Le conclusioni del dibattito all’assemblea del Valle, ovvero la Canzone di Marinelli

Valle for dummies

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È incredibile come, nel momento in cui comincio a scrivere questo post, ossia alle quattro del due agosto, e al Teatro Valle si sta svolgendo un’assemblea con circa trecento persone e il livello del dibattito è alto, qualificato, dialettico, capace di analizzare le contraddizioni reali, sul piano politico, quello artistico, etc…, sui giornali il racconto dell’esperienza del Valle sia ancora ridotto a un’infantilismo da macchiettizzazione, liquidatorio, sprezzante, nel migliore dei casi ingenuo, poco informato, aggiornato al 2011.

Facciamo degli esempi:

Il Tempo cuce quest’intervista a Glauco Mauri e Mauro Sturno, che dire scorretta è poco, con domande che sono insinuazioni e ammiccamenti. L’ha realizzata Matteo Vincenzioni, la trovate qui. La conoscenza che Mauri e Sturno hanno di quello che è stato realizzato dal punto di vista artistico, laboratoriale, in questi tre anni al Valle si riduce a un “si dice che”, “ho capito che”, “le voci sono che”; la loro conoscenza dell’aspetto politico e giuridico è ancora più risibile. Ma la loro insofferenza blasé passa per voce autorevole, e il loro opininionismo snoblistico per competenza.

È finito il Valle?

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Il Teatro Valle ha convocato per oggi alle ore 12.00 una conferenza stampa e per le ore 17.00 un’assemblea pubblica per discutere sul destino molto molto complicato del teatro.

Dicono che sgomberano il Valle. Dicono fra tre giorni. Dicono che invece no, è in atto una mediazione e si arriverà a un risultato. Comunque vada l’esperienza del Teatro Valle occupato – per ciò che è stata in questi tre anni – è finita qui: sta finendo, dolorosamente, qui. Ieri c’è stato un incontro tra i rappresentanti della Fondazione Valle Bene Comune che in parte poi sono anche gli occupanti del Valle e quattro persone che erano lì in veste istituzionale: Giovanna Marinelli, assessore alla cultura del Comune di Roma; Michela De Biase, presidente della Commissione cultura del Comune di Roma; Marino Sinibaldi e Antonio Calbi, rispettivamente presidente e direttore del Teatro di Roma, che nel caso è l’entità a cui è stato demandato il ruolo di mediazione del caso Valle. L’incontro è stato molto chiaro. Si è partiti con due posizioni, e su quelle posizioni dopo due ore di discussione si è rimasti. Il Teatro e il Comune di Roma dicono: riconosciamo il vostro percorso, ma ora l’occupazione non ha più senso, ve ne dovete andare entro pochi giorni. Gli occupanti dicono: forse non avete ben capito il valore di questo percorso, ce ne andiamo, ma non entro tre giorni. Insomma c’è uno stallo, e la mediazione non è raggiunta, vedremo che succederà in queste ore.

Che cosa fate nel chiuso delle vostre case? La stupidità dello sgombero del Volturno Occupato

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In una Roma messa a dura prova dal caldo e da un anno in cui la spinta repressiva ha toccato altissimi livelli, la notizia è stata di quelle comunque in grado di arrivare come una frustata in faccia alla città: «Stanno sgomberando il Volturno!».

Erano le otto e un quarto del 16 luglio quando un indignato passaparola ha fatto accorrere davanti al portone dell’ex cinema occupato un centinaio di attivisti, ma era già troppo tardi. Numerosi blindati avevano sbarrato le vie limitrofe e nutriti cordoni di celerini, facendo ondeggiare ritmicamente il manganello, non nascondevano di certo le loro reali, voluttuose idee di violenza. La stessa violenza che, nel nome della legge, si scatenava sugli spazi del Volturno, aggredito da picconi immediatamente in grado di demolire arredi e pavimenti, producendo nel giro di un’ora un’immagine in grado di commentarsi da sola: ci sono voluti sei anni per fare del Volturno un teatro aperto alla città e uno degli sportelli del diritto alla casa più noti a livello nazionale, mentre nel giro di appena sessanta minuti tutto è stato distrutto senza nessuna remora. Mancano effettivamente le immagini dei celerini che pisciano per dispetto sugli oggetti degli occupanti, ma alla resa dei conti, quando c’è stata la possibilità di entrare per recuperare le cose più importanti, diverse parti dell’impianto luci e audio risultavano assenti: qualcuno tra poliziotti e operai assoldati per l’apertura della porta se li era rubati!