In dubious battle: l’ultima sfida di James Franco

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Lo incontro in una palestra di pugilato di Dumbo, a Brooklyn, un sabato mattina. James Franco è lì a girare un videoclip. Attori e modelle combattono contro nemici immaginari sul ring della palestra. Combattono a viso scoperto, o indossando maschere di animali o altri mostri. L’ultimo lungometraggio che ha diretto e interpretato è In Dubious Battle (prodotto e distribuito da Ambi Group, il film verrà presentato fuori concorso a Venezia il 3 settembre).

Nel film Franco è Mac McLeod, sindacalista di vecchia data che per tutta la vicenda fa da mentore al giovane Jim Nolan (interpretato da Nat Wolff), istruendolo su come organizzare uno sciopero. Nel cast ci sono Robert Duvall, Sam Shepard, Selena Gomez e il protagonista della serie tv Breaking Bad Bryan Cranston.

E Cuba aspetta Godot

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

L’AVANA. A un certo punto, dopo più di due settimane a cercare il volto di quella che chiamano “la nuova Cuba”, tutto mi appare improvvisamente chiaro. Sono a Miramar, il quartiere delle ambasciate, a casa della scrittrice che ovunque in Europa chiamano per capire qualcosa di quest’isola caraibica che esattamente da un anno ha ricominciato a parlare con gli Stati Uniti dopo oltre mezzo secolo di gelo.

Bernardo Bertolucci racconta Marlon Brando

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Sono passati dieci anni dalla morte di Marlon Brando. Pubblichiamo un’intervista di Paola Zanuttini a Bernardo Bertolucci, che diresse Brando in Ultimo tango a Parigi, uscita su il Venerdì di Repubblica.

Roma. Al primo ciak di Ultimo tango a Parigi, Bernardo Bertolucci grida «Buona la prima!». Ma non è tanto buona. Perché l’operatore di macchina Enrico Umetelli, arrossendo, gli sussurra: «Scusa, mi sono trovato Marlon Brando nella loop e sono rimasto a guardarlo, paralizzato». L’arrivo di Brando sul set ha sprigionato meraviglia, innamoramento, tremore. Anche Vittorio Storaro, che non è un principiante, si fa intimidire: nei camerini allestiti sul ponte di Passy, ha notato che l’attore ha la faccia troppo rossa, ma non osa farne parola con lui. Interpella il regista: «Secondo te, si offende?». Bertolucci lo tranquillizza: «Ma va’, diglielo». Storaro va. Il divo non si scompone, anzi. Piglia un asciugamano, se lo strofina in faccia, porta via tutto il cerone e domanda: «Meglio, così?».

I pranzi della domenica – la vera storia di un networking culturale. Intervista a Antonio Monda

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Questa intervista è uscita su IL a giugno 2013.

Insegna cinema a New York, scrive su Repubblica, produce documentari, organizza festival letterari e di cinema sia in Italia che a Manhattan, ha pubblicato saggi e romanzi. È famoso in Italia per dei famosi pranzi della domenica a casa sua, frequentatati da giganti americani come Philip Roth, Martin Scorsese, Meryl Streep, e gli italiani di passaggio. È tramite Monda che, per esempio, Sorrentino conosce David Byrne e lo fa recitare nel suo film americano – in cui Monda fa un cameo seduto su una panchina di Central Park. Compare anche all’inizio di Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson, dove ospita Bill Murray-Zissou a un festival. È il campione italiano del networking culturale: un tipo di eccellenza poco apprezzata dalla classe intellettuale italiana. Lo intervisto nel suo studio a New York University, su Broadway tra Village e East Village. Il corridoio è pieno di poster di film, sembra più una casa di produzione che un dipartimento universitario. La stanza è piccola, c’è una targa con una frase di Churchill: “Never Never Never Quit”. Cinquantenne ragazzino, un’educazione nelle scuole cattoliche maschili e in una storica famiglia democristiana, Monda ha ancora l’aria da studente: porta pantaloni a coste lisi, il lembo destro del colletto della camicia gli cade sempre sotto il collo del maglioncino a rombi. Con candore mi racconta le regole del networking e la storia un po’ Sergio Leone un po’ Visconti con cui ha realizzato il sogno americano.

I nostri conti con la Shoah. Una storia dell’immaginario italiano

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Oggi ricorre il settantesimo anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma. Pubblichiamo un articolo di Vanessa Roghi su La Shoah nel cinema italiano a cura di Andrea Minuz e Guido Vitiello (Rubbettino). Il libro viene presentato oggi alle 18 alla Casa della Memoria e della Storia di Roma. (Immagine: una scena di Schindler’s List di Steven Spielberg.)

“Quando si pensa al rapporto tra cinema e Shoah solitamente ci si riferisce innanzitutto ad opere quali Schindler’s List o La vita è bella, e naturalmente al loro successo. Conseguentemente, si ha l’ingannevole impressione che la Shoah sia un tema particolarmente caro alla cinematografia, anzi, per molti fin troppo “sfruttato”. Così Marcello Pezzetti introduce l’ultima ricerca curata da Guido Vitiello e Andrea Minuz, La Shoah nel cinema italiano (Rubbettino 2013), a partire proprio da uno dei più significativi fraintendimenti ad oggi presenti nel nostro rapporto con il racconto dello sterminio degli ebrei d’Europa, quello appunto, legato a una presunta e massiccia diffusione di film che in un modo o nell’altro avrebbero posto al centro della loro trama l’Olocausto. In realtà, e soprattutto per quanto riguarda il cinema, la ricezione della deportazione e dello sterminio è stata a lungo un tabù generato essenzialmente da due cause: il voler dipingere gli italiani come brava gente, l’aver omologato la deportazione all’epopea resistenziale, facendo dell’antifascismo una chiave di lettura complessiva di un passato che non passa.

La scoperta traumatica che Pasolini regista non è amato

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Dal 1952, ogni dieci anni la rivista inglese Sight & Sound, emanazione del British Film Institute, chiede a una banda internazionale di cinefili di votare i loro film preferiti. Ogni volta arriva primo Quarto Potere. Quest’estate c’è stato un sorpasso: La donna che visse due volte di Hitchcock è arrivato primo, Welles secondo. Al terzo posto c’è Viaggio a Tokyo di Ozu. 846 tra operatori del settore, critici, accademici hanno inviato la propria top-ten, citando in totale 2.045 film. La classifica è stata resa nota fino al 250esimo posto.

Gli italiani: Fellini arriva decimo (Otto e mezzo), 39esimo (La dolce vita), 117esimo (Amarcord). C’è Antonioni al 21esimo (L’avventura), 73esimo (L’eclisse), 110imo (Professione: reporter), 144esimo (Blow Up), 202esimo (Deserto rosso). Molto amato anche Rossellini, di cui compare Viaggio in Italia al 41, Roma città aperta al 183, Germania anno zero al 202. C’è La battaglia di Algeri di Pontecorvo al 48, Il Gattopardo di Visconti al 57, Il conformista di Bertolucci al 102.