Storie dal mondo nuovo: intervista a Daniele Rielli

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Daniele Rielli è uno degli autori più interessanti emersi negli ultimi tempi. Noto anche con lo pseudonimo che dà il nome al suo blog, Quit the Doner (riferimento all’abbandono della sua precedente attività e alla decisione di dedicarsi completamente alla scrittura), Rielli si è imposto in breve tempo all’attenzione dei lettori per il brillante piglio satirico della sua prosa, in cui concilia l’osservazione delle dinamiche sociali con la dote, squisitamente letteraria, di evocare atmosfere peculiari, come quelle che fanno da scenario ai suoi reportage.

Si può essere facilmente in disaccordo con le sue opinioni, sempre molto connotate e articolate, ma senza dubbio il punto di vista espresso nei suoi scritti (articoli e racconti) merita considerazione, sia per le ragionate argomentazioni, che per il modo non scontato di esporle.

Ora, Adelphi ha da poco pubblicato Storie dal mondo nuovo, raccolta di reportage (con due inediti) in cui si conferma il suo talento nel cosiddetto “giornalismo narrativo”.
Rielli si muove in una zona difficilmente catalogabile in generi ed etichette, la sua scrittura sfugge alle suddivisioni delle targhette sugli scaffali delle librerie. Questo, di per sé, lo rende interessante per (non) definizione.

Qual è stata la genesi di questo libro?

Quando circa tre anni fa il mio agente incominciò a fare girare il manoscritto del romanzo Lascia stare la gallina, il primo a richiamare fu un editor di Adelphi, Matteo Codignola, a cui era piaciuto molto e che non mi aveva mai letto prima.

Stan Ridgway — Canzoni in nero

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Stan Ridgway ha vinto il Premio Tenco 2016: di seguito pubblichiamo un ritratto del musicista e cantautore californiano.

È il 1980 quando un gruppo di Los Angeles esordisce con un album lontano dalle regole del rock dell’epoca, dalle etichette a tutti i costi, dai generi definiti. Si chiamano Wall Of Voodoo, nel loro mini LP, dallo stesso nome, mettono a frutto la passione per gli horror e per il noir in maniera incandescente. Hanno già musicato qualche film di serie Z, uniscono a un po’ di elettronica da rigattiere la passione per Ennio Morricone, amano i racconti in cui “finisce male”, come ricorda il loro leader,  Stanard Ridgway, per gli amici e gli appassionati Stan. “Fin da ragazzino, mi sono messo in testa di cantare cose terribili e di coltivare la mia passione per gli strumenti strani”.

Flesh for Fantasy. Il romanzo ai tempi di Reddit

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(fonte immagine)

di Filippo Belacchi

Reddit, sì, bisogna prima provare a spiegare di cosa si tratta, come funziona e poi raccontare di questa storia macabra e strampalata che sta diventando il romanzo più interessante del 2016.

Reddit: The Front Page of Internet – questo il nome completo –  è ormai in rete da undici anni; tra i fondatori c’è stato anche Aaron Swartz. Per provare a darne un’idea si potrebbe dire: immaginate Facebook senza rumore bianco e svuotato di egomania. Pochi esibizionismi a sproposito, niente amici che postano la foto del cocktail che stanno bevendo o il selfie con il calciatore o attore incontrato per strada o nella hall di un albergo a Miami. Su Reddit gli utenti, detti redditors, girano con addosso solo un nickname. Niente foto minuscola a fianco, niente maschio, femmina o età, pochissime informazioni personali, nulle direi. Tra i redditors la tendenza è di parlare nel merito delle cose e basta, stima e rispetto se li guadagnano sul campo in base alla qualità dei loro post, degli interventi fatti e dei contenuti condivisi.

Gli adolescenti nei libri di Kevin Brooks

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Questo pezzo è uscito su Repubblica Sera.

A ben vedere, un adolescente scrive un diario perché sente un mondo sordo intorno a lui. È una situazione classica, e forse per questo la letteratura per ragazzi ne è piena, ma Bunker Diary (Piemme, traduzione italiana di Paolo Antonio Livorati) è un diario spiazzante e doloroso come un pugno in faccia. Siamo lontani dall’idea che un libro per “young adult” debba essere una storia consolatoria o edulcorata, questo è il diario di un sedicenne, Linus, scappato di casa da cinque mesi, che viene rapito e rinchiuso in un bunker sotterraneo, dove presto sono imprigionate altre cinque persone: la dolce bambina Jennifer, l’agente immobiliare snob Anja, l’arrogante broker Bird, il tossico in astinenza Fred, il celebre fisico Russell Lansing.

La Birmania pronta a scegliere il suo futuro

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Questo pezzo è uscito sull’Unità. Ringraziamo l’autore e la testata (Foto di Luisa Altobelli).

di Alessandro Mazzarelli

L’aereo atterra puntuale sulla pista di Yangon, anche se per smaltire la coda del controllo passaporti servono quasi due ore. È da poco passata l’alba ma la città già brulica di traffico, l’aria satura di smog e clacson, le strade intasate di furgoni e motorini. La Birmania sembra avere fretta. Il prossimo 8 novembre si svolgeranno le elezioni politiche, un appuntamento che in Europa ha suscitato molte speranze democratiche.

Enrico Filippini. La grande cura di verità

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Questo articolo è uscito sul numero 65 di Nuova Prosa, nuova serie, a cura di Giacomo Raccis, dedicato ai «Maestri ritrovati». (Nella foto, da sinistra: Giangiacomo Feltrinelli, Uwe Johnson e Enrico Filippini. Fonte immagine)

Questo che racconto

Questo che racconto secondo la mia esperienza di lettore, attraverso quello che mi ha emozionato cioè, e innanzitutto, è il caso di un autore che non è proprio un autore e di un libro che non è proprio il suo libro.

Non è neanche, almeno tecnicamente, il caso di un autore italiano, nonostante abbia vissuto a Milano e a Roma, e nonostante nell’italiano abbia trovato, si può dire, una seconda più vera patria.

Denny Fouts, l’homme fatal

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Questo pezzo è uscito sul Foglio. (Fonte immagine)

Il mantenuto più famoso del Novecento: è sepolto a Roma. Nel cimitero acattolico della Piramide Cestia, il più elegante della città, forse dell’occidente; alla vigilia di Natale, ragazze bionde con grandi sciarpe écru depositano roselline su piccole lapidi liberty con nomi di nonne tedesche circondate da basse siepi di bosso; qualcuno ha messo due bastoncini d’incenso su una lapide russa; il profumo si sparge nell’aria; un annuncio in tre lingue, sommesso, con sottofondo d’archi, indica che quasi è l’ora di chiusura: niente di vagamente comparabile con cimiteri popolari tipo Verano; ed è giusto così per Denham Fouts (1914-1948), che visse lussuosamente nel mondo e si spense a Roma, a trentaquattro anni, dopo aver fatto spasimare un paio di regnanti, tutti gli scrittori un po’ gay del mondo libero, e pure qualche ereditiera americana.

Quando il giornalismo racconta la guerra

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Fonte immagine)

«Non accettiamo più i lavori di giornalisti freelance che viaggino in luoghi dove noi non ci avventureremmo […] Se qualcuno si reca in Siria e al ritorno ci offre immagini o informazioni, non le useremo». Per Michèle Léridon, Global News Director dell’agenzia giornalistica France Press, uno dei colossi dell’informazione globale, l’uccisione e il rapimento di giornalisti in Siria e Iraq impongono di «riaffermare alcune regole di base» del giornalismo di guerra. E di ripensare l’equilibrio tra il dovere di informare, la necessità di garantire la sicurezza dei reporter, la preoccupazione per la dignità delle vittime. Affidata al sito della France Press il 17 settembre 2014, la presa di posizione di Léridon suona tardiva e un po’ tartufesca, ma rimane significativa. Perché proviene dall’interno di un’agenzia che per sua stessa natura alimenta la tendenza bulimica del sistema dell’informazione.

Quando uno scrittore si impegna in politica…

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Questo brano è un estratto (anzi, uno strappo, come lo definisce l’autore) del saggio Vomitando il Novecento, disponibile su e-book. Ringraziamo l’autore. di Edoardo Pisani Ho sprecato la mia vita e basta. Louis Aragon, La Valse des adieux   Se ti trovi su una nave che affonda, i tuoi pensieri riguarderanno navi che affondano. Così scriveva […]

Laggiù (nel cyberspazio) qualcuno ti sta fottendo. I 30 anni di “Neuromante”

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Questo pezzo è uscito su Repubblica. Dove potete trovare anche l’intervista di Giuliano Aluffi a William Gibson. di Nicola Lagioia Sono passati trent’anni da quando un cielo dal “colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto” apparve sulla prima pagina di un romanzo destinato a segnare un’epoca e a far esplodere il cyberpunk, una […]