Ostaggi

volo

Graziano Dell’Anna fa il punto su alcuni romanzi italiani di recente uscita: «Gli intervistatori» di Fabio Viola, «Elisabeth» di Paolo Sortino, «Il demone a Beslan» di Andrea Tarabbia e «Nelle mani dell’uomo corvo» di Matteo Corona.

di Graziano Dell’Anna

1.

«Io credo nel dio del massacro, il dio che governa indiscusso dalla notte dei tempi.» È la frase più icastica nonché la chiave di accesso al film Carnage di Roman Polański, che ha macinato un buon successo di critica e pubblico nel trascorso 2011 e tratto, appunto, da Le dieu du carnage di Yasmina Reza. La trasposizione cinematografica del regista polacco toglie poco all’impianto teatrale della pièce dell’autrice francese, costringendo le due coppie protagoniste nell’uccelliera umana di un appartamento borghese.

Nel tempo di mezzo

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La recensione di Giorgio Vasta all’ultimo libro di Marcello Fois, «Nel tempo di mezzo», uscita per «Repubblica».

Nell’incipit del nuovo romanzo di Marcello Fois, Nel tempo di mezzo (Einaudi 2012), il protagonista, appena arrivato a Cagliari dal Friuli dove è nato e ha vissuto in orfanotrofio fino all’età di ventisette anni, rivolgendosi all’impiegato di un ufficio della capitaneria di porto non riesce a pronunciare per intero il suo nome: Vincenzo, riesce a dire, ma il cognome – Chironi – non viene fuori.
Marcello Fois sa che gli uomini sono strutturalmente fratti, spezzati in varie parti che di rado e sempre a fatica riescono a tenere insieme. Sa che per ricucire tra loro i pezzi di un’esistenza ci vogliono anni da attraversare in lungo e in largo, e che spesso una vita sola non basta perché per provare a dare consistenza alle cose servono intere generazioni e servono i racconti che a quelle generazioni danno la parola.
Fois sa dunque che a causa di questa loro natura frantumata la parola degli uomini è incompleta e che tra il nome proprio – ciò che ci individua e ci sostanzia – e il cognome – ciò che ci collega a una storia familiare ma ancora di più alle epoche, al tempo irrisolvibile – c’è un luogo che è una cesura, qualcosa che rischia di essere un vuoto e che ambisce, se qualcuno se ne prenderà cura, a trasformarsi in una trama.

A Firenze si sbuffa

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La recensione di Giorgio Vasta al libro di Vanni Santoni, «Se fossi fuoco, arderei Firenze» (Laterza, Contromano), apparsa in forma ridotta su «Repubblica». 

A Firenze si sbuffa. Di fatica, salendo verso piazzale Michelangelo per osservare la città dall’alto, oppure di impazienza mentre in macchina si manovra per venire fuori dai viali esterni che ti tengono saldamente in ostaggio circolando infiniti intorno alla città. Per una o per l’altra ragione – e per tante altre ancora, non ultima la percezione traumatica di come Firenze sembri ormai perduta a se stessa, cinicamente concentrata sul suo destino autotrofo – a Firenze si sbuffa.

New Realism vs Postmodern.
DeLillo, Houellebecq, Egan, Bolaño: quattro modi per uscire dall’impasse

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A Bonn, dal 26 al 28 marzo, si terrà un convegno internazionale intitolato “New realism”, organizzato da Maurizio Ferraris con Markus Gabriel e Petar Bojanić. Al convegno parteciperanno tra gli altri Paul Boghossian, Umberto Eco, John Searle. Convitato di pietra: Gianni Vattimo.
Qui potete trovare il pezzo con cui Ferraris introduceva lo scorso agosto, su “Repubblica”, le ragioni del convegno. Si tratterebbe, in definitiva, di contrapporre l’idea di un Nuovo realismo al Postmoderno: “il ritorno del realismo non è una semplice questione accademica italiana, è un movimento filosofico ormai in corso da decenni. La filosofia, e la vita, hanno fame di realtà, dopo decenni in cui si è ripetuto che non ci sono fatti, solo interpretazioni, che non c’è differenza tra realtà e finzione”, dice Ferraris a Left Avvenimenti.

La dimensione etica dello spazio in cui abitiamo

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Questa recensione al romanzo di Alessandra Sarchi, «Violazione», è uscita su «Repubblica». La foto è di Lucia Re.

Lo spazio può essere intelligente, così come può essere stupido. Può rivelare una cultura tanto quanto il suo opposto. In ogni caso non è mai neutro, non è mai irrilevante. Perché lo spazio descrive il tempo, è tempo che si manifesta fisicamente: decidere di vivere in un determinato luogo significa decidere la specifica qualità di tempo in cui si desidera abitare.
Con Violazione (Einaudi Stile Libero) Alessandra Sarchi edifica, è il caso di dire, una narrazione sempre consapevole del potenziale rivelatore dello spazio.
Alberto e Linda Donelli vogliono lasciare la città e trasferirsi con i figli in campagna. O meglio in quell’interregno tra l’area urbana iperantropizzata e qualcosa che nel concedere i privilegi degli spazi agricoli conserva una distanza accettabile dal centro abitato. Lo spazio-tempo che hanno in mente è un altrove reale e sano da opporre alla frustrazione di un qui vissuto come finto e insalubre: una nuova fondazione, insomma, uno spazio dal quale far ricominciare il tempo.

Giudice, che il dubbio sia sempre con te

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La recensione di Giorgio Vasta al romanzo «Per legge superiore» di Giorgio Fontana (Sellerio), uscita la scorsa domenica sul «Sole 24 Ore».

All’interno di Per legge superiore (Sellerio 2011) – il nuovo romanzo di Giorgio Fontana che seguendo di alcuni mesi la riflessione sul presente italiano contenuta in La velocità del buio (Zona 2011) conferma l’attitudine coraggiosamente analitica dello scrittore milanese, riscontrabile anche dalla lettura del suo blog – si attivano due percorsi che entrano in dialogo con due differenti film.

Michele Mari, la letteratura e i fantasmi

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Stamattina pubblichiamo due recensioni all’ultimo libro di Michele Mari, una preziosa raccolta di racconti dal titolo «Fantasmagonia», pubblicato da Einaudi. Gli articoli sono nell’ordine di Giorgio Vasta e Francesco Longo, e sono usciti rispettivamente su «Repubblica» e «Il riformista». La foto che accompagna il pezzo è di Miroslav Tichy. Buona lettura.

Ogni singolo racconto di Fantasmagonia – l’ultimo libro di Michele Mari edito da Einaudi – meriterebbe una specifica recensione. Eppure i trentaquattro articoli (tanti sono i racconti) che ne discenderebbero non sarebbero comunque sufficienti a esaurire la bellezza e la complessità di questo libro.

Minima Commedia Umana (2/3)

Alessandro Garigliano ha scritto direttamente per minima&moralia un trittico corporale in cui concentra ipotesi e rovelli, immaginazioni e dilemmi. Qui la prima parte.

di Alessandro Garigliano

Vado a letto e non dormo, mi rigiro, mi avvito, conto le pecore, ma il sonno mi sfugge. Domani sarà una giornata campale, ho stremato anche oggi a dovere il mio corpo, e adesso dovrei ristorarmi, contattare l’oblio che rigenera per sei, sette ore, e domani rinascere. Eppure me ne sto tra le coperte stazzonate a vegliare. L’insonnia, che trascende la mente, domina e frantuma tutto ciò che appartiene a se stessa: il fisico contro il fisico si comporta da lupo!

Minima Commedia Umana (1/3)

Alessandro Garigliano ha scritto direttamente per minima&moralia un trittico corporale in cui concentra ipotesi e rovelli, immaginazioni e dilemmi. Ecco la prima parte. Corpo, tu mi tradisci. Tu sei meschino, brutale, immutabile. Sono anni che ti odio, che monologando (tecnicamente sarebbe un soliloquio, non essendoci stato per fortuna nessuno spettatore), corpo, io ti frustro, a […]

Le tre giornate di Palermo

Questo articolo di Giorgio Vasta è uscito in forma ridotta su «Repubblica» e tenta un ragionamento su quanto è avvenuto nei giorni scorsi ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo, uno spazio straordinario deputato (già nel nome) alla cultura, e su cui tuttavia le istituzioni hanno dimostrato di proiettare ben altre finalità, innescando un vero e proprio presidio da parte di artisti, associazioni culturali e del movimento I Cantieri che vogliamo.

di Giorgio Vasta

Si comincia con un video: una goccia dopo l’altra si forma una pozza d’acqua che impercettibilmente, senza sosta, allaga un pavimento rossastro.