XL Centrale Fies: At the Mercy of Nature

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di Giuseppina Borghese

Esiste una forma di distanziamento sociale, almeno negli intimi meandri dell’immaginario collettivo, molto seducente, per nulla restrittiva e avvilente come la realtà normativa con cui abbiamo convissuto negli ultimi mesi. È l’immagine di un luogo remoto dalla civiltà, un paesaggio naturale in cui la presenza umana si manifesta solo attraverso piccole, discrete testimonianze. Un rifugio lungo un percorso di montagna; una stazione di servizio lungo una strada nel deserto; un galleggiante segnaletico in una immensa distesa marina.

Qualcosa di molto prossimo a questa idea di igienica distanza dalla realtà metropolitana lo si può avvertire alla Centrale Fies di Dro, importante testimonianza di archeologia industriale del Trentino, riconvertita in un prezioso laboratorio artistico e centro teatrale grazie ai suoi fondatori Barbara Boninsegna e Dino Sommadossi.

Viaggio al termine della notte: 18esima edizione di Kilowatt Festival

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di Giuseppina Borghese

Nell’incertezza surreale di questo 2020, sembrava una chimera il ritorno a teatro, ancor di più nella dimensione dei festival, eppure, nonostante l’imponderabile realtà post covid, è accaduto.

“Viaggio al termine della notte”, titolo efficacemente evocativo, è l’insegna della diciottesima edizione di Kilowatt, il Festival di Sansepolcro, che anche quest’anno, grazie all’instancabile lavoro dei suoi direttori artistici, Lucia Franchi e Luca Ricci, è riuscito a mettere in piedi una salda rassegna teatrale con spettacoli oscillanti sul tema dell’equilibrio tra innovazione e tradizione.

“Dove tutto è stato preso” – A House is not a Home

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di Giuseppina Borghese Il primo pensiero, appena uscita da teatro, dopo aver visto “Dove tutto è stato preso” di Tamara Bartolini e Michele Baronio – in scena all’India lo scorso 23 febbraio – è stato quello di tornare a casa e restare in silenzio, in balìa di sintetizzatori e voci languide, straziate: un bisogno fisico […]

Estraneità della famiglia. Il debutto di Lucia Calamaro e Silvio Orlando

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di Lucia Calamarocon Silvio Orlandoe con (in ordine alfabetico) Riccardo Goretti, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondaniniscene Roberto Creacostumi Ornella e Marina Campanaleluci Umile Vainieriregia Lucia Calamaroproduzione Cardellino srlin coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbriain collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

(Questo spettacolo sarà al Festival di Spoleto il 12 luglio.)

di Giuseppina Borghese

Esiste una sorta di riconoscimento morale nei confronti di chi se ne va: andarsene, al di là delle contingenze, è sempre considerato un atto eroico, un fatto narrativamente interessante.

A rifletterci, però, c’è qualcosa di molto coraggioso anche in chi resta, per scelta o per necessità. Alla rinuncia di chi parte, corrisponde sempre il sacrificio di chi rimane e, per capirlo, basterebbe ritornare nel paese dell’infanzia dove si trascorrevano le vacanze estive e affrontare una chiacchierata con chi da lì non è mai andato via. C’è una identità mobile, fatta di strade, negozi e ricordi da risemantizzare, in una disposizione d’animo di perenne confronto con quello che è stato e non è più.