Genova, 2001

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La settimana che ricorre quindici anni dopo la “macelleria messicana” della Scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 (“La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, secondo la celebre sentenza di Amnesty International) si è aperta con l’eco dell’ennesima beffa, dopo il danno atroce: l’agente che mentì sostenendo di essere stato accoltellato da un no-global (quale giustificazione per la crudele repressione di quella sera) è stato condannato ad un’ammenda equivalente a 47 euro.

47 euro. Mentire da Ufficiale dello Stato su una tortura di massa operata dalle Forze dell’Ordine costa come una cena completa in un ristorante di buona qualità, poco più di un paio di scarpe acquistate ai saldi, poco meno di una prestazione sessuale mercenaria contrattata per strada in una notte di periferia.

Questa scandalosa sentenza è solo la ciliegina su una torta di infamie che ha visto molti dei poliziotti coinvolti nelle torture essere gratificati con carriere folgoranti, per non parlare dei premi ricevuti dal tristemente celebre “dottor mimetica” o della promozione dell’allora capo della polizia De Gennaro alla guida di Finmeccanica.

Tutte queste domande

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Sono passati undici anni dal G8 di Genova. Pubblichiamo un racconto di Christian Raimo contenuto nella raccolta «Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro?».

Arriva nel primo pomeriggio, come un’ondata di riflusso di calore, mio nipote. Me ne accorgo dalla voce che mi dice: no’, mi chiede se sto dormendo, ma io non gli rispondo, no-nno, non subito almeno, perché non mi rendo conto da dove arriva: eeh? perché mi chiama se non si fa vedere? Si posa poi seduto sul letto, sull’angolo del letto, come un grave in un esercizio di fisica, fa bum con la voce, come se sistemasse anche quella, o si scrollasse non so che di dosso, e alle volte mi chiede: mi vedi? (la luce della stanza pare scolorita, disposta a macchie), ma grazie, certo che lo vedo, che mi sta davanti, e di scatto, altre volte invece, che mi chiede la stessa cosa, mi vedi?, non riesco a capire dove s’è messo, ma perché cambia, si sposta di continuo, perché fa questi esperimenti?