In cattiva fede

di Daniele Manusia

Il razzismo, almeno a livello concettuale, è difficile da definire. Quello che è successo a Firenze lo scorso 13 dicembre ha evidenziato la confusione che regna nella società italiana sul tema. Ad esempio, i primi giornalisti a scriverne, gente che si guadagna da vivere con le parole, hanno definito le vittime col termine spregiativo, e antiquato, di “vu’ cumprà” (se ne parla qui ). Quanto è grave un errore del genere, dovuto senz’altro anche alla fretta e compiuto, si capisce, in buona fede?

Essere antifascisti in Italia nel 2011

Essere antifascisti nel 2011, ossia essere fedeli a quel dettato costituzionale che fonda la nostra comunità sociale, vuol dire probabilmente aver imparato a conoscere l’evoluzione dell’ideologia fascista rispetto al Ventennio, poter riconoscerne una sintomatologia diffusa anche nel discorso pubblico, aver trovato i modi di combattere quest’ideologia. Se da un punto di vista strettamente politico il fascismo per fortuna è un fenomeno minoritario in Italia (nonostante esistano varie realtà che vi s’ispirano implicitamente e esplicitamente: da Casa Pound a Forza Nuova a Destra Sociale…), il fascismo da un punto di vista culturale è un fenomeno molto più plastico e esteso.