I 70 anni di Gigi Riva in un’intervista storica che sembra fatta ieri

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Oggi, 7 novembre, Gigi Riva compie 70 anni. Il nostro modo di fargli gli auguri è ripubblicando quest’intervista di Gianni Mura in occasione dei suoi 60 anni, uscita su la Repubblica, e per la quale ringraziamo la testata e l’autore.

Quando Riva indossò per la prima volta la maglia numero 9 e si ruppe per la prima volta una gamba (la sinistra) a Roma, il 27 marzo del ‘ 67, lo andai a trovare. Stanza 126 del Policlinico Italia. «Vuoi un’ intervista? Va bene. Ti costerà un paio di sigarette, perché qui oltre al gesso non mi lasciano fumare». Ricordo meno il titolo che uscì sulla Gazzetta. Il concetto era: «Quando torno spero di trovare un terzino che meni». Riva era così: forza e coraggio, come le polisportive d’ una volta. Frangar, non flectar, per chi era fresco di liceo. Rombo di Tuono lo sarebbe diventato prima del Messico. Gli piaceva il soprannome? «Molto, anche se a Brera non l’ ho mai detto. Veniva da uno importante, all’estero il più intervistato dei giornalisti italiani era lui». Riva non ha mai amato i giornalisti. Poteva rispettarli (è il caso di Brera) o sopportarli (era il caso mio). Ma la sua specialità era dribblarli.

Intervista a Gianni Mura

GianniMura (cuneo2008)

Questo pezzo è uscito sul Mucchio. Ne approfittiamo per segnalarvi che il sito della rivista ha da poco inaugurato una veste grafica completamente rinnovata. (Immagine: Scrittorincittà, Cuneo 2008.)

Sono partito dal “lei”, con Gianni Mura, oltre che per educazione, perché è la formula che viene istintivamente quando devi rivolgerti ai grandissimi. Mura, però, mi ha stoppato: “Siamo colleghi, andiamo con il tu”. Okay, va bene. Di lui, di giannimura, vorrei dire quello che ha scritto Greil Marcus a proposito di Lester Bangs introducendo Psychotic Reaction and Carburetor Dung: “Forse questo libro chiede al lettore di essere disposto ad accettare il fatto che il miglior scrittore americano sapesse scrivere quasi esclusivamente recensioni di dischi”. Ecco, Mura è anche un buon romanziere (a differenza del disastroso Les), ma il tesoro – e dunque la grandezza da scrittore – è nei suoi pezzi di calcio e ciclismo, una miniera inesauribile di ricchezza linguistica e inventiva; partite memorabili giocate su carta. Il Saggiatore ne offre un’antologia, Non gioco più, me ne vado.