Come finisce l’estate

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Questo racconto è uscito in una versione leggermente ridotta su la Repubblica – Palermo.

La volta che grandinò in estate e finimmo in un incendio e persi un amore andò così. Era il 14 agosto e Emma era arrivata da Roma e con sé non aveva niente: niente valigie niente sorrisi niente baci. Sfinita era atterrata a Palermo e poi aveva caricato occhiaie e sigarette sul bus per Agrigento – una coda le tirava i capelli e il viso secco, un vestito di cotone verde petrolio le faceva il dispetto di caderle male sul seno, scoprendolo e costringendola a aggiustarlo in continuazione, nervosa. Un filo di sole le aveva colorato le spalle, lentiggini e rosso al centro della schiena rotonda e sulle guance, le piccole rughe di una donna di trent’anni sul viso, il corpo appena più asciutto di chi non dorme e non mangia da qualche giorno.

Le guerre di Salinger

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Questo articolo è uscito su Il Foglio. Ringraziamo l’autore e la testata.

Chi ha avuto un’adolescenza se la ricorda, chi non l’ha avuta, beato lui. Chi l’ha avuta, a un certo punto, in uno di quei momenti che alterna la vergogna di stare al mondo al desiderio di potenza di distruggerlo, l’intelligenza e la noia dilapidate in giornate eccitate e storte, ha sentito le vene dei polsi ballare al suono elettrico della parola “ribellione”. Gratuita è la ribellione dell’adolescenza, e giusta insensata allegra, veloce velenosa e apatica. E a un certo punto, l’adolescenza e la sua ribellione sono diventate “schife” (“lousy” in inglese), come prosecuzione di un’infanzia altrettanto “schifa”. La comparsa di questo aggettivo, a differenza degli altri, è databile: luglio 1951 (1961 in Italia), mese di pubblicazione del Giovane Holden di J.D. Salinger. Da allora il romanzo ha venduto 65 milioni di copie ed è stato sfogliato da almeno il doppio delle persone: tanto che si può dire che sono pochi i lettori a non conoscere Holden Caulfield, e molto pochi gli adolescenti che non si sono riconosciuti nelle sue ribellioni.

Quel burattino di Christian Raimo

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Riceviamo e pubblichiamo questa risposta all’articolo di Christian Raimo del 7 giugno scorso (che potete leggere qui), e lo facciamo senza apportarvi alcuna modifica. di Claudio Morici Gentile redazione di Minima&Moralia, vi scrivo queste righe con la speranza che le pubblicherete, nonostante il ruolo che Christian Raimo ha in questo sito e, molto probabilmente, la […]

Twain dall’oltretomba

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Questo pezzo è uscito su Il Foglio.

Oltre mezzo milione di parole, una pila di fogli alta tre metri, duecentocinquanta dettature: negli Stati Uniti è più di un secolo che provano a raddrizzare le gambe a questo cane pazzo. Il signor Samuel Langhorne Clemens ha tentato l’impresa per quasi quarant’anni, senza riuscirci del tutto: e viene difficile non arrendersi se si pensa che il suddetto signore era il più titolato a farlo, che tutto quel materiale l’aveva prodotto lui, che quella che stava scrivendo era L’autobiografia di Mark Twain e che Mark Twain era lui stesso. Ovvero l’autore di Huckleberry Finn, Le avventure di Tom Sawyer e una mole imbarazzante di altri testi; ovvero il padre della letteratura americana, secondo la celebre definizione di Ernest Hemingway. Ci provò dal 1870 fino al 1905 e fallì. Ricominciò nel 1905 e andò avanti fino al 1909 e quello che costruì fu uno dei più grandi puzze letterari di ogni tempo. Nella sua ultima incarnazione americana, un volume accademico con oltre 200 pagine di note, ha venduto più di mezzo milione di copie. Quell’edizione, sfrondata e asciugata, l’ha tradotta ora Salvatore Proietti per Donzelli.

Ho letto i messaggi sul cellulare della mia ragazza

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Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero della rivista Nuovi Argomenti.

di Giuseppe Rizzo

Un giorno di agosto faccio una cosa che non avevo mai fatto prima, questa: guardo i messaggi sul cellulare della mia amante. Sono sempre stato fidanzato, non mi è mai capitato di tradire le ragazze con cui ho avuto una relazione, ma ci ho sempre pensato. Laura è ricca di famiglia, ha deciso lei: viene a letto con me perché confonde la classe media con la povertà, e la povertà con l’emancipazione; io ne approfitto perché sono un provinciale e la ricchezza è eroticamente vincente nel mio immaginario. Ci vediamo da un anno, è fidanzata da cinque, io da quattro; ne ho trenta, convivo da due, mi sposo a dicembre.

I doveri di uno scrittore oggi

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Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero di Nuovi argomenti, da pochi giorni in libreria, intitolato “La rivista che sapeva troppo”, che contiene, fra i molti, scritti di Francesco Piccolo, Giuseppe Rizzo, Ben Lerner, Keith Gessen, Antonella Lattanzi, Paolo Di Paolo, e un’antologia critica sulla nuova narrativa italiana a cura di 404 File Not Found

di Claudio Morici

Uno scrittore oggi deve osservare la realtà.
No. Uno scrittore oggi deve osservare dentro se stesso.
Uno scrittore oggi deve leggere molto.
Uno scrittore oggi sta troppo tempo sui libri, quello che dovrebbe fare è vivere davvero!
Uno scrittore oggi non può “vivere davvero”, altrimenti quando scrive?
Uno scrittore oggi non conta più nulla.
Mai come oggi c’è bisogno dello scrittore!

Il meglio di Pagina3: Settimana dal 7 all’11 gennaio

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fruttero e Lucentini.)

Lunedì 7 gennaio:

 Neil, l’impertinenza di un quindicenne che aiuta la scienza. I suoi dubbi su Andromeda servono ai fisici. Articolo di Giulio Giorello, Corriere della Sera, p. 23.

 • Teresa Cremisi. L’italiana alla testa di Flammarion: “Come decido di pubblicare un libro? Faccio silenzio dentro di me e sento se è il momento giusto”. Articolo di Franco Marcoaldi, la Repubblica, p. 45.