Quarant’anni dopo il golpe in Argentina, per non dimenticare Marie Anne Erize

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Quarant’anni fa, in Argentina, la giunta militare guidata da Jorge Rafael Videla, Emilio Eduardo Massera e Orlando Ramón Agosti consumò il colpo di stato che consegnò il paese sudamericano alla dittatura. Marie Anne Erize, modella e attivista, fu una tra le migliaia di desaparecidos vittime del regime. Di seguito un’intervista realizzata via e-mail di Gabriele Santoro con la sorella di Marie-Noelle, sorella di Marie Anne, a cui hanno partecipato anche la madre, Françoise, l’altra sorella, Yolande, e il fratello, Marc.

Poche righe, sempre le stesse, pubblicate il 15 ottobre di ogni anno sulle colonne di Página 12, come se fossero una promessa imprescrittibile di giustizia: «Noi ti ricordiamo sempre, specialmente in questa giornata. Ti amiamo e ci manchi profondamente. La tua famiglia, tutta». Era difficile restare indifferenti alla passione per la vita e alla bellezza densa d’inquietudine che animavano Marie Anne Erize.

L’8 novembre del 1978 Valéry Giscard d’Estaing accettò d’incontrare con discrezione all’Eliseo l’ammiraglio Massera. Il ventesimo Presidente della République voleva la lista degli scomparsi con passaporto francese. Accanto al cognome Erize non compariva l’asterisco, col quale il militare voleva evidenziare l’accertato decesso. A quarant’anni dal golpe militare argentino e dal rapimento della giovane franco-argentina non c’è ancora una tomba sulla quale piangerla. I suoi resti non sono stati rinvenuti nelle numerose fosse comuni emerse a San Juan, luogo dove consumò le ultime ore di libertà prima della tortura.

Nel crepuscolo di Weimar. “Fratelli di sangue” di Ernst Haffner

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I ragazzi non hanno i documenti in regola. Le scelte individuali c’entrano relativamente poco. Non possono essere a piede libero, onde evitare il pernicioso abbandono a sé stessi, recita l’ordinanza del riformatorio. Willi e Ludwig, protagonisti dello struggente romanzo Fratelli di sangue (Fazi, 206 pagine, 17.50 euro, traduzione curata da Madeira Giacci), vogliono compiere il capolavoro: riuscire a vivere onestamente, in regola con la legge, ma senza timbri e senza firme, nella Berlino spietata degli ultimi giorni di Weimar (1919-’33). I fuggitivi della banda, che dà il titolo all’opera, clandestini nella propria città, mostrano il coraggio della fame per la ricerca della libertà, che è conquista quotidiana. Preferiscono la fame all’essere schiacciati, alla mezza sazietà, al falso mito della rieducazione: non diventeranno mai confacenti a quell’ordine, rinunciano alla loro ora di libertà, all’aria di quel cortile.

I rischi del virus Zika

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La Florida ha annunciato che tre donne in gravidanza, rientrate da viaggi fuori dal paese, hanno riscontrato la positività al Zika virus, e il governatore Rick Scott ha chiesto un ulteriore supporto per la rilevazione dell’insorgenza patologica al Centers for Disease Control and prevention, che nei giorni scorsi ha dato notizia della propria investigazione su 14 possibili casi di trasmissione sessuale del virus. Anche i quattro episodi certificati in Italia sono collegati a viaggi.

L’uomo del futuro: Eraldo Affinati sulle strade di don Milani

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Eraldo Affinati sostiene che spesso per distinguere il buono dal cattivo maestro, basta vedere negli occhi dei suoi scolari: se brillano, oppure restano spenti. Due anni fa gli occhi dello scrittore brillavano, quando nel corso di un’intervista accennò alla personale ricerca di don Lorenzo Milani, suo riferimento culturale fondamentale. La visione e le gambe per camminare, assumendo il senso del limite: «don Milani continua a essere inafferrabile: è una domanda inevasa, la spina nel nostro fianco, un pensiero in movimento. Non ci lascia un’opera, una filosofia, un sistema, un progetto, ma energia allo stato puro. L’inquietudine che c’è prima dell’azione. Come se non fosse possibile tenerlo fermo per esaminarlo, sfugge a qualsiasi definizione», scrive Affinati.

La grande ricucitura. Rigenerare Corviale

Die Arena sollte für Nachbarschaftsfeste genutzt werden. Aber dafür fehlt das Geld.

Rigenerare Corviale – Look beyond the present è il titolo del concorso internazionale bandito dall’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale del Comune di Roma e finanziato dalla Regione Lazio, sottoscrivendo un protocollo d’intesa con l’Ordine degli architetti di Roma. Corviale, situato nell’undicesimo Municipio della Capitale, è un complesso residenziale di proprietà pubblica, progettato all’inizio degli anni Settanta da una squadra guidata dall’architetto Mario Fiorentino.

Congo Inc, il romanzo polifonico di In Koli Jean Bofane

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(fonte immagine)

Kinshasa, incidentalmente capitale della Congo Inc, è un laboratorio del futuro. Dal concepimento di Leopoldo II, État Indépendant du Congo, l’attuale Repubblica Democratica del Congo non è un’entità politica; una democrazia fragilissima che dal 1960 solo nel 2006 si è misurata con le urne. Il Congo è una vastità geografica che nelle espressioni culturali e nelle acque di un fiume maestoso trova una propria coincidenza. È un paese a sovranità limitata, è la principale riserva mondiale di materie prime; dunque una Società che deve continuare a soddisfare le necessità della modernità, sostiene lo scrittore In Koli Jean Bofane. Congo Inc, una forma di algoritmo, un caos organizzato, da mettere in marcia per realizzare i grandi disegni del mondo. La Conferenza di Berlino, aperta il 15 novembre 1884 e chiusa il 26 febbraio 1885, aveva stabilito che lo Stato Libero del Congo avrebbe dovuto aprirsi al libero scambio internazionale, un nuovo equilibrio mondiale per il libero commercio di materie prime.

Ritratto di George Best, artista del calcio

Sport, Football, pic: circa 1968, Manchester United's George Best scoring against Sheffield Wednesday  (Photo by Bob Thomas/Getty Images)

George Best è ovunque. Ha smesso così presto da ingombrare un’eternità. La battaglia contro la noia non è una cosa semplice, lui, un isolano, l’ha combattuta sul campo con l’agilità, la sensibilità e lo stile incomparabile che assomigliava alla gioia.

Matt Busby, primo allenatore dello United nel secondo dopoguerra mondiale, era attento alla bellezza, dunque permetteva a Best di essere sé stesso. La pensava come il figlio di Belfast, che allevò al riparo dai riflettori. Non rinunciava mai alle ali. L’imperativo del suo Manchester United era divertirsi, vincere attaccando. «Nulla di sbagliato nel cercare la vittoria, a patto che non si metta al di sopra del gioco», asseriva. Il vecchio e il bambino avevano stretto un legame resistente all’oltraggio della morte. S’erano incontrati in quel compromesso con la vita che è il calcio.

Prima che cali il sipario. In ricordo di Ken Saro-Wiwa

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Il dieci novembre 1995 Ken Saro-Wiwa, scrittore, intellettuale e attivista politico nigeriano, venne impiccato nel carcere di Port Harcourt assieme ad altri 8 compagni del Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni, da lui fondato. Lo ricordiamo con un ritratto di Gabriele Santoro che parte da In cerca di Transwonderland, libro del figlio di Ken, Noo Saro-Wiwa, pubblicato in Italia da 66thand2nd.

Uno scrittore è la sua causa. A cinquant’anni può ancora sognare e avere visioni, ma può anche appassire nella verità. Per questo oggi torno a dedicarmi a quella che è sempre stata la mia preoccupazione principale di uomo e scrittore: lo sviluppo di una Nigeria stabile e moderna, capace di abbracciare valori avanzati, dove nessun gruppo etnico e nessun individuo sia oppresso; una nazione democratica dove i diritti delle minoranze siano protetti, la scolarizzazione sia un diritto, la libertà di parola e associazione sia garantita e dove il merito e la competenza siano considerati prioritari.

Un mese e un giorno, Ken Saro-Wiwa

Si può cominciare a scrivere una storia sbagliata da una fotografia felice, da un sorriso che arriva sulla casella di posta e sovverte l’ordine delle priorità, come un atto di resistenza. «Hai bisogno del tempo, della sua cura. La rabbia? È utile solo se si è disposti a rischiare la propria vita per cambiare il sistema. Avevo diciannove anni, quando uccisero mio padre, scomodo per le sue campagne contro la corruzione del governo e il degrado ambientale di una fertile regione agricola provocato da Shell. Del mondo non avevo visto molto. Ho sempre amato viaggiare. Chiedevo spesso a mio padre di andare in vacanza insieme: “Viaggiamo qui, viaggiamo lì”, gli dicevo. “Quando sarai grande”, mi rispondeva. Ed era una frustrazione. Allora ammiravo le mappe, i libri per l’infanzia che ritraevano la varietà delle specie animali. La notte uscivo, oltre la staccionata, per mettermi sotto la luce, continuando così a guardare la mappa del mondo. Sì, fin da piccola volevo viaggiare», racconta Noo Saro-Wiwa.

L’America nelle canzoni di Bruce Springsteen

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«Guidavo da solo sull’autostrada fra Ferentino e Frosinone, non esattamente la Route 66; avevo i finestrini aperti, Thunder Road sul riproduttore di cd, mi pareva come se Springsteen e la E Street Band stessero suonando espressamente per me, e mi sono dovuto fermare alla prima piazzola per buttare giù questi appunti», ricorda Alessandro Portelli. Badlands (Donzelli, 218 pagine, 25 euro) è uno studio pregevole, denso, che rivela la passione del professore di letteratura angloamericana, e molto più, per gli universi di riferimento e di senso springsteeniani. Portelli conosce la storia, ma soprattutto sa raccontare le storie. È un viaggiatore instancabile nell’America che più ama, quella fondata sul lavoro.

La città amara di Leonard Gardner

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«La fabbrica non assume personale al momento. Le squadre per le pesche sono al completo. Tornate quando i pomodori saranno maturi», annunciò un giovane dall’aria austera. Billy Tully ed Ernie Munger dovevano osservare sempre la fila degli ultimi, che porta in nessun dove, fosse essa per salire sul pullman dei pugili, o a bordo di quello degli stagionali della terra che guadagnano la giornata.

Fat City è l’unico romanzo, scritto magistralmente, di Leonard Gardner, oggi ottantunenne. Pubblicato nel 1969, è diventato un classico. Nel 1972 è stata fortunata anche la trasposizione cinematografica diretta da John Huston, che nel giudizio dell’autore conferì al film una certa autenticità. Fazi lo ripubblica col titolo Città amara (204 pagine, 17.50 euro), traduzione curata da Stefano Tummolini. L’autore, assumendo la prospettiva della natia Stockton, ha ritratto il sogno americano che si spegne all’alba. Questa è la storia di due boxeur semiprofessionisti, uno debuttante, l’altro neanche trentenne, il cui talento non varca il quartiere, che già si sente morire, del loro manager, dei loro amori e della sussistenza nell’America rurale della California Central Valley.