Recensioni in forma di suggestione 10

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Recensioni in forma di suggestione 10: Di creta (Maria Attanasio)

Il professore rigirò il bicchiere fra le mani, ruotandolo tra i palmi, mentre un riflesso ambrato gli colorava la linea della vita della destra e un’indolente musica si incaponiva da un altoparlante in radica. Vic Chesnutt diceva che A o B, per lui, sarebbe stato uguale, e il professore si era perso un momento a confondere A e B. «In fondo, siamo tutti analfabeti», amava dire, «chi più chi meno». Si versò un altro po’ di liquore, con mano ferma, sorpreso di non tremare più. Aveva smesso di piovere e dagli scuri, spalancati perché l’aria settembrina sferzasse il corpo indolenzito del professore, entravano le voci metalliche degli autobus, che a intervalli irregolari, con cadenza isolana, annunciavano l’arrivo alla fermata Terranova. Poi si chiudevano le porte, e un leggero tremolio dei vetri alle finestre segnalava il movimento del serpentone metallico nell’intricata toponomastica cittadina, una piccola narrazione, protesi altalenante di una storia che acquista nuova vita, una vitarella in verità, tra parcheggi in doppia fila e discrete targhe commemorative.

Recensioni in forma di suggestione 09

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Questa rubrica racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli. (Immagine: Antoni Tàpies)
Recensioni in forma di suggestione 09: Sintesi (Carmelo Samonà)

Non mi ricordo quando successe, ma so che a un certo punto me ne accorsi. Le azioni si sviluppano negli interstizi del tempo, e un tempo dilatato oltremodo concede possibilità inaspettate, che la mente coglie e restituisce alla mente.

Trascorrevo le mie giornate con naturale indifferenza a ogni forma di azione o iniziativa, scivolando sulle scale per tre piani ogni mattina e risalendole alla sera. Così, ogni giorno uguale per non so quanto tempo, in un costante presente che ha reso il mio tempo puntiforme, nell’illusione che tra spazio – lo spazio della mia casa – e tempo, quello fuori dalla casa, esistesse una relazione più ampia della mia interiorità.

Recensioni in forma di suggestione – 08

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Questa rubrica racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli. (Immagine: Francesco Quadri.)

Nuovi Mimi (Francesco Lanza)

Il calatafimaro

– Ciccio, che fa, mi ieccu?

– Nca ieccati…

E fu così che l’amico di Ciccio si buttò.

Recensioni in forma di suggestione – 07

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Questa rubrica racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli. (Immagine: Luigi Ghirri.)

In questo lavoro ho voluto compiere un viaggio nel luogo che invece cancella il viaggio stesso, proprio perché tutti i viaggi possibili sono già descritti e gli itinerari già tracciati. Le isole felici care alla letteratura e alle nostre speranze sono ormai tutte descritte, e la sola scoperta, o viaggio possibile, sembra quello di scoprire l’avventura scoperta.

(Luigi Ghirri, Atlante)

Finito di leggere Entromondo, o qualsiasi altro racconto di Antonio Castelli, mi viene voglia di mettermi alla finestra. E provare a imitarlo. Più volte mi è stata rimproverata questa strana attitudine, più volte sono stato accusato di feticismo letterario, ma la travolgente forza del ricordo – che vibra durante tutto lo scritto – ha smosso qualcosa che, a volte, ho pensato sedato. «Paese come cosmo», e, per i cittadini, quartiere come paese e quindi come cosmo, nel districare i colori di un profilo architettonico, muovendo d’analogia.

Ricordo il bordò del palazzo dove vivevo, un’allegria di cemento armato a sei piani, in fondo allo stradone di Mezzo Monreale. Palazzo come quartiere, quartiere come paese, e dunque palazzo come cosmo. Mi metto in disparte – come Castelli – e intuisco appena la funzione che si è ritagliata all’interno del paese. Deve essere stata dura fare pace con il proprio ruolo di osservatore, defilarsi dalla vita per registrarne i battiti più soavi, con «genio di polpastrelli» e impercettibile pedinamento.

Recensioni in forma di suggestione – 06

Goliarda Sapienza a 620 - orizzontale

Questa rubrica racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli. (Immagine: Francesco Quadri.)

Lettera aperta
(Goliarda Sapienza, passando per Cortàzar)

“Mi amareggia entrare in un luogo ove qualcuno che vive tranquillo ha disposto tutto come una reiterazione visibile della sua anima, qui i libri (da una parte quelli spagnoli, dall’altra quelli inglesi e francesi), là i cuscini verdi, in questo preciso punto il portacenere di cristallo […]. Comunque, feci le valigie, avvisai la sua cameriera che mi sarei sistemato qui, e salii nell’ascensore. Arrivato fra il primo e il secondo piano sentii che stavo per vomitare un coniglietto. Non gliene avevo mai detto niente, e non per slealtà creda, solo perché come fa uno a spiegare alla gente che di tanto in tanto gli viene da vomitare un coniglietto?”

Recensioni in forma di suggestione – 05

Bonaviri

Questa rubrica racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli.

Il carrubo (Giuseppe Bonaviri)

Il piccolo Giuseppe se ne stava sdraiato sotto un carrubo, fissando alcuni uccelletti che sembravano portati dal vento per ubriache rotte che parevano più ghirigori arabeggianti. Andavano su e giù secondo un moto affatto uniforme, che insinuava nella mente del bambino una cocciuta idea di programmaticità del caos, come se, dato che una forma nel mondo terreno deve assumerla anche ciò che è casuale, quella forma, per l’appunto, fosse stata decisa da un ordine superiore agli uccelletti. Ma anche allo stesso Giuseppe e al carrubo.

Recensioni in forma di suggestioni – 04

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La rubrica di Gianluca Cataldo racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli.

Le lettere del vicolo (Maria Messina)

Cara Caterina,

ti ricordi i nostri discorsi che non mi sarei mai familiarizzata con mio marito? Ebbene, credo che ci sto riuscendo. Se difficilmente piglierò una reale confidenza con quest’uomo saggio e così silenzioso, poco a poco sto invece rendendomi amabile, camminando in punta di piedi quando lui ha da fare o accorrendo quando mi chiama. Eppure, devo dire, per fortuna che con me c’è Nicoletta. Senza sarei persa, superata da una specie di tristezza nel cuore che non mi ha lasciata neanche ora che sono in città con Don Lucio. E sono contenta molto anche di come vanno le cose tra nostra sorella e mio marito. Si rispettano, Nicoletta è bravissima in molte cose, quasi più brava di me.

Recensioni in forma di suggestioni – 03

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La rubrica di Gianluca Cataldo racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli.

Lettera come memoria a Michele (Stefano D’Arrigo)

Le isole sono isolate per definizione, per natura. Se ne stanno là, e non si spostano anche se non sono ancorate. O forse lo sono, almeno una lo è. Con le sue tre belle colonne tornite come fossero cosce di femmina, anzi di femminota (che c’è una bella differenza!). Non c’è da fidarsi di quelle terre stabili, una attaccata all’altra come tante isole che fingono di non esserlo.

Una volta ero al porto – mi permetto di divagare – e fissavo dal di qua di Cariddi, e quindi a Scilla, i traghetti che attraversavano questo lungo lungo stretto. Io sono di Scilla, e noi di Scilla non abbiamo ferry-boat (abbiamo i nostri treni che si fermano a Villa e ci fanno scendere proprio prima di essere inghiottiti da questi traghetti, fere immense che mangiano carcasse di metallo che hanno mangiato carcasse d’uomini diretti all’Isola).

Recensioni in forma di suggestione 02

Ore di Spagna

La rubrica di Gianluca Cataldo racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui il primo articolo.

Ore di Spagna (Leonardo Sciascia)

In molti casi l’uomo europeo si domanda della potenza delle arti, in molti si risponde evitando di utilizzare la parola ‘potere’, la parola ‘generazione’. Ha sentito letterati arguti parlare di traumatizzazione senza trauma; incappare nel fatal errore di incaponirsi nella ricerca di un punto di non ritorno. Alcuni lo hanno trovato nella tragedia dell’Heysel, altri nella guerra in Vietnam. Entrambi nello strappo col reale, nel solco scavato tra il nostro divano e il proiettore di questi traumi al silenziatore: il televisore. Abbiamo osservato l’altrui morire senza la pienezza dei sensi. Il solletico pietoso della vista è di un pallore abbacinante dinanzi alla pienezza dei cinque sensi, e quei letterati hanno colto in questa menomazione l’angolo del piano inclinato.

Recensioni in forma di suggestione 01

Libertà a 450

Comincia oggi una piccola rubrica a cura di Gianluca Cataldo che dai romanzi (o dai racconti) che si propone di recensire subisce, e restituisce, brevi suggestioni. Nate da una frase o da un animo condiviso, da una pagina, o da 1257 (ma anche dal timore di non riuscire a parlarne adeguatamente) non si propongono di setacciarne le strutture, né di collegare relazionare schematizzare, ma semplicemente (o forse arditamente) di incuriosire.

Libertà! (Giovanni Verga)

Il vecchio libraio, Carmelo Viola, chiese a Virgilio se avesse letto la novella che gli aveva prestato. Nel farlo mosse leggermente la mano sinistra dal basso verso l’alto, secondo quel suo gesto tipico che sembrava volesse invitare l’interlocutore a continuare un discorso, anche quando il discorso, a ben guardare, non era che al suo inizio. Si trattava di Libertà, una novella di Verga che lui, il libraio, aveva ricopiato a mano su un paio di fogli perché il ragazzo potesse leggerla senza che gli rovinasse il libercolo che custodiva gelosamente nella sua libreria. Era un libraio ben strano, il cui affetto per i libri lo portava ad assomigliare più a un amanuense che a un venditore.