California tra letteratura e coronavirus: intervista a John Freeman

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo. Photo by davide ragusa on Unsplash

«In California il futuro è arrivato in anticipo», scrive William Vollmann. Dalle migrazioni al cambiamento climatico lo Stato nordamericano incarna tutte le principali sfide del nostro tempo. Ora inevitabilmente il nuovo fronte si chiama coronavirus.

Il governatore della California, Gavin Newsom, ha ordinato ai circa quaranta milioni di abitanti di stare a casa per contrastare la rapida diffusione dell’epidemia. È utile ricordare come la sola California costituisca la quinta economia del mondo.

La scoperta di Cosa Nostra

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«La mafia in Sicilia si occupa anche del mercato dei fiori». A dirlo fu il giudice Cesare Terranova, l’uomo che aveva arrestato il “corleonese zero”, Luciano Liggio, antenato di Riina e Provenzano. Terranova, dopo due mandati parlamentari, deluso dalla politica, tornò in magistratura nel giugno del 1979, in tempo per essere ucciso tre mesi dopo a Palermo.

Così potete giurare che pure la composizione floreale regalata dal prete del paese a Kay Corleone (Diane Keaton), sotto gli occhi di Michael Corleone (Al Pacino), nella scena del matrimonio del Padrino parte III, girato nel 1990 a Forza D’Agrò, in provincia di Messina, sarebbe stata meritevole di sequestro. Anche quel “mazzolin di fiori” utilizzato sul set profumava certo di racket e polvere da sparo.

“Uomini di poca fede”: L’America rurale raccontata da Nickolas Butler

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo. Cogliamo l’occasione per ricordare ai lettori di minima&moralia che è uscito da pochi giorni La scoperta di Cosa nostra (Chiarelettere), il libro d’esordio di Gabriele Santoro, di cui consigliamo la lettura. Il lavoro di ricerca, realizzato negli Stati Uniti, ricostruisce l’origine e l’evoluzione di Cosa nostra tra le due sponde dell’Atlantico con due protagonisti: il collaboratore di giustizia Joe Valachi, il primo a fare il nome dell’organizzazione mafiosa, e il ministro della Giustizia dal 1961 al 1964 Robert Kennedy.

Lo scrittore Nickolas Butler, classe 1979, nato ad Allentown, in Pennsylvania, e cresciuto a Eau Claire, in Wisconsin, ama raccontare la terra che respira e cammina, ma la sua lingua è universale.

Il sessantenne Lyle Hovde, a lavoro nel suo frutteto, è un emblema dell’amore per il paesaggio evocativo del Midwest. Butler, definito cantore della provincia americana per eccellenza, ha scelto la prospettiva di Lyle per costruire l’ultimo romanzo Uomini di poca fede (Marsilio, 256 pagine, 17 euro, traduzione di Fabio Cremonesi), che nella sua complessità aiuta a superare gli stereotipi della narrazione monolitica di quella parte di America.

Salvatore Scibona e il peso della storia

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Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Lo scrittore americano, di origine italiana, Salvatore Scibona, classe 1975, era nato da meno di un mese, quando fu evacuata l’ambasciata statunitense a Saigon, evento che rappresentò simbolicamente la fine della guerra. Il Vietnam è stato per lui anche una questione di famiglia.

Il conflitto che, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ha lasciato il segno più forte nella nostra cultura è lo scenario da cui si sviluppa il secondo e potente romanzo, Il volontario (66thand2nd, 439 pagine, 20 euro, traduzione di Michele Martino), di Scibona è tra le voci più interessanti della letteratura nordamericana. La ricerca fondamentale, che il libro esplora, è come una persona possa diventare realmente sé stessa e comprendere il mondo, non cercando qualcosa ma perdendo tutto.

Mistero americano: The Irishman

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Questo pomeriggio (ore 17.45, Sala La nuvola) Charles Brandt interverrà Più Libri Più Liberi. Di seguito pubblichiamo un’intervista all’autore di The Irishman uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Senza il corpo, senza nessuna prova. Dal 30 luglio 1975 l’America s’interroga sulla sparizione di Jimmy Hoffa, che il 14 ottobre 1957 dopo un’ascesa prepotente era stato eletto capo dell’International Brotherhood of Teamsters, il sindacato più influente della nazione.

Qual è stata la fine di Hoffa, spregiudicato protagonista per vent’anni della vita economica, politica e criminale degli Stati Uniti? La domanda è tuttora irrisolta, nonostante i decenni d’indagini dell’FBI e le miriadi d’ipotesi. In questo vuoto, che è un’ossessione nell’immaginario della società nordamericana, si è inserito con forza il lavoro del newyorchese Charles Brandt, avvocato ed ex Procuratore generale dello Stato del Delaware. Il suo libro I heard you paint the houses, pubblicato per la prima volta nel 2004, è uscito in una nuova edizione e oltreoceano è in vetta alle classifiche di vendita. La storia e la scrittura di Brandt hanno conquistato Martin Scorsese e Robert De Niro, con cui l’autore ha collaborato per la trasposizione cinematografica.

Da Nuova Delhi a Venezia, il romanzo globale di Amitav Ghosh

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Le sfide poste dagli effetti del cambiamento climatico sono una questione anche culturale. Qual è il ruolo della letteratura, e più in generale della cultura, nell’affrontare la progressiva trasformazione e il disequilibrio del rapporto tra uomo e natura? Questa domanda raffigura il cuore dell’opera dello scrittore indiano Amitav Ghosh, che vive tra la natia Calcutta e New York. Con il saggio La grande cecità (Neri Pozza, 2017), che ha conosciuto un successo su scala mondiale, lo scrittore si è sottratto agli opposti estremismi dei negazionisti del riscaldamento globale e dei narratori dell’apocalisse, allargando la prospettiva di ricerca sul tema.

Lipsia tra le due Germanie, trent’anni dopo la riunificazione

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, qui in una versione più estesa. (fonte immagine)

A Lipsia le “Montagsdemonstrationen”, le proteste non violente del lunedì, tracciarono non solo simbolicamente la strada che condusse alla caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989.

All’alba di quell’anno, l’aria a Lipsia, epicentro della Ddr e sede del colosso industriale VEB TAKRAF che raggruppava ventisei imprese, era irrespirabile. I confini della città erano pieni di crateri di lignite e le fabbriche a carbone l’annerivano. Nelle chiese, luoghi relativamente sottratti al controllo poliziesco statuale, la protesta degli ambientalisti, che rappresentarono il primo nucleo della rivolta pacifica, si saldò con quella di chi mirava ad abbattere la frontiera tra le due Germanie per riconquistare piena libertà di movimento e d’espressione. Coltivando ancora l’idea di riformabilità dall’interno del sistema, contestavano allo Stato socialista di aver tradito il socialismo e non sognavano il capitalismo.

“I ragazzi della Nickel”: intervista a Colson Whitehead

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo (fonte immagine).

Colson Whitehead, insignito nel 2017 del Premio Pulitzer per la narrativa, dopo la consacrazione internazionale arrivata con La ferrovia sotterranea, è tornato in libreria con il nuovo romanzo I ragazzi della Nickel (Mondadori, 216 pagine, 18.50 euro, traduzione di Silvia Pareschi). Nel libro Whitehead ha esplorato con l’osservazione sul campo e l’immaginazione una vicenda che racconta dell’America di ieri, ma parla di un futuro di libertà ancora da conquistare.

Nel 2014 un gruppo di archeologi e antropologi forensi della University of South Florida ha riportato alla luce l’esito delle brutalità perpetrate nel cuore degli anni Sessanta presso il riformatorio Arthur G Dozier School for Boys, chiuso nel 2011, nel paesino di Marianna. Dai primi scavi, compiuti nel 2012, a oggi, nell’area circostante alla scuola, inaugurata il primo giorno del Novecento, sono state individuate oltre ottanta tombe clandestine.

Tradurre Olga Tokarczuk

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Tra le lingue che Barbara Delfino traduce non c’è lo svedese, ma all’annuncio dell’Accademia di Svezia ha distinto limpidamente il nome di Olga Tokarczuk. In Italia, pochi conoscono come Delfino il percorso e la scrittura del nuovo Premio Nobel per la letteratura.

La traduttrice in italiano del sesto romanzo, I vagabondi (Bompiani), che con la vittoria del Man Booker Prize International aveva consacrato Tokarczuk a livello internazionale, frequentava il terzo anno nella sezione di polonistica dell’Università di Torino, quando ha lavorato per la prima volta a un suo testo.

«All’università, durante alcune esercitazioni di traduzione, la professoressa ci diede un racconto breve di Tokarczuk. Mi colpì subito e cominciai a raccogliere informazioni sull’autrice. Nel Duemila non aveva ancora scritto molto, ma mi appassionò tanto da lavorarci per la tesi di laurea», racconta Delfino.

Prima e dopo la caduta del muro di Berlino. Intervista a Bernhard Schlink

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Questo pezzo è uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Bernhard Schlink, uno dei maggiori scrittori tedeschi contemporanei, ha vissuto in prima linea soprattutto nella veste di costituzionalista l’autunno del 1989, che condusse alla caduta del Muro di Berlino e alla riunificazione della Germania.

Sino al 2006 Schlink è stato giudice presso la Corte Costituzionale della Renania Settentrionale-Vestfalia. Lo stesso anno è stato ordinato professore di Filosofia del diritto presso la prestigiosa Humboldt Universität di Berlino, situata nella zona orientale della città, sotto il controllo sovietico dopo la Seconda guerra mondiale. Il suo primo contatto con la più antica università di Berlino avvenne nel cruciale autunno 1989, quando accettò l’incarico di visiting professor.