A lezione da Riccardo Muti

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di Matteo Cavezzali (fonte immagine)

Arriva per ogni persona il momento della vita in cui ci si pone la fatidica domanda “cosa lascerò a chi verrà dopo di me?”. Alcuni grandi artisti, superata la soglia dei settanta, iniziano a interrogare se stessi e a guardare alle nuove generazioni con occhi diversi. Il Maestro Riccardo Muti ha deciso di trascorrere il suo settantacinquesimo compleanno insegnando ad un gruppo di giovani direttori d’orchestra quello che per lui è stato molto più che un lavoro, quello che è stato la vita stessa, ovvero la musica.

Dal 23 luglio al 5 agosto si è svolta l’Italian Opera Academy, una serie di lezioni in cui il Maestro e i suoi allievi hanno allestito Traviata di Verdi al teatro Alighieri di Ravenna.

Quello che è andato in scena alla prima della Scala

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di Michelangelo Pecoraro

Tu sei bella,
tu sei bella!
Pazzerella,
che fai tu?

Per i melomani, la prima recita stagionale del Teatro alla Scala dovrebbe essere una celebrazione festiva. In questo gioioso senso, può valere persino l’iperbolica e a volte bacchettona definizione del teatro come “Tempio della Musica”. È d’obbligo il condizionale: la magia di uno spettacolo dal vivo consiste anche nel mettere a confronto attese ed esiti; non sempre le tensioni di pubblico e artisti possono sciogliersi in applausi catartici e “Bravo!” gridati con entusiasmo. Alcune prime degli ultimi anni, difatti, hanno lasciato l’amaro in bocca: pare ieri la rovinosa caduta de La traviata, due anni fa, con la contestatissima regia di Dmitri Tcherniakov.