Matera 2019. Da Carlo Levi a Twitter: il «futuro aperto» nasce tra i Sassi

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Questo pezzo è uscito su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Oscar Iarussi Era ora. Una volta tanto vince il Sud e sarà Matera la capitale europea della cultura nel 2019, in coppia con la città bulgara di Plovdiv. L’annuncio poco dopo le 17 di ieri, a las cinco de la tarde sul meridiano della poesia […]

“La parola si scolpisce sul silenzio”: ricordando Vincenzo Cerami

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Oggi se ne è andato lo scrittore Vincenzo Cerami. Lo ricordiamo pubblicando il dialogo con Giordano Meacci tratto da Improvviso il Novecento. Pasolini professore.


Verso la fine degli anni Ottanta, in libreria, l’epigrafe di un romanzo mi colpì tanto da farmi invaghire della storia che non avevo ancora letto. Erano gli anni delle infatuazioni narrative, i libri erano un’eterna ricerca di risposte. Solo più tardi avrei capito che quello che nei libri si deve scovare sono le domande; allora c’ero solo io, i miei sedici anni, una libreria, un particolare dell’Incubo di Louis Yanmot, un’epigrafe: «Leone o Drago che sia, / il fatto poco importa. / La Storia è testimonianza morta. / E vale quanto una fantasia». Nel romanzo, poi, trovai una storia d’amore, le vette dell’«Appennino più scemo d’Italia», l’età di trapasso tra la lebbra e la sifilide. Che era poi l’idea dell’eterno sovrapporsi delle malattie alle cure degli uomini, in quegli anni di AIDS conclamato, il male assoluto, per noi.

Dominguín e il rosa di Picasso

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Pubblichiamo una recensione di Matteo Nucci, uscita sul «Messaggero», a proposito del libro «Per Pablo», scritto da Dominguìn, il torero marito di Lucia Bosè, per Pablo Picasso.

“Pablo è un uomo assai complesso, come tutto ciò che è semplice, come tutto ciò che è reale”. Si apre così un libriccino meraviglioso dedicato a Pablo Picasso fin dal titolo, Per Pablo (0 barra 0 edizioni, pp. 53, euro 6). A scrivere è un uomo che non sa scrivere e non sa cosa deve scrivere e non sa perché deve scrivere. E che finisce per scrivere pagine superbe. Forse perché l’unica cosa che sa è che l’arte a cui lui stesso si dedica “è il risultato di una difficile facilità, l’effetto di una tecnica che ci dona l’aria di essere naturali, addirittura di improvvisare”. Dunque qualcosa di molto simile all’artista a cui dedica le sue righe. Luis Miguel Dominguín ha trentasei anni nel 1960, quando Picasso gli chiede di inviare con urgenza qualcosa di scritto da pubblicare in apertura del suo album Toros y toreros. È sposato con Lucia Bosè da cinque anni e sta per diventare padre per la terza volta. È uno dei matador de toros più importanti di Spagna e certo fra i toreri è quello su cui circolano le storie più mirabolanti, relative soprattutto alle sue conquiste: Ava Gardner, Lana Turner, Rita Hayworth, Lauren Bacall, su tutte. Ma nel momento in cui scrive per Picasso c’è ben altro in ballo. Qualcosa che ha a che fare con l’amicizia, l’arte e l’immortalità.