Simone Weil, “La persona e il sacro”

weil

Questo pezzo è uscito su Orwell.

Lei non m’interessa. Un uomo non può rivolgere queste parole a un altro uomo senza commettere crudeltà e ferire la giustizia”.

Inizia così La persona e il sacro, momento estremo della riflessione religiosa e filosofica (e politica) di Simone Weil a Londra, parte di un gruppo di saggi scritti nei suoi ultimi mesi di vita – quel 1943 che fece dell’Europa la voragine del mondo – e ora portato meritoriamente da Adelphi nelle librerie italiane. Non esiste paradosso logico, non c’è vertigine sostenuta dalla contemporaneità e non c’è scandalo del costume o della cronaca che riesca a gareggiare con questa ragazza quando decide di tuffarsi sotto il piombo del discorso istituzionale (cioè statale o confessionale, oggi diremmo pubblicitario per esaurire entrambi) ed è costretta dalla propria umiltà a mettere in crisi tutto ciò che il nichilismo annidato nel nostro orecchio interno – operando alacremente per il bene, cioè volendo sempre il male – ci aveva suggerito a proposito di convivenza, diritto, lavoro, democrazia. Non brandisce la spada di Giovanna d’Arco, Simone Weil, ma la follia indifesa, l’ottusità infantile di Antigone contro il buonsenso militarizzato di Creonte, e comincia questo prezioso libro dalla nostra parte “ultima”, secondo lei la più importante.

Il ritorno del commissario Magrite di Gianni Mura

Magritte-Decalcomanía

Un omaggio di Fabio Stassi per festeggiare il ritorno del commissario Magrite, protagonista di Ischia (Feltrinelli), il nuovo romanzo di Gianni Mura. Oggi alle 18 Gianni Mura incontrerà i lettori alla libreria Feltrinelli di Galleria Colonna a Roma e il 27 novembre sarà ospite della libreria minimum fax insieme a Giuseppe Smorto per un appuntamento speciale di Punto e Svirgola, la rubrica di Repubblica.it. (Immagine: René Magritte, Decalcomania.)

Bentornato, commissario Magrite 

Magrite lo vedo arrivare sotto i portici di Piazza Vittorio, all’ora stabilita. Sono cinque anni che non ci incontriamo e ho l’impressione che nasconda qualche chilo di troppo sotto una vistosa maglietta a righe, i jeans, e un giaccone che ricorda vagamente un eskimo. Ma la prima cosa che riconosco di lui è la sua andatura basculante, da orso che si è volontariamente licenziato da un circo, e quello sguardo spaesato che si posa su tutto, e di tutto è curioso: di un gruppo di asiatici che fumano, delle felpe dei pakistani, dei banchi di abiti usati… Sembra di essere a Marsiglia, mi dice allegro appena gli sono a tiro. Volevo farla sentire a casa, rispondo. Grazie, ma spero che lei abbia scelto bene anche il ristorante, Non sono un esperto, ma se non ha nulla in contrario la porterei dal nepalese, è un posto alla buona, si mangia bene e si spende poco, Si può scegliere il vino? No, ma stamane gli ho fatto mettere in frigo un rosso di Montefalco, Approvato allora, andiamo a vedere.