Un memoir sui generis. “Il ramo spezzato” di Karen Green

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«Almeno adesso è…»: così comincia la frase tramite cui, con le migliori intenzioni (ma spesso, nostro malgrado, goffamente), proviamo a dare conforto a chi affronta una perdita. Dovrebbe seguire qualcosa di consolatorio, ma può accadere che, prima e al posto della seconda parte della frase,intervenga, lucida e incoercibile, un’obiezione: «Lo voglio incazzato con i politici, a disagio che cerca di manipolarmi per ottenere favori che gli farei comunque.

La presenza dei bambini. Su “Repubblica luminosa” di Andrés Barba

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Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Apparire, scomparire. Sono i nodi fondamentali della fiaba, il momento improvviso in cui il mistero si concentra e lo stupore esplode, il fenomeno che dà luogo alla rivelazione e all’incanto. Perché se ciò che non c’era si manifesta, o se ciò che c’era di colpo si dilegua, a imporsi è il trauma, meraviglia e sgomento insieme. Un troppo vuoto o un incredibilmente pieno che farà da motore di un’intera storia. È il presupposto di narrazioni letterarie e cinematografiche che vanno da L’avventura di Antonioni a Il dolce domani di Russell Banks, passando per Il villaggio dei dannati di WolfRilla (e poi di John Carpenter) e Picnic a Hanging Rock (tanto il film di Peter Weir del 1975 quanto la recentissima miniserie televisiva, sempre a partire dal romanzo di Joan Lindsay), ed è il presupposto di Repubblica luminosa, il nuovo romanzo dello scrittore madrileno Andrés Barba (La nave di Teseo, traduzione di Pino Cacucci).

Storia di Matilde, la disperata felicità del linguaggio

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Si intitola Storia di Matilde, ma il titolo che scorre in filigrana è Storia di una frase, perché il romanzo di Giovanni Mariotti – apparso per la prima volta nel ’93 per Anabasi, nel 2003 per Adelphi che lo ripropone oggi, a venticinque anni dalla prima edizione – può venire considerato come un’esplorazione, lunga oltre duecento pagine, di che cosa può essere la lingua letteraria, un’indagine ludica e commovente della sua duttilità, della sua strategica imprevedibilità, della sua forza e del suo inesauribile desiderio d’avventura. Lo spettacolo magnifico della disperata felicità del linguaggio.

“Nel cuore della notte”, il romanzo-apologo di Marco Rossari

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«Che cos’è una coppia? Un esperimento, una chimera, un caso?» È l’interrogativo che si pone il protagonista del romanzo di Marco Rossari, Nel cuore della notte (Einaudi), un dubbio che innerva l’intera narrazione venendo acutamente esplorato una pagina dopo l’altra, una domanda che come risposta prevede solo ipotesi, nessuna delle quali esclude l’altra, al contrario ogni tentativo di risposta si connette al precedente e al successivo fino a compenetrarsi: perché davvero un legame è pressoché sempre una prova, un collaudo inesauribile, una fantasticazione a deux, un’alea che può essere percepita come un colpo di fortuna, come un’imprevedibile sventura (e per verificarlo è sufficiente che ognuno si concentri per un istante sulla sua esperienza di coppia).

Bruciare la letteratura: “Manaraga” di Vladimir Sorokin

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Sul fatto che l’epoca non sia – per dirla con Bruno Schulz – «geniale» non ci sono dubbi. Anche riuscire a considerarla «letteraria» è complicato. C’è semmai da temere, e molto fondatamente, che in un futuro, prossimo o remoto che sia, venga ricordata come «culinaria», vale a dire il tempo in cui gli chef divennero stelle polari, il talento aveva il suono metallico di pentole e padelle e l’epos giaceva in ciotole colme di intingoli aromatizzati al timo, si diluiva nei soffritti più sofisticati, annegava nei brodetti.

Ricordando Luca Rastello: Lettera alle pulci

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Il 6 luglio 2015 ci lasciava Luca Rastello. A qualche giorno
dalla ricorrenza lo ricordiamo con un pezzo di Giorgio Vasta, apparso su Robinson, e soprattutto con un suo brano, La lettera alle pulci, un estratto dal libro postumo Dopodomani non ci sarà (Chiarelettere), che vi invitiamo a leggere.

di Giorgio Vasta

Quando ci si trovava in compagnia di Luca Rastello, a un certo punto arrivava il momento del «racconto islandese»: un episodio collocato in un tempo più mitico che storico, una narrazione – seria nei toni, bugiarda nella drammaturgia, dunque dichiaratamente letteraria – in cui Rastello evocava un rocambolesco incidente stradale lungo la Ring Road, qualcosa che gli era davvero accaduto, una storia in cui troll e folletti erano a tutti gli effetti personaggi reali.

Ascoltandolo ci si veniva a trovare su un crinale sottile tra verità e finzione, tra chiarezza e oscurità, tra comicità folle e tragedia: vale a dire in quel luogo estremo, inaffidabile e rivelatore, dove è esistito ed esiste ancora il pensiero di Luca Rastello.

Sull’incompiuto, in Italia

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica, che ringraziamo.

Una scala mobile. La base poggia su un frammento di terreno cespuglioso, l’estremità opposta si allunga in alto fino al nulla: nessun piano da raggiungere, neppure una briciola di pianerottolo. Immersa in un’atmosfera magrittiana, questa «stairway to nowhere»si trova a Roseto Capo Spulico, in Calabria; tutt’intorno dovrebbe esserci un supermercato, o forse un ufficio pubblico o un teatro, che però, semplicemente, non è stato costruito: la scala mobile che punteggia il vuoto sereno della campagna è di fatto l’unica struttura realizzata di un progetto che per il suo 99% è rimasto sulla carta.

Italia Evolution: narrazioni interdette

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Pubblichiamo un estratto da “Italia Evolution. Crescere con la cultura” (Meltemi) di Christian Caliandro, ringraziando autore ed editore.

Tirar mattina sulle strade di una Milano rugginosa

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Pubblichiamo la versione estesa di un pezzo apparso su Robinson, l’inserto domenicale di Repubblica, che ringraziamo (fonte immagine).

Il problema di Aldino è l’«ora seria». Vale a dire quel tempo in cui tocca smetterla col vagabondaggio della giovinezza per fare il proprio ingresso in un’età adulta non procrastinabile oltre, l’epoca in cui all’andirivieni succede l’andare, e dunque va definita una direzione, addirittura una meta, un’idea infine robusta della propria presenza nel mondo. Prima però che quest’ora implacabilmente severa scocchi, ad Aldino – forse non solo a lui – è data ancora una notte, una soglia oscura che coincide con un’intera città e con un’epoca precisa, la Milano del 1960, da percorrere ed esplorare, uno spazio e un tempo attraverso cui fare la spola da un capo all’altro nella speranza ostinata di poter tenere ancora un poco a bada questa famigerata età adulta, rimandando il più possibile l’alba.

Mangiare Aldo Moro. Un estratto da “Il tempo materiale” di Giorgio Vasta

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Quarant’anni fa, il 9 maggio 1978, a 55 giorni dal rapimento in via Fani, le Brigate Rosse comunicavano di aver eseguito la loro sentenza di morte per Aldo Moro. Di seguito vi proponiamo un significativo estratto da “Il tempo materiale” di Giorgio Vasta, pubblicato nel 2008 da minimum fax (che ringraziamo). La foto di copertina è di Carl Newton.