Un punto di approdo: intervista a Hisham Matar

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

In che modo si può sopravvivere all’assenza, quando il potere riesce a rendere ancora più labile il confine tra la vita e la morte? Hisham Matar, classe 1970, nato a New York e cresciuto a Tripoli, ha provato a rispondere con l’intensa e splendida autobiografia Il ritorno (Einaudi, traduzione di Anna Nadotti), per la quale è stato insignito del Premio Pulitzer nel 2017.

Lo scrittore intreccia il dolore intimo della sparizione del padre, Jaballa, rapito nel suo appartamento al Cairo e recluso nella prigione libica di Abu Salim dal regime di Gheddafi, di cui era un autorevole oppositore, con gli echi della storia della Libia senza pace.

Vita e rivolte di John Lewis

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

John Lewis non ha mai smesso di credere nel progresso, vivendo da protagonista sulla propria pelle le principali battaglie contro il razzismo e per i diritti civili che hanno segnato il Novecento americano. All’età di ottant’anni è morto, colpito da un tumore al pancreas, l’ultimo grande simbolo del Movimento per i diritti civili. Un leader longevo del quale non svanirà la memoria nella storia politica e sociale statunitense.

Vocabolario dei desideri: intervista a Eshkol Nevo

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Che cosa spinge uno scrittore israeliano di caratura internazionale come Eshkol Nevo ad accettare i tempi narrativi di una rubrica giornalistica? Mosso dalla curiosità di misurarsi con una sfida nuova, all’inizio del 2019, l’autore di Simmetria dei desideri e Tre piani Nevo ha accettato di scrivere per la rivista Vanity Fair una serie di racconti brevi, ispirati da una parola per oggi lettera dell’alfabeto, che ora sono diventati un libro Vocabolario dei desideri (Neri Pozza, 110 pagine, 18 euro, traduzione di Raffaella Scardi dall’ebraico) con le illustrazioni di Pax Paloscia. Nevo, con la consueta abilità nel tessere mosaici di storie, parte dalla parola desiderio per esplorare un ampio spettro dei sentimenti e delle relazioni umane.

Un altro giorno di morte in America: intervista a Gary Younge

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«Il razzismo è un virus insidioso che muta per adattarsi al corpo politico nel quale si annida. La discrepanza di reddito tra i bianchi e i neri è più importante oggi di quanto non lo fosse nel 1963, all’epoca della marcia su Washington, mentre le scuole del Sud sono più segregate ora di quanto non lo siano state negli ultimi quarant’anni», scrive Gary Younge, britannico classe 1969, nel libro pluripremiato Un altro giorno di morte in America (add editore, 350 pagine, 18 euro, traduzione di Silvia Manzio).

Younge, per oltre un decennio corrispondente di punta negli Stati Uniti del quotidiano The Guardian, di cui ora è editorialista insieme ad altre testate come The Nation e The New York Review of Books, ha una cattedra di sociologia all’Università di Manchester ed è attualmente visiting professor presso la London South Bank University.

La notte della civetta. Intervista a Piero Melati

Peppino Impastato di Gaspare Nuccio

Fotografia di Gaspare Nuccio.

«Oggi, dopo mille stragi, dopo Falcone e Borsellino, ogni spazio parrebbe chiudersi, non dico all’idillio, ma alla fiducia più esangue. E tuttavia…finché in una biblioteca mani febbrili sfoglieranno un libro per impararvi a credere in una Sicilia, in un’Italia, in un mondo più umani, varrà la pena di combattere ancora, di sperare ancora. Rinunziando una volta per tutte a issare sul punto più alto della barricata uno straccio di bandiera bianca», scrisse Gesualdo Bufalino nella nota Poscritto 1992 contenuta nell’antologia Cento Sicilie.

Alla vigilia degli anniversari dei due eventi, la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, che hanno segnato la contemporaneità della storia repubblicana, il giornalista e scrittore palermitano Piero Melati pone con il libro La notte della civetta (Zolfo editore, 288 pagine, 18 euro) domande taciute, che ci fanno evadere dalla riserva indiana nella quale è costretto un pezzo gigante della biografia nazionale. La storia della Sicilia è quella d’Italia. Melati ci libera dalla retorica degli eroi, per leggere le pagine chiare e tentare di decifrare quelle ancora oscure.

Afghanistan Picture Show: la versione di William T. Vollmann

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

«Quando i sovietici invasero l’Afghanistan volli andare lì. Aveva tutta l’aria di essere un tesoro di incubi». Queste parole restituiscono in qualche misura l’essenza dell’uomo e dello scrittore americano William Vollmann. Nel 1982 aveva ventidue anni e da circa tre era cominciata la guerra russo – afghana. Lui scelse di raggiungere il fronte. A Peshawar prima di varcare il confine ed entrare nel paese dal Pakistan, un giovane afghano, figlio di un diplomatico, gli domandò: «Che cos’è la libertà? Cos’è allora la democrazia?». Da quel conflitto ne sono deflagrati molti e sono cambiati gli schieramenti, tuttavia la questione posta in quello scenario è irrisolta.

Il secolo asiatico: intervista a Parag Khanna

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Pubblichiamo un articolo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Parag Khanna, classe 1977, esperto di relazioni internazionali, è considerato tra gli strateghi geopolitici più influenti del mondo. Dopo volumi importanti come I tre imperi, Connectography e La rinascita delle città-Stato, la casa editrice Fazi un anno fa ha portato nelle librerie italiane l’ultimo lavoro dello studioso indiano dal titolo Il secolo asiatico. In queste settimane Khanna segue l’evolversi della crisi legata alla pandemia, fornendo numerose e interessanti analisi e scenari dalla prospettiva asiatica.

California tra letteratura e coronavirus: intervista a John Freeman

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo. Photo by davide ragusa on Unsplash

«In California il futuro è arrivato in anticipo», scrive William Vollmann. Dalle migrazioni al cambiamento climatico lo Stato nordamericano incarna tutte le principali sfide del nostro tempo. Ora inevitabilmente il nuovo fronte si chiama coronavirus.

Il governatore della California, Gavin Newsom, ha ordinato ai circa quaranta milioni di abitanti di stare a casa per contrastare la rapida diffusione dell’epidemia. È utile ricordare come la sola California costituisca la quinta economia del mondo.

La scoperta di Cosa Nostra

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«La mafia in Sicilia si occupa anche del mercato dei fiori». A dirlo fu il giudice Cesare Terranova, l’uomo che aveva arrestato il “corleonese zero”, Luciano Liggio, antenato di Riina e Provenzano. Terranova, dopo due mandati parlamentari, deluso dalla politica, tornò in magistratura nel giugno del 1979, in tempo per essere ucciso tre mesi dopo a Palermo.

Così potete giurare che pure la composizione floreale regalata dal prete del paese a Kay Corleone (Diane Keaton), sotto gli occhi di Michael Corleone (Al Pacino), nella scena del matrimonio del Padrino parte III, girato nel 1990 a Forza D’Agrò, in provincia di Messina, sarebbe stata meritevole di sequestro. Anche quel “mazzolin di fiori” utilizzato sul set profumava certo di racket e polvere da sparo.

“Uomini di poca fede”: L’America rurale raccontata da Nickolas Butler

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo. Cogliamo l’occasione per ricordare ai lettori di minima&moralia che è uscito da pochi giorni La scoperta di Cosa nostra (Chiarelettere), il libro d’esordio di Gabriele Santoro, di cui consigliamo la lettura. Il lavoro di ricerca, realizzato negli Stati Uniti, ricostruisce l’origine e l’evoluzione di Cosa nostra tra le due sponde dell’Atlantico con due protagonisti: il collaboratore di giustizia Joe Valachi, il primo a fare il nome dell’organizzazione mafiosa, e il ministro della Giustizia dal 1961 al 1964 Robert Kennedy.

Lo scrittore Nickolas Butler, classe 1979, nato ad Allentown, in Pennsylvania, e cresciuto a Eau Claire, in Wisconsin, ama raccontare la terra che respira e cammina, ma la sua lingua è universale.

Il sessantenne Lyle Hovde, a lavoro nel suo frutteto, è un emblema dell’amore per il paesaggio evocativo del Midwest. Butler, definito cantore della provincia americana per eccellenza, ha scelto la prospettiva di Lyle per costruire l’ultimo romanzo Uomini di poca fede (Marsilio, 256 pagine, 17 euro, traduzione di Fabio Cremonesi), che nella sua complessità aiuta a superare gli stereotipi della narrazione monolitica di quella parte di America.