Essere punk e sentirsi punk: Giovanni Lindo Ferretti e noi

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Questo non vuole essere e non sarà l’ennesimo articolo dedicato all’ultima “mattana” di Giovanni Lindo Ferretti, né la rassegna aggiornata degli insulti che quotidianamente vengono riversati nei suoi confronti, dai luoghi più disparati della Rete: innanzitutto, perché la questione della sua inversione (o contorsione) ideologica non è affare di oggi né di ieri, ma data a quasi tre lustri fa; poi, perché il suo caso può dirci qualcosa di molto più interessante e che riguarda tutti noi, ancor più che lui.

“Scandalizzare gli scandalizzatori”: forse, l’ultimo tratto della parabola evolutiva dell’ex leader dei CCCP Fedeli alla linea, dei CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) e dei PGR (Per Grazia Ricevuta) potrebbe essere riassunto così, con la precisazione che il complemento oggetto dello slogan necessita di una riformulazione.

L’avamposto del declino. Conversazione con Emidio Clementi

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Questo pezzo è uscito sul Mucchio di ottobre 2013, in occasione dell’uscita di Aspettando i barbari, ultimo disco dei Massimo Volume.

di Claudia Durastanti

La prima volta che ho visto la copertina di Aspettando i Barbari, il nuovo disco dei Massimo Volume, ho pensato a Grey Gardens. È un documentario del 1975 su due donne dell’alta società che cadono in disgrazia e vivono in una casa decrepita degli Hamptons. Senza acqua corrente, con l’abitazione infestata da mosche e spazzatura, madre e figlia cercano di mantenere una loro bizzarra compostezza. Non sappiamo se stanno aspettando il barbaro. Quel che sappiamo è che si sono acconciate per il suo ipotetico arrivo. Grey Gardens è una meditazione sul tempo e sul declino, e su un modo possibile di invecchiare. Aspettando i Barbari, anche se con piglio militaresco e sostenuto, può essere un corollario dello stesso argomento: quanto ci è rimasto? E quel che ci è rimasto, è abbastanza?

Ieri e oggi: intervista a Giovanni Lindo Ferretti

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di Matteo Cavezzali

(fonte immagine)

Dopo gli anni sfrenati, dopo gli anni battaglieri, dopo gli anni del punk, dei CCCP e della rivoluzione, Giovanni Lindo Ferretti è tornato sui monti dove era stato bambino. Dal fragore è passato al silenzio. Oggi vive in mezzo ai cavalli, alla natura, e proprio con i suoi cavalli ha deciso di tornare sulle scene, con un teatro che lui stesso definisce “barbarico”.
«Vedi, i cavalli sono come i punk. Non amano le regole, fanno le prove svogliati, ma quando inizia lo spettacolo, quando si accorgono che c’è il pubblico, quando sentono gli applausi, allora diventa bellissimo».

Il suo ritorno nel luogo dove è cresciuto, nelle sue montagne, nella casa dove abitava con sua madre, è un ritorno alle origini che permea anche nello spettacolo a cui sta lavorando?
Questa idea di teatro barbarico è strettamente legata con la mia infanzia, con la mia terra e con due persone, Marcello e Cinzia (Marcello Ugoletti e Cinzia Pellegri, in scena con lui n.d.r.), che abitano su queste montagne e hanno trascorso la loro vita in mezzo ai cavalli.

Diaframma e ciò che resta del rock

Pubblicato qualche giorno fa sul Riformista Qualche settimana fa ho avuto la fortuna di condividere lo stesso palco con Federico Fiumani, cantante, chitarrista e anima dei Diaframma, uno dei pochi gruppi rock degni di questo nome nati in Italia negli ultimi trent’anni. Il luogo era il torinese Circolo dei Lettori, e l’occasione una rassegna ideata […]