Come finisce il libro

Landstrasse

Pubblichiamo un estratto da Come finisce il libro. Contro la falsa democrazia dell’editoria digitale di Alessandro Gazoia (jumpinshark) e vi segnaliamo che oggi Alessandro Gazoia è ospite di Fahrenheit (Radio Tre) alle 14.45 e alle 19.30 presenta il saggio alla libreria Giufà di Roma con Chiara Valerio e Giorgio Vasta. (Fonte immagine)

Ognuno di noi lettori ha la sua personale storia di iniziazione alla lettura: la mia sta dentro una robusta scatola di cartone e un pomeriggio d’estate. Non è illustre e non è memorabile, ma può esser utile per riconsiderare alcune idee intorno al libro, alla promozione della lettura e al digitale conciliato con il cartaceo nella diffusione e fruizione del nostro patrimonio culturale.

Ecco il mio raccontino: alle elementari ero un alunno diligente, desideroso di «fare il mio dovere» – per usare l’espressione cara ai genitori – anche con le prime letture consigliate: quando un libro non mi piace molto (Gian Burrasca) lo finisco ugualmente e quando è bellissimo (Huckleberry Finn) penso che sono stato fortunato e chissà come sarà il prossimo. Quello che m’infastidisce è il dover leggere per piacere: dicono che leggere è bellissimo, un divertimento, una scoperta, quasi una magia, e tolgono ogni scoperta e rovinano buona parte del divertimento assegnandomi, come per magia, i libri. Rispetto l’autorità ma mi sento ingannato: se sono cose che devo fare (e farmele piacere) si dica onestamente che sono «compiti».

Per Ugo Malaguti

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Aggiornamento del 14.11.13: Ugo Malaguti ha urgentemente bisogno di un tetto entro lunedì prossimo, per vicende troppo lunghe da spiegare verrà sfrattato. Chiediamo a tutti i bolognesi che ne hanno la possibilità di attivarsi per cercare una sistemazione dignitosa, e a tutti gli altri di contattare il sindaco di Bologna Virginio Merola (su twitter @virginiomerola o su Facebook) per chiederne un intervento. Ugo può essere contattato al 340-2215375. Grazie a tutti.

di eFFe

Sono la persona meno indicata per parlare di Ugo Malaguti. Non sono un lettore di libri di fantascienza e almeno fino a quando non uscirà il prossimo romanzo del mio amico Vanni Santoni, ho una sincera avversione nei confronti del fantasy. Ho avuto un’infanzia difficile, probabilmente.

Di Ugo Malaguti, e delle gravi condizioni in cui si trova, ho saputo da Gino Roncaglia su Facebook. Gino – di cui mi fido totalmente – ha pubblicato lo scorso 8 agosto il comunicato della casa editrice Elara in cui si spiegava come ai problemi di salute che affliggono Ugo si fosse aggiunta la necessità di trovare una sistemazione per la madre novantaseienne, bisognosa di assistenza ventiquattr’ore al giorno. E, come è facile comprendere, si diceva che la soluzione a questa emergenza passava per un aiuto finanziario.

Una carezza vi distruggerà

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Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: Sam Taylor-Wood, Selfportrait Suspended.)

Un’ascia da pugno preistorica; l’etichetta dei sandali del re egizio Den; la tavoletta scrittoria in argilla ritrovata a Ninive o le immagini di demoni sulle stoffe peruviane del 300 a.C.; un sontuoso Galeone meccanico fabbricato nel 1585; il tamburo trasportato clandestinamente dall’Africa alla Virginia nella prima metà del 1700, simbolo della tratta degli schiavi e della nascita della musica afroamericana; il cronometro della Beagle, primo orologio capace di funzionare anche se sottoposto al rollio della nave; la lampada solare/accumulatore di energia (di produzione cinese) che potrebbe cambiare la vita di un miliardo e seicento milioni di persone. Sono alcuni dei cento oggetti attraverso cui Neil MacGregor, il direttore del British Museum, ha cercato di raccontare la storia dell’umanità in un libro (La storia del mondo in cento oggetti, Adelphi) che sarebbe piaciuto molto al Calvino di Collezione di sabbia, dove si elogiava “l’oscura smania che spinge a trasformare il tempo in una serie di oggetti salvati dalla dispersione”.

eBook: l’insostenibile leggerezza della lettura digitale

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È passato un anno dal lancio sul mercato americano dell’Ipad: un anno di pubblicistica sovreccitata, attese circospette, grandi speranze. Un anno in cui i problemi concreti sono spesso finiti in secondo piano di fronte al registro propagandistico (e comprensibilmente, visto lo stato dell’industria editoriale e il miraggio di una risurrezione digitale) delle discussioni relative. Davanti al recente scatenarsi di tante passioni e interessi, un libro come La quarta rivoluzione, sei lezioni sul futuro del libro (Laterza) di Gino Roncaglia, per lucidità teorica e completezza documentaria pare quasi un esercizio di stoicismo intellettuale.