Le false sciamane: intrighi e femminismo nel romanzo di Enchi Fumiko

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di Giorgia Sallusti

«Quando un uomo è ossessionato da una donna, c’è sempre un momento in cui l’opinione del mondo e il proprio onore non sono più un problema»; Enchi Fumiko scrive queste righe in Namamiko. L’inganno delle sciamane (ora in Italia grazie a Safarà con la traduzione di Paola Scrolavezza), e racconta la vicenda tragica dell’amore tra l’Imperatore Ichijō (986 – 1011) e Teishi, la Prima Consorte, che sfiderà il potere politico della corte giapponese del X secolo.

Namamiko è anche la storia di una ikiryō, ovverosia una possessione, uno spirito che lascia il corpo di un vivente e va a perseguitare altre persone fino a consumarle e, a volte, ucciderle. Il tutto messo in scena nella capitale imperiale di un Giappone al suo massimo splendore, tra sete fruscianti, stanze in penombra piene di segreti bisbigliati e palazzi adorni di arte e poesia.

Ribellarsi nell’America segregazionista. “Un altro tamburo” di William Melvin Kelley

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di Giorgia Sallusti

«What we did was to help our generation realize
They got to get busy cause it wasn’t gonna be televised.»
Gil Scott-Heron, Message to the Messengers

In The Tempest, scritta intorno al 1610, William Shakespeare arma Prospero delle seguenti parole: «But as ’tis, we cannot: he does make our fire, fetch in our wood, and serve in offices that profit us. What ho! Slave! Caliban! Thou earth, thou!», e così nel primo atto entra in scena Caliban lo schiavo. È selvaggio, bestiale, deforme, «fango» lo chiama Prospero; soprattutto, Caliban è nero. Caliban è fango anche per i personaggi di The Turner Diaries (in Italia per Bietti editore col titolo La seconda guerra civile americana), romanzo distopico di Andrew Macdonald (pseudonimo di William Luther Pierce) del 1978, manifesto e bibbia dei suprematisti bianchi ancora oggi. Macdonald-Pierce ipotizza una guerra civile che porti alla pulizia etnica di tutti i non bianchi (neri, asiatici, ebrei), spazzati via dal Nordamerica, e renda finalmente gli Stati Uniti lo specchio della Gerusalemme celeste cantata nell’Apocalisse di Giovanni. Ma se i neri scomparissero dall’America, sarebbe davvero così? E se ne andassero di loro spontanea volontà?