We need to talk about Brexit (again)

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Brex-lit è una categoria trans-genere che raccoglie sotto di sé testi ascrivibili ai generi letterari più vari – dal romanzo sperimentale a quello di idee, dalla satira alla distopia, dal romanzo realista a quello più prettamente postmoderno – che in maniera più o meno diretta riflettono sulle cause o le conseguenze causate dagli esiti del referendum.

La definizione è sufficientemente generica perché la lista di testi che compongono questo corpus possa allungarsi ogni settimana; basta infatti che in qualche modo si intraveda l’ombra di un riferimento al referendum perché il romanzo possa essere associato a questo sottogenere. Che si tratti del quartetto di Ali Smith, di The cut di Anthony Cartwright, Crudo di Olivia Laing, Middle England di Coe, The man who saw everything di Deborah Levy, The cockroach di Ian McEwan, Reservoir 13 di McGregor, Kudos di Rachel Cusk (giusto per citarne alcuni, ma la lista sarebbe lunghissima), sembra infatti impossibile per i romanzi ambientati nel presente contemporaneo inglese evitare di alludere alla  fatidica data del 23 giugno 2016.

Vita, Virginia e Orlando. Osservazioni su Vita e Virginia di Chanya Button

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Ci sono volte in cui penso a Mrs Dalloway e l’unica cosa che mi appare alla mente è l’immagine di Meryl Streep, sciarpa color pastello al collo, che cammina radiosa per le vie di Londra con un mazzo di fiori sotto al braccio. Altre volte, quando penso invece a Orlando, vedo solo Tilda Swinton che solleva la gonna ingombrante del vestito e si affretta nervosa per gli stretti corridoi di un giardino-labirinto.

Lungi dal prendere anche solo in considerazione l’ipotesi di mettere in relazione romanzi e film – questi due romanzi e le loro mutazioni –,  è innegabile che esistano casi fortuiti di trasposizione (o traduzione) cinematografica in cui i personaggi finzionali trovano una tale e totale incarnazione nella attrici o attori che li mettono in scena da far esplodere il limite tra pagina e schermo e far pensare che i corpi che vediamo siano proprio quelli dei personaggi che abbiamo immaginato. I professionisti del settore parleranno di buon casting, io preferisco pensare più misticamente ad una fortuita risonanza estetico-emotiva.

I vagabondi, le micronarrazioni di Olga Tokarczuck

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Nel 1542, mentre Copernico rivela i primi capitoli del modello del sistema solare che prenderà forma come De Revolutionibus orbium coelestum, Vesalio pubblica il primo atlante anatomico, De humani corporis fabrica.

Se il fatto che queste due pietre miliari vengano pubblicate nello stesso anno può sembrare una curiosa coincidenza, allora forse siete nella giusta disposizione d’animo per leggere Bieguni, la narrazione-costellazione di Olga Tokarczuck apparsa in Polonia nel 2007, pubblicata con grande successo (tanto da vincere il Man Booker International) da Fitzcarraldo in UK (Flights) nel 2018 e finalmente in uscita in Italia come I vagabondi (2019, traduzione di Barbara Delfino) per Bompiani.

“Ossa di sole”. La visione di Mike McCormack

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di Giorgia Tolfo

Immaginate un uomo al centro di una stanza della casa in cui ha vissuto gli ultimi venticinque anni. Immaginate che sia il 2 Novembre, il giorno della commemorazione dei morti, in un piccolo paese della contea di Mayo (Irlanda). Il rintocco della campana dell’Angelus, “tonfo sistolico” di una “parrocchia ai margini di questo mondo conosciuto”, si diffonde nell’aria, attraversando il villaggio, i campi circostanti, i boschi, e poi lentamente, ritmicamente, le stratificazioni geologiche e le ere che le hanno adagiate, unendo tra loro il presente, il qui e ora di quest’uomo, con l’origine del mondo.