Generazione perduta?

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Questo pezzo è uscito su Orwell, supplemento culturale del quotidiano Pubblico

Quando il presidente del consiglio Mario Monti – durante un’intervista a “Sette”, poi al meeting di Cl – ha parlato di “generazione perduta”, riferendosi ai trenta-quarantenni che l’Italia avrebbe definitivamente mancato (un paradosso: venire maltrattati dal Paese salvato dal proprio sacrificio equivarrebbe a uscire dal solco della Storia), ho pensato che la psicanalisi di gruppo in cui abbiamo da tempo coinvolto i nostri recalcitranti padri stesse arrivando al punto.

Mai un leader politico aveva manifestato pubblicamente un tale odio per se stesso e la propria fascia anagrafica. “Atti mancati”: così li definiva Freud. Affinché però il processo di riemersione sia completo, sono ancora necessari un paio di passaggi.

TQ: identità e divergenze

Ringraziamo Andrea Cortellessa che ci ha concesso di riproporre qui il suo intervento uscito ieri sulla Stampa. di Andrea Cortellessa Sin dall’inizio il nuovo movimento ha dovuto subire un paragone impegnativo. Attenti: non sarà un nuovo Gruppo 63? Da un lato sottintendendo che chi prende la parola oggi non è all’altezza di chi l’aveva fatto […]

TQETC

Il 29 aprile, nella sede romana della casa editrice Laterza, ha avuto luogo un affollato seminario in cui oltre cento tra scrittori, critici, editori trenta-quarantenni si sono confrontati intorno al tema: “Generazione TQ. Andare oltre la linea d’ombra”. TQ sta appunto per trenta-quaranta. Non è un caso che l’incontro si sia tenuto nella storica sala riunioni della Laterza, una delle case editrici più attente alla generazione in questione. Vi ho partecipato anch’io, e queste sono le mie impressioni.

Nel documento preparatorio del seminario (firmato da Giuseppe Antonelli, Mario Desiati, Alessandro Grazioli, Nicola Lagioia e Giorgio Vasta) si poteva leggere: “Manchiamo di un’identità collettiva che ci contrapponga alle generazioni precedenti. Quasi tra noi e loro ci fosse una fluida continuità: quali i padri, tali i figli. Ma – appunto – quali sono i nostri padri? Alle nostre spalle, in fondo, non c’è nulla di così solido e monumentale; semmai un tempo poroso, permeabile e proteiforme: e forse questo non è un male. Ma di qui nasce l’assenza di contrapposizione; di qui la difficoltà di (auto)definizione. Può esserci un impegno senza conflitto? E soprattutto: ha ancora un senso parlare di impegno?”

Passare il testimone

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Questo articolo è uscito sul Sole 24 Ore.

di Nicola Lagioia

Il mese scorso, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha individuato nel precariato uno dei motivi dello stallo del sistema-Italia. Al suo allarme, ha fatto eco quello di molti rappresentanti del nostro mondo politico. È difficile non pensare che – a livello istituzionale – venga certificato con ritardo ciò che per determinate categorie anagrafiche risulta sin troppo vero da anni sul piano sociale, privato, e perfino oniric

Dal vuoto

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Questo articolo è uscito su Repubblica.

di Giorgio Vasta

Parafrasando un successo degli Skiantos di una ventina d’anni fa potremmo dire: “Non c’è gusto in Italia ad avere quarant’anni”. Nel senso che se avere quarant’anni significa, mutata la percezione sociale delle età, penetrare finalmente nel tempo in cui ci si assume il compito di intervenire sulle cose, la sensazione prevalente è che poco o nulla di ciò stia accadendo e che i quarantenni siano percepiti, e si percepiscano, come abusivi che si aggirano clandestinamente per il paese.

Questa generazione

Il Domenicale del Sole 24 ore della scorsa settimana ha pubblicato un lungo articolo di Stefano Salis in cui veniva presentata la vitale generazione degli scrittori italiani under 40, e di seguito l’opinione di alcuni critici a cui è stato chiesto di “votare” i loro migliori. Qui diamo la parola a uno scrittore di questa […]