Parigi è un desiderio: intervista a Andrea Inglese

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di Federico Iarlori

Autobiografia, romanzo di formazione, “guida turistica letteraria”: non è facile trovare la definizione più appropriata con cui etichettare Parigi è un desiderio (Ponte alle Grazie), l’esordio romanzesco di Andrea Inglese (poeta, “studioso di romanzi” e co-fondatore del blog letterario Nazione Indiana). Di certo – mi racconta l’autore stesso –, questo libro gli è parso l’unico modo per fare i conti con una città, Parigi, che ha rappresentato un polo di attrazione geografico e sentimentale costantemente presente nella sua vita e nel suo immaginario.

Un’ossessione, o meglio, un desiderio, quello di raccontare il suo rapporto con la capitale francese, che ha spinto l’autore a mettersi in gioco e ad affrontare per la prima volta il terreno tanto nobile (e per questo tanto temuto) della forma romanzo. Nel realizzare questa operazione difficile e ambiziosa, Inglese è riuscito a smarcarsi con naturalezza dalla trappola dei cliché parigini, regalando ai suoi lettori una radiografia dell’anima oscura della ville lumière, tanto onirica e leggendaria, quanto inevitabilmente concreta e spietata, frutto di un singolare approccio “umorale” e “idiosincratico” al materiale umano, culturale e urbano con cui si è confrontato nel corso degli anni.

Dall’Odissea alle (meta)mappe: sfide di scrittura del territorio

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Pubblichiamo un articolo di Alberto Sebastiani, uscito su «Nuova rivista letteraria. Semestrale di letteratura sociale», su mappe e scrittura.

di Alberto Sebastiani

William Smith non aveva dubbi: «stava per realizzare un’opera importante, grandiosa, memorabile», la prima carta geologica dell’intera nazione, «del regno più importante – tale era la Gran Bretagna – di tutto il mondo civile. Non esisteva niente di simile per alcun paese. Ciò che stava per essere creato a Londra sarebbe divenuto un esempio da seguire per tutti. Un archetipo mondiale».

In effetti, era una mappa particolare: la geologia «era una scienza per la quale bisognava considerare una terza dimensione», e la raffigurazione delle sue scoperte è fondamentale in un mondo in trasformazione, come narra Simon Winchester in La mappa che cambiò il mondo (Guanda 2001). Della carta, stampata in quattrocento copie numerate e firmate, datata 1 agosto 1815, restano oggi pochi esemplari, tra cui quella alla Geological Society a Burlington House, Piccadilly, Londra.