L’ultima casa di Giorgio Manganelli

3mang

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

Ho visitato l’ultima casa di Giorgio Manganelli, in via Chinotto 8 interno 8. Era da tempo che volevo farlo. Non so cosa mi attrae tanto di questi posti. In genere, gli appassionati di letteratura amano i pellegrinaggi alle tombe dei loro beniamini, e vi depongono fiori e poesie, ma a me le tombe non dicono niente. Lì quegli scrittori ci sono stati portati quando erano solo un mucchio di ossa, mentre nelle case che hanno abitato non possono non aleggiare ancora i segni della loro presenza.

Un signore vomita davanti alla donna che ama. Su “Centuria” di Manganelli

manganelli

Da qualche tempo sul blog Altri Animali ricorre una rubrica, Racconti dalla cripta, in cui si parla di raccolte di racconti ingiustamente trascurate. Ripubblichiamo qui la puntata dedicata a Centuria di Giorgio Manganelli.

La prima volta che ho avuto per le mani Centuria, sapevo di andare incontro a racconti fuori dal comune, il nome di Manganelli in copertina era una garanzia. Non potevo immaginare, però, di trovare già in terza pagina uno dei miei racconti della vita.

Eppure, il numero due – in Centuria i racconti, lunghi invariabilmente una pagina e mezza, sono contraddistinti da un numero che va da uno a cento – ha preso subito posto tra quella schiera di brevi narrazioni che seguitano a pulsarmi dentro, come un cuore aggiuntivo, anche molti anni dopo la loro lettura.

100 libri per una biblioteca della nonfiction narrativa

timthumb

Dal 21 al 23 novembre torna alla Triennale di Milano il ciclo di incontri organizzati da Studio. Vi segnaliamo il programma completo e in particolare l’incontro di venerdì 21 alle 18.30 sul tema Il racconto della realtà: intervengono Cristiano de Majo, Lorenzo Mieli, Aldo Grasso, Francesco Anzelmo e Niccolò Contessa.

Riprendiamo un articolo di Cristiano de Majo apparso su Studio.

(Ho scritto un lista di 100 libri immaginando di mettere insieme una biblioteca di nonfiction narrativa: reportage, memorie, autobiografie, biografie, saggi personali… Ovviamente è un genere che sfugge a una definizione precisa e che quindi si presta all’interpretazione soggettiva, ma la lista è anche un modo per cercare di disegnare un perimetro di questo genere,  che trovo il più interessante campo di applicazione della letteratura in questi anni. Ci sono sicuramente alcuni buchi – libri che non letto, che ho dimenticato o che non considero fondamentali al contrario di altri -e sicuramente un po’ di favoritismo interno, nel senso che sono inclusi libri italiani, anche piccoli e sconosciuti, accanto a capolavori riconosciuti. C’è anche forse una  considerazione perferenziale per le uscite più recenti rispetto a libri del passato e non so se dipende dalla freschezza della lettura o dal fatto che questo tipo di libri si trovino in un momento di interessante evoluzione. L’elenco non segue un ordine preciso.)

Occhiacci grigi e occhiacci di legno

Le telemachie di due adolescenti disubbidienti: «Rosso Malpelo» e «Pinocchio» a confronto.

di Fabio Stassi

A metà strada tra l’inaudita carambola dell’unità e gli spasimi di fine secolo, ecco che irrompono sulla scena letteraria della nuova nazione gli occhiacci irriverenti e inurbani di due adolescenti. I primi appartengono a un monellaccio “torvo, ringhioso e selvatico”, schivato da tutti come un cane rognoso: sono di colore grigio e così lividi e penetranti da far dire agli altri: “Va là, che tu non ci morrai nel tuo letto, come tuo padre.” Occhi che di lì a poco si faranno “invetrati” davanti al tragico errore di quella maledizione.