut Hamsun poteva ritrovarsi, il giorno di Natale, a smangiucchiare pomodori in scatola in un’umida stanzetta di Brockley (sud di Londra), senz’altra compagnia che se stesso e il cuore in pace.

Giorgio Colli, Nietzsche e la nascita della filosofia

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

Ci sono libri che finiscono per identificarsi nella loro copertina con tale potenza che sembra impossibile pensarli in un’altra veste. Sono casi rarissimi. I motivi restano spesso insondabili. Generalmente è l’assenza di immagini e un colore dominante: qualcosa che si fonde con il contenuto del libro, il suo valore, la capacità di restare. Perché è il tempo a dettare legge. E difficilmente all’inizio si potrebbero far previsioni. Esattamente quarant’anni fa, per esempio, nessuno avrebbe immaginato che La nascita della filosofia, il piccolo volumetto Adelphi, giallo, percorso da righe nere, il nome del suo autore in corsivo, fosse destinato a diventare da sé, fisicamente, una specie di talismano. Non poteva sperarlo nemmeno Giorgio Colli, che pure, mentre si rigirava il libro in mano, non dissimulò  l’orgoglio nel constatare la riuscita somiglianza con quell’altro volumetto della Piccola Biblioteca Adelphi, anch’esso giallo, il nome dell’autore in corsivo: Friedrich Nietzsche, e il titolo su due righe: La nascita della tragedia.

L’allucinazione non è una faccenda privata. L'”Esegesi” di Philip K. Dick

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Questo articolo è uscito su Repubblica, che ringraziamo.

“Bisogna superare la falsa idea che un’allucinazione sia una faccenda privata”.

Il 20 febbraio del 1974, lo scrittore Philip K. Dick, dopo quattro matrimoni falliti, la pubblicazione di una trentina di opere che lo consacreranno presto come un maestro della letteratura nord americana, e un consumo di droghe non quantificabile, si recò in un centro odontoiatrico per farsi estrarre due denti del giudizio. Qualcosa non funzionò con l’anestesia a base di sodio penthotal che il dentista gli aveva praticato, perché già nel pomeriggio Dick era in preda a dolori lancinanti. Così Tessa (la sua quinta moglie) telefonò al dentista per un analgesico.