La famiglia Montalbano: raccontare la mafia prima di Sciascia

by Andy Warhol

Roma – La gnura Betta prega giorno e notte; invoca la benevolenza dei Santi e arricchisce l’arciprete affinché interceda con l’Altissimo per la sorte dell’unico figlio, che deve tornare dal fronte. È il 1918. Nella frazione di San Filipo, nel cuore dell’aspra Calabria agropastorale, il ritorno dalla guerra di Nicola Napoli, figlio del mezzadro Luigi, illumina il mutamento sociale di una regione, dove si sta affermando un potere avido e spietato, promiscuamente alternativo a quello ufficiale. Gianni della Zoppa, figlio di una famiglia miserrima, ormai veste all’americana. Partito bracciante affamato; svezzato dalla mala d’oltreoceano, torna con la dote economica e il crisma del comando proprio del capobastone.

Il calcio prima della televisione, Scirea-Maradona e gli eroi del mondo di sogno

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Roma – Da una parte del campo la Squadra d’oro, l’Aranycsapat, la grande Ungheria di Ferenc Puskás e Sándor Kocsis. Nell’altra metà l’undici dei sogni con, tra gli altri, Scirea, Platini e Maradona. Un rettangolo verde da inventare in soggiorno, con la moquette di casa ritagliata, e una montagna di libri a far da spalti, come fosse il Maracanà o l’Old Trafford. Futbolandia, altro che il Subbuteo commerciale, è l’universo mitico dell’infanzia narrata da Giancarlo Liviano D’Arcangelo. Un luogo dove costruire la prima visione del mondo, frammenti di gioia non turbabile, durante lunghi pomeriggi consumati disputando partite oniriche.

Lampedusa ritrovata

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Lampedusa – Una volta sognai/di essere una tartaruga gigante/con scheletro d’avorio/che trascinava bimbi e piccini/e alghe e rifiuti e fiori/e tutti si aggrappavano a me,/sulla mia scorza dura./Ero una tartaruga che barcollava/sotto il peso dell’amore/molto lenta a capire/e svelta a benedire./Così figli miei/una volta vi hanno buttato in acqua/e voi vi siete aggrappati al mio guscio/e io vi ho portati in salvo perché questa testuggine marina/è la terra che vi salva/dalla morte dell’acqua. «Conosci questa poesia che Alda Merini scrisse per Lampedusa?», domanda Zakaria Mohamed Ali, mentre lo sguardo si perde nella vastità del mare. Al Porto Vecchio i pescatori sistemano le reti; gli uomini della Guardia Costiera preparano la nave Peluso. «Eravamo in quarantatré sul barcone, trentasette dei quali somali. Arrivammo alle due di notte, dopo tre giorni (10-13 agosto 2008) di navigazione da Mişrâtah (Tripoli), con i fari portuali a orientare l’approdo vicino».

Il viaggio di Dalisi, design ultrapoverissimo e gli spazi urbani da reinventare

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Napoli – «La mattina guardo sempre per qualche minuto il mare. Poi, appena chiudo le finestre dello studio, immagino di riuscire a trattenere la bellezza di questa terra e l’anima antica di Napoli». Riccardo Dalisi si trova a proprio agio in mezzo a una miriade di oggetti, che emanano una luce inconfondibile. Prepara la tavolozza e i pennelli. L’irruenza della fantasia appare l’unico criterio ordinatore del suo luogo creativo, che dal Vomero ammira Capri. Superati gli ottanta anni, rimane un sognatore magnifico; un impagabile narratore di storie fiabesche che vivificano materia ultra poverissima.

Da Sankara a Obama l’americano, l’Africa ritrovata di Mabanckou

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Roma – Le luci di Pointe-Noire (66tha2nd, 246 pagine, traduzione di Federica Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco) è qualcosa di più di un reportage intimo sulla strada del ritorno a casa. Alain Mabanckou restituisce con leggerezza ed emozione tutta la complessità di una vita africana. Tornato dopo molti anni nella sua città natale, su invito dell’Institut Français per un ciclo di conferenze, si dedica alla scrittura di un libro che scava nelle memorie dell’infanzia congolese. Avvertiamo la solitudine e il senso di straniamento dell’anima migrante: «Sono una cicogna nera le cui peregrinazioni sono talmente lunghe che ormai superano la durata media della vita umana. Mi sforzo di trovare qualche buona ragione per amare questa città, pur così scomposta e deformata. E intanto lei, vecchia amante, fedele come il cane di Ulisse, mi tende le sue lunghe braccia stanche, mi mostra giorno dopo giorno le sue profonde ferite, come se potessi sanarle con la bacchetta magica».

Il primo giorno di primavera a Casal di Principe

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(Nella foto: Renato Natale (al centro) insieme ai familiari di Salvatore Nuvoletta, carabiniere e medaglia d’oro al merito civile, ucciso dai clan alla giovane età di ventuno anni. Fonte)

di Gabriele Santoro

Casal di Principe – «Sindaco, mettiamo le piste ciclabili?» Gli occhi di Renato Natale s’illuminano, mentre si ristora con una granita al limone e schiarisce la voce. Indossa il vestito buono: «Questo lo comprai per il matrimonio di mia figlia», racconta. È una sera d’estate a Casal di Principe. In piazza Mercato si respira un’aria da 25 aprile. Sui volti di chi ha resistito e si è impegnato per vent’anni, nel disinteresse generale, leggi un barlume di serenità e l’orgoglio ritrovato di un popolo. Dopo la guerra, ora ci sono le condizioni per la ricostruzione. Il successo elettorale è il prodotto di molteplici fattori. Il vento qui ha cambiato direzione. «Questi bambini dovranno dimenticarsi della camorra. Lo stiamo facendo per loro», ti dicono.

Il buon ladro e la migrazione italiana nelle Americhe

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di Gabriele Santoro

Albert Camus, incuriosito dalle cronache giornalistiche, volle incontrare quel recidivo irrecuperabile in carcere. Il tempo di un’intervista che narrò per prima la vicenda di un emigrante italiano, figlio di una miseria antica. Gino Amleto Meneghetti, classe 1878, si congedò dall’ospite inatteso con una richiesta: «Un buon sigarillo sarebbe sufficiente. Nient’altro, grazie». Beppe, il nonno pescatore, con la dignità propria dei poveri provò fin dall’infanzia a tirarlo fuori dai guai. «All’ingiustizia sociale non si reagisce rubando», gli diceva. Il nipote cercava la giustizia, ma trovò sempre la legge.