Ricordando Severino Cesari

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Severino Cesari ci ha lasciato ieri notte. Lo ricordiamo riproponendovi questa intervista uscita originariamente su Repubblica per i vent’anni di Stile Libero, la collana fondata assieme a Paolo Repetti.

di Gregorio Botta

Sono la strana coppia dell’editoria italiana, gli ex ragazzi terribili che violarono il sacro tempio dell’Einaudi con giovani scrittori, disc jockey, epistolari amorosi rubati alla rete, videocassette, comici, persino con “Striscia la Notizia”.Sono passati vent’anni, mille titoli pubblicati, 17 milioni di copie vendute.

Leonard Cohen è Dio

Photo of Leonard Cohen

Come over to the window, my little darling, I’d like to try to read your palm. Ci ha lasciato Leonard Cohen: ripubblichiamo un pezzo scritto qualche tempo fa da Emiliano Colasanti

di Emiliano Colasanti

Ben viene da Toronto, ha un’età indefinita che ho deciso di collocare intorno ai quarant’anni e una maglietta di colore giallo evidenziatore con al centro il volto disegnato di una pantera. Sono quasi le cinque di un mattino di fine agosto e noi ci siamo appena lasciati alle spalle il Dockville Festival di Amburgo. Mentre camminiamo alla ricerca di un taxi veniamo continuamente fermati dalla gente, soprattutto ragazze, soprattutto ubriache: ci guardano, fanno una battuta sulla maglietta di Ben e sulla giacca che ho comprato per fingermi un rapper, vanno via. “Man, tutti amano la mia t shirt – dice – l’ho pagata solo cinque cazzo di dollari, capisci?”

Su Suburra di Stefano Sollima

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di Valerio Valentini

Sembra talmente banale, appena usciti dal cinema, parlare di Suburra come di un ritratto fedele e profetico del marciume romano svelato dalle inchieste di Mafia Capitale, che quasi verrebbe voglia di concentrarsi soltanto sul modo in cui lo squallore affaristico e mafioso raccontato nel romanzo di Bonini e De Cataldo è stato trasferito su pellicola. Ma prima di parlare delle scelte stilistiche di Stefano Sollima – e dei motivi per cui, diciamolo subito, il film non sembra del tutto all’altezza delle aspettative create da un battage pubblicitario imponente – prima di tutto, due parole a proposito della criminalità capitolina su cui Suburra porta a riflettere.

Il realismo estremo del nuovo cinema italiano

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Questo articolo è uscito su Repubblica.

di Emiliano Morreale

Ormai da qualche anno, nel cinema italiano (ma anche in certa narrativa, e nelle serie tv) si affaccia un’Italia non solo marginale, ma soprattutto degradata, criminale, senza speranza. E spesso molto cattiva. Le bande di Gomorra – la serie, quelle di Suburra (film e prossima serie). L’anno sorso, l’avvocato finito nel gorgo di Perez di Edoardo De Angelis, e i palazzinari strozzini alle prese con escort fatali (Senza nessuna pietà di Michele Alhaique). Più indietro, tra gli altri, poliziotti violenti contro ultrà (Acab), bande di disperati che tentano il colpo attraverso le fogne (Take Five), adolescenze nella mafia russa (Educazione siberiana), e ancora poliziotti spacciatori (Henry di Alessandro Piva), immigrati spacciatori (La-bas di Guido Lombardi), pugili che si salvano dall’ambiente camorristico (Tatanka di Giuseppe Gagliardi)… Ultimo arrivato, Lo chiamavano Jeeg Robot, con Santamaria rapinatore-supereroe contro lo Zingaro interpretato da Luca Marinelli.

“Ossigenarsi a Taranto” (ossigenare Taranto)

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Questo articolo è uscito sullla «Gazzetta del Mezzogiorno»

Taranto e taranta. «Guardare da vicino le parole, conduce lontano lo sguardo» ammoniva l’aforista viennese Karl Kraus. Così, fra i due lemmi fratelli si iscrive l’essere biunivoco – ed equivoco – della Puglia di questi ultimi anni. Apulia felix et infelix nel contempo, baciata e avvelenata dall’olimpo: l’ebbrezza e l’Ilva, Dioniso e Tanato; ovvero la danza e l’acciaio, Efesto e Tersicore. Due morsi dello stesso ragno nel Salento che per Ernesto De Martino è «la terra del rimorso», quindi del pentimento e del tormento, ma anche del mordere di nuovo, appunto.

Una Puglia siffatta può ricordare «la sonnambula meravigliosa» degli studi  antropologici di Clara Gallini sul magnetismo ottocentesco. Isterica e seducente, orgogliosa e patologica, essa somatizza e ipnotizza, è riottosa alla ragione e persino alle interpretazioni dell’inconscio o dell’irrazionale. Naturale che gli esorcismi della politica (culturale) non funzionino più. Per esempio, l’anteprima dell’estate scorsa a Taranto della «Notte della Taranta» – il festival dei concerti salentini – attirò quasi più polemiche che pubblico (modesti entrambi). L’arcaismo danzante fattosi festival di successo della World Music provò a reincarnarsi nella originaria funzione terapeutica, cioè a purificare nel ritmo i problemi economici, sociali e giudiziari del Siderurgico, ma la catarsi fu gioco forza rinviata.

Tommaso Puzzilli ha fatto carriera

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Pubblichiamo un’intervista uscita sul «Mucchio» di settembre, a Walter Siti.

di Tito Lima

Incontriamo Walter Siti nel suo appartamento a Prati, a pochi passi dai musei vaticani. Tra qualche settimana lascerà Roma per trasferirsi a Milano. È una torrida giornata d’estate. Nel pomeriggio i sismografi registrano una piccola scossa di terremoto nella capitale. Di altri terremoti, dell’anima e del corpo, e del potere del denaro nell’ultimo romanzo Resistere non serve a niente si occupa da sempre Siti, instancabile indagatore dell’uomo, italiano in particolare: ecco un grande autore contemporaneo.

Abbiamo il “vantaggio” di fare questa chiacchierata a qualche tempo dall’uscita di Resistere non serve a niente. Diversi commentatori si sono soffermati sul suo romanzo cogliendovi soprattutto un eccesso di pessimismo. Si aspettava questo tipo di reazione dominante?

Cohen: l’eterna domanda

Oggi prende il via al Circolo degli Artisti di Roma il minimum fax LIVE festival (qui i dettagli), una tre giorni di incontri con gli autori, musica, spettacoli e proiezioni di documentari. Questa serata inaugurale vedrà sul palco Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni, accompagnati dalla musica di Bruno Marinucci, recitare le poesie di Leonard Cohen, in uno spettacolo omaggio al grande cantautore canadese. Pubblichiamo di seguito, per farvi entrare nell’atmosfera, l’introduzione che lo stesso Giancarlo De Cataldo scrisse per la pubblicazione italiana della prima raccolta delle sue poesie, Confrontiamo allora i nostri miti (minimum fax, 2009).

Noi credevamo

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Con il suo ultimo film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Noi credevamo, Mario Martone ha affrontato un tema fondamentale nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia: l’esistenza non di uno, ma di due Risorgimenti, spesso contrapposti tra loro