Un’educazione

educazione

Prologo: «Vanessa ti ricordi Barbapapà?», mi chiede un amico «Certo», rispondo. «Ricordi Barbottina? Avevi mai notato che nella sua stanza i due poster erano la riproduzione del manifesto del maggio francese, quello de “la lotta continua” e di Angela Davis?». No non lo ricordavo non l’avevo mai notato allora. E allora il mio amico quella stanza me l’ha portata ed eccola qua accanto, icona subliminale di un decennio, di un’educazione.

Io e gli altri. Quando ero bambina mia madre mi regalò un’enciclopedia che si intitolava Io e gli altri, «Serve per fare le ricerche», mi disse. Io le ricerche non dovevo farle, però, perché la mia era una scuola sperimentale, stavamo lì fino alle quattro del pomeriggio, non avevamo compiti per casa e passavamo un’ora al giorno nei laboratori.

Raccontare la città visibile. Sull’ultimo libro di Giuliano Santoro

torpigna1

Abbiamo scoperto gli immigrati mentre si appropriavano di spazi che a noi sembravano obsoleti e oramai scomodi anche per parcheggiare

Franco La Cecla

Cosa sarà che fa crescere gli alberi, la felicità?

Lucio Dalla- Francesco De Gregori

Se scrivete su google Pantanella 1991 scoprirete che i primi tre risultati della ricerca sono archivi fotografici che conservano tutte le immagini di una vicenda, oggi, in gran parte dimenticata. Guardatele (qui e qui) e se avete più di quarant’anni ve le ricorderete, come è successo a me. Perché alla Pantanella, per la prima volta, si metteva in scena, in forma visibile, qualcosa che poi sarebbe diventato parte costitutiva del nostro immaginario: il problema dell’immigrazione.

Lo hanno detto gli economisti!

zombie

È un peccato che del post pubblicato sul suo blog da Stefano Feltri giovedì 13 agosto non sia rimasta traccia della versione originale, pubblicata il giorno prima. Il breve articolo in cui il vice direttore del Fatto Quotidiano prendeva posizione contro le facoltà umanistiche, tacciate di scarsa utilità e di spreco di risorse pubbliche, è stato successivamente corretto – cosa evidenziata da lui stesso in calce all’attuale versione – poiché riportava degli errori. E visto che il commento aveva suscitato un dibattito piuttosto vivace – tanto che l’autore ha sentito poi l’esigenza di tornare sull’argomento il giorno dopo – sembrava giusto correggerlo. E fin qui nulla di male: la rete consente di aggiornare le versioni dei propri scritti e se ci si avvale di questa facoltà onestamente (cioè segnalandolo) non c’è alcun problema.

Gli inesauribili aspetti gallinacei dell’animo umano secondo Malerba

LUIGI BONARDI IN LETTERATURA LUIGI MALERBA

“Sto scrivendo delle storiette di pollaio, con galline protagoniste. A Orvieto, durante l’ultimo week-end. Ne ho scritte una ventina di getto. In città è più difficile scrivere favole: comunque le galline sono molto trascurate e ho deciso di riabilitarle.”[1]

I libri per bambini e per ragazzi, pubblicati in apposite collane editoriale, hanno accompagnato, intervallandola, l’intera produzione narrativa di Luigi Malerba. Rovesciando la prospettiva pascoliana, potremmo dire che essi si rivolgono all’adulto che c’è in ogni bambino, stimolandolo a riflettere, a maturare una capacità critica autonoma e a diffidare dalle facili certezze.