Cicli e ricicli della scuola (e della storia)

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di Maria Pia Donato 

“Abbiamo tre cicli di scuola, due funzionano molto bene, uno, quello intermedio, molto meno. La scuola media inferiore è quella che ha bisogno di maggiore attenzione.” È questa una delle prime dichiarazioni della Ministra dell’Istruzione Stefania Giannini all’indomani dell’insediamento del governo Renzi, ormai più di un mese fa (Corriere della Sera, 25 febbraio 2014). Una tra le molte, per la verità, e non sempre coincidenti. Nella stessa intervista, infatti, la Ministra affermava che la riduzione di un anno delle superiori non era “una carta vincente”, mentre due giorni prima, il 23 febbraio, aveva dichiarato a Repubblica “sì al liceo in quattro anni, è un modello internazionale”.

La vittoria di Bologna. E ora?

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di Francesca Coin

Inizio da quanto è avvenuto martedì 28 maggio. A due giorni dal voto, infatti, dopo che l’alleanza PD, PDL, Curia, Lega nord, Scelta Civica, Cei, Cl, Confindustria, Carrozza-Lupi-Merola-Bagnasco-Renzi-Prodi-Gasparri-Casini-e chi per essi ha inesorabilmente perso la campagna referendaria sul finanziamento pubblico alle scuole paritarie private, decretando la vittoria di trecento mamme, auto-convocat@ e papà, il sito del Comune di Bologna Iperbole ha eliminato dalle sue pagine tutti i dati sul referendum e sul voto. Così, spiegava il comitato, “dopo aver ostacolato il diritto di voto dei cittadini mettendo a disposizione meno della metà dei seggi delle elezioni amministrative e politiche e collocandoli in luoghi assurdi a più di 5 chilometri dalla residenza, ora si vuole nascondere la vittoria dei 51.000 che hanno chiesto un’inversione di tendenza nella politica scolastica del comune. […] Non si vuole far sapere che l’ipotesi B ha perso in tutte le zone popolari e vinto solo fra i cittadini che abitano i colli di Bologna?” Parto da qui perché questo avvenimento consente una domanda centrale ovvero: e adesso? In altre parole, a che servono i referendum oggi, quando subito la post-democrazia tende ad archiviarli?

Ora di religioni

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Pubblichiamo una riflessione di Emiliano Sbaraglia sulla scuola italiana.

di Emiliano Sbaraglia 

Adesso che se ne è accorto anche il ministro Profumo, è forse arrivato il momento di parlarne seriamente. La scuola italiana è divenuta a tutti gli effetti una realtà multiculturale, ma non è ancora attrezzata per accogliere questa sua trasformazione. Eppure ci sono scuole che, in attesa di provvedimenti istituzionali, si sono organizzate già da tempo in tal  senso (cfr. Vinicio Ongini “Noi domani. Viaggio nella scuola multiculturale”, Laterza 2011). Naturalmente la soluzione non potevano essere le fantomatiche classi separate che tentò di introdurre l’ex ministra Gelmini; né si può pensare che gli studenti di origine straniera possano frequentare passivamente le lezioni in classe in attesa di integrazione, trattati come se avessero bisogno di insegnanti di sostegno (altro tema da affrontare con urgenza, ma lo faremo in altre occasioni).

200mila futuri non-cittadini ogni anno, ovvero un’intervista sulla scuola.

Abbiamo fatto una lunga intervista a Tullio De Mauro sullo stato della scuola oggi e sull’educazione in generale. È stata pubblicata in una versione più breve su Alfabeta2, che ci ha gentilmente concesso di pubblicare questa versione completa. di Giuseppe D’Ottavi e Christian Raimo Iniziamo con una meta-domanda: che cos’è un’intervista sulla scuola? Parlare di scuola in generale […]