Nel fondo della bottiglia, gli opposti destini dei fratelli Simenon

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di Tiziano Rugi

Arizona, 1948. Georges Simenon si è appena trasferito con la famiglia a Tumacacori, un pugno di case sparse intorno a un negozio lungo la strada da Tucson a Nogales, a meno di mezz’ora in auto dal Messico.

È affascinato dal deserto: galoppare nella sabbia in mezzo ai cactus e a pochi arbusti contorti e rinsecchiti, accompagnare i cow boy che trasferiscono le mandrie da un posto all’altro, bere mint julep in veranda. “I weekend sono trascorsi andando a trovare i vicini.

In difesa dell’ambientazione

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“Yahoo Answers”: pare che nessuno sia ancora riuscito a cogliere in castagna gli instancabili utenti che, giorno dopo giorno, rispondono a tutte, tutte, le domande più strampalate, fornendo informazioni con aplomb e serietà documentale, anche di fronte all’assurdo. “Romanzi ambientati sulla Costa Azzurra”, oppure “a Venezia”, addirittura “a Koufonisia” – potrà mai essere? –: questo sono io che digito, e che confido nelle capacità investigative della comunità.

Che brutte abitudini che ho, e le confesso pure: specialmente nell’approssimarsi di un viaggio o nelle ore più malinconiche dei ritorni, mi metto lì e vado alla ricerca di romanzi ambientati nei posti che immagino o ricordo. L’accusa: quella che io cerco non è la letteratura, ma la cartolina, perché sono un fanatico del pittoresco, dei piccoli borghi dipinti dall’occhio lucido di qualche visitatore un po’ naïf, magari straniero.

Ribaltare i luoghi comuni. I “saggi sparsi” di Leonardo Sciascia

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì: ringraziamo l’autore e la testata (fonte immagine).

di Piero Melati

Zolfo. Piombo. Inchiostro. Di queste tre elementi è fatta l’immaginaria città di Regalpetra. Del primo elemento, scrive Leonardo Sciascia nel 1975, a proposito della sua nativa Racalmuto: «Tutto ne era circonfuso, imbevuto, segnato». L’aria, l’acqua, le strade: «Scricchiolava vetrino sotto i piedi». Ci si friggeva anche il pesce, nello zolfo. Per circa due secoli la Sicilia ne ebbe il monopolio. Era il petrolio dell’epoca. Nel 1834 l’isola contava 196 miniere. Per oltre un secolo, ci morivano i carusi. A salvarli, più che la legge, fu l’avvento dell’energia elettrica.

Il racconto dei racconti: Silvio D’Arzo secondo Rossella Milone

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Torna Il racconto dei racconti, rubrica in collaborazione con il portale Cattedrale: Rossella Milone, in libreria per minimum fax con Il silenzio del lottatore, di volta in volta analizza un racconto italiano: nella prima puntata si è occupata di Un paio di occhiali di Anna Maria Ortese; la seconda puntata è dedicata a Casa d’altri di Silvio D’Arzo.

Certo, Eugenio Montale definì Casa d’altri un «racconto perfetto» in quanto perfettamente compiuto e, nello stesso tempo, da compiersi solo attraverso, e grazie a, la partecipazione del lettore. E scrisse sul Corriere che si trattava di un testo fatto di aria, trasparente e pieno di vapori. E poi sì, sappiamo che piacque moltissimo anche al più giovane scrittore Pier Vittorio Tondelli, che praticò un’attenta operazione di recupero dell’opera di D’Arzo e di altri autori «eterodossi della tradizione» per lo più gravitanti intorno all’aerea emiliana-romagnola. È poi stato definito uno dei racconti più belli del Novecento.

La Turchia di Simenon, così lontana così vicina

GS INTRO

Questo articolo è uscito, in forma leggermente rimaneggiata, su Europa.

Siamo in un night-club di Ankara, nella Turchia dei primi anni trenta. Nel locale ha appena iniziato a lavorare una affascinante ballerina di origine ungherese, non ancora maggiorenne, di nome Nouchi. L’attenzione della ragazza viene attirata da Bernard de Jonsac, un cliente francese di circa trent’anni, con un monocolo che lo circonfonde di un’aura vagamente aristocratica.

Con questo incontro, che si rivelerà fatale, inizia il romanzo di Georges Simenon I clienti di Avrenos, efficacemente ritradotto, presso Adelphi, da Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio (pp. 157, euro 17). Simenon pubblicò il libro nel 1935, due anni dopo essersi recato in Turchia per la sua celebre intervista a Trockij. Come accade quasi sempre nello scrittore belga, i luoghi esotici sono descritti senza alcuna patina di esotismo.

Il riparatore di destini

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di Tommaso Pincio

Talvolta la credenza infondata per cui la letteratura sarebbe salvifica e potrebbe rimediare ai mali dell’anima se non persino a quelli del mondo, risorge con vigore immotivato. Nel mezzo della scorsa estate, sulle pagine di un importante quotidiano, uno scrittore si è spinto anche oltre, affermando, tra una citazione di Tolstoj e una di Balzac