Da Pascoli a Busi, critica in contropiede

retro-megaphone-wwwtheoldmotor

Questo articolo è uscito, in forma abbreviata, sul quotidiano Europa.

Da alcuni anni a questa parte, il trentaquattrenne Matteo Marchesini, conosciuto anche come poeta e narratore, si è imposto come una delle voci più acute e stimolanti della nostra critica letteraria. Impresa tutt’altro che facile in un mondo in cui la critica ha ormai perso la propria tradizionale autorevolezza e lo spazio dedicato alla letteratura nelle pagine culturali dei quotidiani è sempre più esiguo. Oggi i critici acquistano una qualche visibilità soltanto quando sono coinvolti in qualche (più o meno oziosa) polemica, per esempio quella innescata recentemente da un discusso articolo di Franco Cordelli.

Nei meandri ingannevoli della fantastoria

76

Pubblichiamo una recensione di Luca Alvino su «Il corridoio di legno» di Giorgio Manacorda (Voland).

Che la narrativa attinga avvenimenti dalla vita reale e li trasformi in qualcosa di diverso secondo le dinamiche proprie della finzione è cosa risaputa. Tuttavia, quando tali avvenimenti non rimangono circoscritti nei limiti angusti del mero dato biografico, ma assumono il respiro della macrostoria, qualunque cambiamento significativo degli eventi reali consegue una potentissima valenza non soltanto sul piano narrativo, ma anche al livello poetico e filosofico. Sul piano poetico, perché induce uno straniamento nel lettore, spostando ambiziosamente in avanti la soglia di sospensione dell’incredulità. E su quello filosofico, perché stabilisce una visione del mondo, che acquisisce nitore per contrasto sui territori noti e opachi dell’oggettività.