L’inferno è una fabbrica tedesca
che dorme lungo un parco verde

Pubblichiamo un estratto dal prossimo romanzo che Demetrio Paolin sta scrivendo in questi mesi e che ci propone per minima&moralia. Una parte, da cui è tratto anche questo brano, riguarda l’incendio della ThyssenKrupp a Torino.

di Demetrio Paolin

L’inferno è una fabbrica tedesca che dorme lungo un parco verde. Capannoni su capannoni, vuoti topi, dove un tempo c’erano uomini e altiforni che facevano l’acciaio per mezza Italia. Ora sono quattro gatti. L’inferno è un luogo abbandonato. I fili morsicati e lasciati scoperti. Le sicurezze azzerate. E di colpo sulla linea 5 – avete presente l’acciaio delle scale mobili della stazione di Milano?

Madeleine dorme

Questa recensione di Giorgio Vasta al libro di Shun-Lien Bynum Sarah, «Madeleine dorme», primo titolo di narrativa straniera pubblicato dalla casa editrice Transeuropa, è uscita per «Repubblica».

di Giorgio Vasta

Madeleine dorme – primo titolo di narrativa straniera pubblicato da Transeuropa (nella bella traduzione di Elvira Grassi e Leonardo G. Luccone) – è un teatrino di stoffa. Uno di quelli per bambini – il panno colorato che si srotola per tutta la sua lunghezza, il sipario rosso fermato da due cordicell

La narrativa dell’umiliazione

In questo articolo, pubblicato sul «Sole 24 Ore», Giorgio Vasta si interroga sul sentimento dell’umiliazione come possibile impulso di alcune narrazioni italiane più recenti.

di Giorgio Vasta

Il clipper scorre sul ventre, sui fianchi e sul dorso, sul collo e sul trapezio della testa, e a ogni movimento segue lo scollarsi leggero di un nastro di vello che cade mescolandosi al piccolo caos lanoso in cui sono immersi i piedi del pastore. Le zampe della pecora non sono legate e dunque la remissività dell’animale – o una specie di sua fiducia inerte – colpisce ancora di più: nessuno scalciare, nessun divincolarsi, semmai un’accettazione sommessa.

La nostalgia delle monetine

piazza del quirinale, 12 novembre 2011

Un paio di settimane fa, abbiamo tutti visto in diretta le immagini dei festeggiamenti in Piazza del Quirinale. Ora, al netto delle polemiche, l’aspetto più interessante è il riferimento unico di quelle scene, espresso praticamente in diretta.

La foto segnaletica diventa una mostra

Un nome, un cognome, un luogo e una data di nascita, possibilmente una residenza; dalla seconda metà dell’Ottocento anche le impronte digitali ma soprattutto una fotografia.
A partire da questi presupposti in Francia, tra la Seconda e la Terza Repubblica, si formalizza un’idea di identità giuridica – e dunque un sistema di pratiche e di protocolli – che nei decenni successivi si farà talmente pervasiva da normalizzarsi conducendo a quella che è oggi la nostra esperienza di ciò che si intende per identità legale.

Si può dire. Un breve appunto
sul metodo La Russa

Durante la puntata di In Onda del 20 novembre 2011 Ignazio La Russa commenta un monologo di Ascanio Celestini.
Come spesso accade quando La Russa interviene il suo commento si configura come ulteriore performance, un’esibizione che all’apparenza confligge con quella di Celestini mentre forse, ed è quello su cui vorrei riflettere, si colloca altrove, in una zona extradialettica che per le sue caratteristiche non può prevedere confronto e conflitto.

Tra memoria e finzione:
gli anni di piombo nella letteratura

di Demetrio Paolin

Il 19 ottobre si è tenuto presso la biblioteca della Camera dei Deputati, a Roma, un convegno dal titolo «Non siamo riusciti a far capire cos’è stato per noi» I racconti della violenza politica sull’Italia degli anni di piombo, dove una serie di studiosi, giornalisti e scrittori – tra gli altri cito Angelo Ventrone, Agnese Moro, Isabelle Sommier, Ugo Maria Tassianri, Christian Uva, Angelo Orsini – hanno provato a riflettere sul perché sia difficile raccontare e far comprendere gli anni ’70. Il mio intervento è una veloce panoramica su alcuni dei romanzi e sui meccanismi di finzione che narrano l’esperienza degli “anni di piombo”;

Altare della patria

Ci sono esperienze di lettura talmente inattese e disorientanti da mettere in crisi tutto ciò che normalmente viene dato per acquisito. È come se il sistema logico della lettura a cui leggendo ci affidiamo – le ascisse e le ordinate delle frasi, i punti cardinali della narrazione – venisse messo così tanto in torsione da costringerci a trascorrere dal déjà vu al jamais vu.

Drive: “One percent of everything is not crap”

Christian Caliandro e Giulia Pezzoli

1. Come costruire un capolavoro, e incastonarlo nel mainstream contemporaneo.
Nicolas Winding Refn ha sfruttato in Drive i limiti propri del cinema hollywoodiano contemporaneo, lavorando negli interstizi e sulle atmosfere. La struttura del film è quella di un noir attuale, ben costruito e modellato, ma i muscoli e la carne di questo film sono corpi pressoché estranei per il codice mainstream di questi tempi.

Diventa anche tu un autore!
Appunti su self-publishing e pseudoeditoria

di Andrea Libero Carbone, Alessandro Raveggi, Vanni Santoni, Giorgio Vasta, per Generazione TQ.

Gli appunti che seguono vogliono essere rappresentativi di un modalo di procedere al quale Generazione TQ intende quanto più possibile attenersi. Constatata la relazione che connette tra loro fenomeni anche all’apparenza diversi e irrelati, pensiamo sia indispensabile che una riflessione prenda sempre le mosse dalla consapevolezza di questa reciproca interdipendenza.