Giulio Regeni e le Ragioni della Giustizia

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I diciannove mesi che ci separano dalla sparizione forzata di Giulio Regeni e dal ritrovamento del suo corpo, reso quasi irriconoscibile dalla tortura, hanno visto una mobilitazione inedita da parte della società civile italiana.

L’Italia intera, dal basso, si è stretta solidale attorno alla famiglia Regeni che, a sua volta, ha assunto con coraggio e generosità l’onere di dare voce al dolore, alla rabbia ed allo sdegno degli amici e dei colleghi del loro figlio, inclusi coloro cui una morte prematura, violenta e insensata non ha concesso di incontrarlo in vita, ma che con lui hanno condiviso, a distanza, un’esperienza intellettuale e una visione umanistica del mondo.

Anime Arabe al Salone del Libro di Torino. La parola oltre i confini

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di Lucia Sorbera

“Mille Volte No” è il titolo di un’istallazione curata nel 2010 da Bahia Shehab, storica dell’arte e artista libanese-egiziana, nonché vincitrice dell’ultima edizione del Premio Unesco-Sharjah per la cultura araba. Invitata dal museo Haus Der Kunst di Monaco a realizzare un progetto artistico che usasse la lingua araba come mezzo d’espressione,[1] Bahia Shehab decise di raccogliere una serie d’iscrizioni della parola “NO” dall’ampio repertorio della storia dell’arte islamica. Ne trovò migliaia: “Come essere umano che vive nel mondo di oggi, come artista, come donna araba, pensai di avere solo una cosa da dire: NO […] Poi, a nove mesi dall’inizio della rivoluzione, capii che ogni no aveva una sua ragione d’essere. Fu così che mi ritrovai nelle strade del Cairo a disegnare graffiti sui muri della città: no al governo militare, no allo stato d’emergenza, no a spogliare le persone, no a picchiare le donne, no ad accecare gli eroi, no al rogo dei libri, no alla violenza, no a scippare la rivoluzione, no a un faraone dietro l’altro.”

Oltre le marce delle donne. Il femminismo alla prova dei regimi autoritari

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di Lucia Sorbera

Alla Marcia delle donne che si è tenuta a Washington il giorno successivo alla cerimonia d’insediamento di Donald Trump la studiosa e attivista Angela Davis ha lanciato un appassionato invito alla resistenza contro la supremazia del patriarcato bianco. Una resistenza che, ammonisce Davis: “Dovrà avvenire quotidianamente nei prossimi 1459 giorni, sul terreno, nelle aule scolastiche, nei luoghi di lavoro, nella nostra arte e nella nostra musica” (enfasi aggiunta da chi scrive).

Il nesso tra espressione artistica e resistenza civile non è nuovo alle femministe egiziane. Se la rivoluzione del 2011 ha aperto una rinnovata stagione di attivismo femminista, già negli anni Novanta del secolo scorso la scrittrice Nawal al-Saadawi analizzava la lunga tradizione delle culture del dissenso, e dedicava un saggio proprio al tema Dissidenza e Creatività (1995), in cui sottolineava la necessità di contestualizzare nel tempo e nello spazio le tecniche di oppressione e sfruttamento, enfatizzava il bisogno di demistificare le parole chiave del Ventesimo secolo, come pace, democrazia, diritti umani, privatizzazione, globalizzazione, società civile, fondamentalismo religioso e postmodernità, e concludeva che la creatività è intrinsecamente dissidente.

Scrittori arabi contemporanei, sesta puntata

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La rubrica di Mario Valentini è dedicata alla letteratura araba contemporanea. Qui le puntate precedenti. (Nella foto: Sonallah Ibrahim).

Sonallah Ibrahim e l’opposizione degli scrittori egiziani al regime militare

Dopo la morte di Giulio Regeni, grazie soprattutto all’ostinazione della famiglia del giovane ricercatore, l’opinione pubblica italiana ha avuto modo di conoscere la dura repressione in atto in Egitto contro gli oppositori politici. I genitori di Regeni hanno infatti avuto la capacità di legare l’atroce uccisione del figlio alla più estesa vicenda della persecuzione politica nei confronti degli stessi attivisti, scrittori e ricercatori egiziani. Sono così state raccontate anche dalle cronache italiane, sebbene in modo sparso, le vicende di diverse persone che hanno pagato un prezzo più o meno caro per le loro posizioni politiche o per quanto hanno scritto. Come Ahmed Naji, scrittore e blogger egiziano condannato a due anni di carcere per le sue pubblicazioni, o Alaa Abd el Fattah, attivista arrestato due volte (nel 2006 e nel 2011) e condannato nel 2015 a quindici anni di carcere per avere contestato il potere militare.

Le ramificazioni del caso Regeni

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di Giuseppe Acconcia

Ci ha pensato il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi a scaricare tutte le responsabilità sui media locali in merito alla ricerca della verità sulla tragica morte di Giulio Regeni. «I media hanno diffuso menzogne sul caso e hanno creato un problema», ha dichiarato al-Sisi. Di sicuro questa è una prima ammissione delle bugie e dei depistaggi diffusi a profusione dai media egiziani e con i quali i media italiani hanno fatto i conti negli ultimi mesi.

Eppure non dobbiamo mai dimenticare che gli stralci di prove e le inchieste pubblicati tra gli altri da Masry al-Youm e Akbar al-Youm riportavano spesso fonti della procura e del ministero dell’Interno egiziano. Quindi accusando i media al-Sisi accusa sé stesso e l’intero sistema del regime militare che ha fatto quadrato intorno al suo capo per giustificare qualsiasi malefatta del regime spesso senza neppure che il presidente si sia mobilitato per chiederlo.

Senza filtro

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Oggi, giovedì 10 marzo, alle 16 Alessandro Gazoia è ospite di Fahrenheit (Radio3) e alle 21.30 presenta Senza filtro. Chi controlla l’informazione da Verso libri a Milano con Luca Sofri. Domani, venerdì 11 marzo, alle 17.30 presenta il libro alla Nuova Libreria Il Delfino di Pavia con Emmanuela Carbé. (Fonte immagine)

Diversi mesi fa un redattore di minima&moralia mi proponeva di contribuire a questo blog di approfondimento culturale con un articolo sull’informazione. Ne leggevo la mail sullo smartphone ma aspettavo di arrivare a casa per scrivergli bene da pc. Questa preferenza è uno degli indicatori più affidabili per datare la mia età digitale e insieme ad altre righe dello spettro elettromagnetico segnala la mia origine in un’Internet vicina nella cronologia ma ormai lontanissima negli usi e nella percezione.